L’atmosfera delle feste di fine anno, accanto a una serie di rituali un po’ forzati e scontati, induce anche a qualche utile riflessione e bilancio, o almeno così è per me. Un aspetto di questa riflessione riguarda il rapporto con i social che nel mio caso si riducono in sostanza a Facebook; agli altri ho rinunciato perché inducono a osservazioni o prese di posizione frammentarie e schematiche, oltre a richiedere un ulteriore impiego di tempo e di energie.
Sono entrato nel mondo di Fb una dozzina di anni fa con qualche esitazione sia per per qualche diffidenza sul tipo di coinvolgimento che avrebbe comportato sia per una certa resistenza di tipo tecnico data la mia condizione di…tardivo digitale. La curiosità alla fine è stata più forte di ogni resistenza e oggi posso fare un bilancio di questa mia presenza virtuale.
Il primo dato che considero ampiamente positivo è quello di aver riallacciato, almeno virtualmente, rapporti che, soprattutto l’abbandono dei miei luoghi di origine in Italia, mi aveva fatto allentare o addirittura perdere. Questo mi ha permesso di ravvivare amicizie un po’ appannate nel tempo o di trasformare in amicizie, in un paio di casi non solo virtuali, quelle che erano semplici conoscenze o di creare nuovi legami con persone conosciute proprio tramite Fb.
Nel corso del tempo il mio rapporto con questo social si è evoluto; da un’iniziale tendenza a proclamare con frequenza e con lunghi post le mie verità sul mondo, sono diventato più parco di parole e limito i miei interventi all’essenziale o almeno ci provo.
Ho anche ridotto i miei interventi “in casa altrui” sforzandomi di selezionare le pagine su cui ritengo valga la pena di intervenire. Le pagine più proficue sono quelle in cui posso dialogare in modo costruttivo con persone che condividono in linea di massima la mia visione del mondo, magari con delle differenze sulle quali ci si può confrontare. L’esperienza mi dice che non ha senso, almeno con questo strumento, cercare di dialogare con persone troppo lontane dal mio modo di pensare.
Naturalmente non sempre tengo fede a questo principio e talvolta non disdegno interventi polemici o sarcastici che dopo un po’ però mi danno un senso di stanchezza e di frustrazione. Questo mi succede quando sono in una situazione di stanchezza sovraesposizione e allora è opportuno che mi prenda una pausa. In molti casi preferisco allora piuttosto che una polemica diretta esprimere sulla mia pagina le mie opinioni, riservandomi eventualmente un confronto in questa sede con chi abbia voglia di farlo. Occorre tener conto che Fb induce di per sé a prese di posizione polarizzate e che molti post sono creati apposta per alimentare questa polarizzazione.
In alcuni casi personaggi più o meno pubblici propongono contenuti interessanti che vale la pena di leggere, evitando però di soffermarsi su commenti, spesso fastidiosi che non entrano nel merito del problema sollevato ma si limitano a criticare e spesso a insultare l’autore del testo. Non di rado tali commenti ricadono in stereotipi linguistici tipici dei social quali “Posa il fiasco”, “Fatti curare da uno bravo” o “Cambia spacciatore” e via banalizzando. Ovviamente non ha nessun senso entrare in questo tipo di logica che porta a forme di auto abbrutimento. Molti interventi sono poi volutamente provocatori e fatti apposta per far deragliare qualsiasi discussione e farla degenerare in caciara; è noto che esistono specialisti di questo tipo di provocazione, talvolta addirittura prezzolati,
Sulla mia pagina esigo che opinioni anche divergenti siano espresse in modo rispettoso e mai offensivo e lo stesso cerco di fare quando intervengo… a casa altrui.
Un modo per esprimere il mio punto di vista consiste anche nel diffondere i post di questo blog; su alcuni temi mi piacerebbe che si creasse un’interazione maggiore ma la maggior parte lettori si limita a leggere in tutto o in parte questi interventi senza pronunciarsi nel merito delle questioni proposte.
L’aspetto ludico non mi è estraneo e a volte mi piacciono anche i toni scherzosi e ironici, soprattutto con persone che stanno al gioco. A questa categoria appartengono anche scambi di opinioni in ambito sportivo, riguardanti soprattutto gioie e dolori del club calcistico della mia città di origine, che è in fondo un modo per mantenere un legame con essa. Ovviamente questo seguo e intervengo anche su fatti più importanti della vita della mia ex città. Evito invece di entrare in argomenti troppo personali per cui un social non mi sembra la sede adatta,
Un discorso a parte merita il sistema censorio che i padroni di Fb mettono in atto regolato su parametri discutibili di per sé e spesso affidato a algoritmi alquanto ottusi. Mi è successo di denunciare commenti o post apertamente razzisti o comunque discriminatori e ricevere come risposta che essi non violavano le regole del social. Al contrario può capitare di venire censurati per aver anche semplicemente citato un personaggio ritenuto, in modo spesso discutibile, contrario a non meglio precisati valori democratici. In un caso di una mia denuncia di discriminazione mi è successo di essere scambiato per il denunciato e in quanto tale fatto oggetto di un’immeritata reprimenda.
Sempre l’algoritmo è responsabile della proposta di seguire pagine di cui non m’importa niente o dell’ossessiva proposizione di contenuti pubblicitari senza i quali potrei benissimo vivere.
Insomma, anche se questo social ci piace e ci fa comodo non bisogna mai dimenticare che viviamo in un regime di libertà vigilata oltretutto sempre meno ampia; chissà se un giorno riusciremo a creare strumenti che ci permettano di esprimerci in modo davvero libero e senza ingrassare il portafoglio di qualcuno.
Quindi in sostanza il tradizionale buon proposito di inizio anno mi porta, sulla base delle esperienze accumulate, a fare un uso più oculato di uno strumento che tutto sommato, almeno finora, presenta per me più aspetti positivi che negativi.
E con questo formulo i miei migliori auguri di pace e serenità per l’anno appena iniziato.


