Alla ricerca dei negozi perduti

Oerlikon, il popoloso quartiere dove abito da vent’anni, si trova nella parte nord della città di Zurigo. Anche per le sue origini storiche di comune indipendente vive di una certa autonomia rispetto al resto della città. II centro di Zurigo, quello scintillante dei negozi di lusso e dei centri finanziari famosi in tutto il mondo, dista circa 4 chilometri e questa relativa distanza fisica e psicologica è sottolineata dal fatto che chi si dirige verso il centro della città è solito dire che va a Zurigo.

Il quartiere ospita un complesso fieristico dove si svolgono anche eventi sportivi e musicali di notevole importanza e ha col tempo perso la sua originaria dimensione industriale per privilegiare il settore dei servizi e quello residenziale, con una conseguente trasformazione nella sua composizione sociale che presenta evidenti aspetti di gentrificazione. Oerlikon ha una vivace vita culturale, ricreativa e sportiva ed è sostanzialmente autosufficiente anche sul piano commerciale.

A quest’ultimo proposito, camminando nel centro del quartiere, tocco con mano quelle trasformazioni qui particolarmente rapide e radicali in corso un po’ ovunque alle nostre latitudini. Praticamente ogni settimana una determinata attività commerciale scompare per lasciare il posto a un’altra, mutando continuamente il paesaggio urbano. Sempre più spesso alcuni piccoli commercianti hanno dovuto chiudere bottega  non perché la loro attività fosse poco redditizia ma per i prezzi esosi degli affitti e non sempre è facile trovare qualcuno che prenda il loro posto; i locali che in tal mondo rimangono vuoti danno un senso spiacevole di abbandono.

Questi continui mutamenti creano una situazione di continuo e talvolta doloroso spaesamento; a volte scompaiono attività commerciali di cui anch’io fruivo, a volte altre di cui non mi servivo ma in ogni caso ho sempre l’impressione che venga a mancare qualcosa di familiare. D’altra parte, è inutile colpevolizzare il singolo consumatore che, privilegiando la grande distribuzione, finisce per contribuire alla crisi delle piccole attività; si tratta di logiche di mercato su cui le scelte individuali possono influire in modo molto limitato ma su cui potrebbe intervenire in modo incisivo solo la politica se veramente avesse la volontà e la forza per farlo.

Un potente contributo a questa trasformazione è venuto anche dal dilagare delle vendite online che hanno subito una forte accelerazione con la pandemia per cui non mi sembra più appropriato definire portalettere gli impiegati postali addetti alle consegne. Un po’ di sapore della tradizione, forse più apparente che reale, rimane nel mercato alimentare che si svolge due volte la settimana appunto in Marktplatz. Qui molti agricoltori portano i loro prodotti ma si trovano anche rivendite di formaggio, pesce fiori e varie; nessuna illusione sui prezzi che ricalcano quelli dei supermercati se non peggio. Una volta al mese sulla stessa piazza ha luogo un mercato di vestiti, libri usati e merci varie.

Questi cambiamenti hanno una precisa direzione e si muovono nel senso di una maggiore concentrazione in gruppi commerciali di dimensioni sempre maggiori.

I negozietti legati a determinate attività, specie nel   settore alimentare, vengono assorbiti da strutture più grandi e anche quando conservare piccole dimensioni in realtà appartengono spesso a grosse catene di distribuzione, come nel caso di molte panetterie/pasticcerie o delle farmacie; la variegata offerta commerciale di queste ultime fa dubitare che vendano ancora medicine.

Prima avveniva che piccoli negozi scomparissero per lasciare il posto a strutture commerciali più grandi ma col tempo anch’esse   sono state fagocitate da strutture ancora più grandi.

Un caso particolare è quello di due negozi di prodotti biologici, costretti alla chiusura dalla comparsa di un negozio di una grande compagnia tedesca, associata alla Migros, uno dei giganti della grande distribuzione svizzera. Venuto meno questo appoggio la compagnia tedesca ha chiuso tutte le 21 filiali aperte in Svizzera fra cui quella di Oerlikon, dove dall’inizio dell’anno non esistono più attività commerciali specifiche del settore.

Se dovessi elencare tutte le attività scomparse o trasformate nel corso degli ultimi vent’anni credo che ci vorrebbero un paio d’ore.

Il numero delle attività di ristorazione, spesso dozzinali è invece in continuo aumento.Le pizzerie sono onnipresenti, spesso con l’offerta di pizza a taglio talvolta associata al kebab. Le pizzerie fanno ormai parte del paesaggio cittadino, spesso con la pretesa non sempre riuscita di trasformarsi in ristoranti. E pensare che quando un imprenditore svizzero innamorato dell’Italia apri sessant’anni fa l a Zurigo la prima pizzeria in Svizzera qualcuno ne previde l’insuccesso!   Oggi Ralph Bindella è a capo di un impero nel settore dell’alimentazione e dell’importazione di vino, di cui è anche produttore in Toscana. La ristorazione italiana, molto apprezzata dal pubblico svizzero, soffre un po’ di pigrizia e deve sforzarsi di rinnovare la propria offerta per restare al passo con i tempi e con la concorrenza.

 Zurigo ha una percentuale di ristoranti fra le più alte al mondo e anche Oerlikon non fa eccezione. Ormai non si contano più anche le proposte culinarie più esotiche che incontrano in genere il consenso del pubblico svizzero e anche a Oerlikon non mancano proposte di cucina cinese, vietnamita, indiana, libanese, messicana oltre a proposte fusion.

Di recente anche Oerlikon ha conosciuto l’esplosione di negozi di manicure che inseguono la moda non so quanto duratura delle unghie finte e dipinte. Si tratta di un settore sotto osservazione per il verificarsi di casi di sfruttamento del personale e di uso di prodotti nocivi.

La carta stampata conosce anche qui una crisi profonda ma la scomparsa delle edicole così vistosa in Italia è attenuata dal fatto che i chioschi sono in realtà piccoli bazar che vendono un po’ di tutto e rimangono in vita anche se soffrono anch’essi di processi di concentrazione.

Se lo smarrimento personale che ho descritto può sembrare un nostalgico rimpianto del buon tempo antico, credo che anche quello della continua trasformazione ambienti commerciali e di ristorazione sia un aspetto di cambiamenti forse un po’troppo repentini a cui siamo tutti sottoposti ma che forse colpiscono in modo più forte chi non è più giovane.

In ogni caso non è detto che questa forma di sviluppo apparentemente inarrestabile si riveli un progresso soprattutto sul piano delle relazioni umane.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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