Gran parte dell’Europa è interessata ormai da due mesi da ondate di calore spesso accompagnate da tassi di umidità quasi insostenibili, soprattutto nelle città.
Molte persone, oppresse da un caldo che presenta evidenti pericoli per la salute, prendono coscienza di anomalie climatiche che non possono più essere definite tali data la loro ricorrenza e dai fenomeni che l’accompagnano quali, in questo momento, una drammatica siccità che mette a repentaglio, fra l’altro, la produzione agro alimentare. Ognuno di noi è preso dallo smarrimento pensando alla vastità degli interventi che sarebbero necessari a cui fa riscontro l’assoluta inadeguatezza delle risposte politiche ed economiche. Il comune cittadino per non cadere in un’impotenza assoluta avrebbe bisogno di individuare un minimo di prospettiva di intervento almeno per mitigare il fenomeno nel proprio ambiente e magari per fare pressione per interventi più complessivi.
Il tema clima si ripresenta dunque in tutta la sua urgenza, nonostante in questi anni sia stato emarginato dal dibattito politico e dalla coscienza dell’opinione pubblica per altri temi ritenuti a torto più importanti quali le crisi geopolitiche in tutte le loro sfaccettature e la conseguente corsa al riarmo che è in primo piano, anche per trasparenti interessi economici, nell’agenda politica dei governi di tutto il mondo.
Gli obiettivi della Conferenza del clima di Parigi del 2015 sulla riduzione delle emissioni climalteranti non prevedevano nessun provvedimento vincolante e infatti vengono in gran parte disattesi; ormai l’obiettivo di contenere il riscaldamento climatico entro il limite di1,5° appare impossibile da raggiungere e la cosa è tanto più grave in quanto all’interno di questa media mondiale, gran parte del continente europeo si sta surriscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media mondiale.
Per uscire dall’impotenza e intraprendere iniziative efficaci ci vorrebbe uno sforzo collettivo in cui l’informazione dovrebbe essere in prima fila ma purtroppo, a parte alcune lodevoli eccezioni, le cose non stanno così. Una parte del sistema informativo continua a praticare, spesso al servizio di interessi politici ed economici facilmente smascherabili, forme variegate di negazionismo o di banalizzazione della realtà. Si va dalla constatazione lapalissiana che in estate fa più caldo che nelle altre stagioni all’ammissione che il clima si sta surriscaldando ma non per responsabilità antropiche, tutte ipotesi smentite da evidenze scientifiche consolidate.
In altri casi prevale il sensazionalismo, la rincorsa spasmodica della temperatura record registrata in questa o quella località o il preannuncio delle future catastrofi. Tutti questi atteggiamenti inducono in modo speculare forme di rassegnazione o di passiva accettazione della realtà. I social non fanno altro che riprendere e amplificare questa visione distorta della realtà e i loro utenti anziché cercare impulsi comuni per qualche cambiamento finiscono per azzuffarsi inutilmente.
Sarebbe molto più utile un’informazione che, senza negare il pasticcio climatico in cui l’intera umanità si sta cacciando, ne individuasse le cause profonde e i possibili rimedi anche parziali che è ancora possibile introdurre da subito.
La situazione europea è aggravata dal fatto che in molti Paesi sono al governo componenti politiche che hanno fatto della lotta alla cosiddetta ideologia green uno dei loro principali cavalli di battaglia. Questa influenza si fa sentire anche all’interno dell’Ue le cui politiche verdi, già di per sé inadeguate alla drammaticità della situazione, subiscono continui annacquamenti.
Per restare alle realtà a noi più vicine l’indifferenza del governo italiano rispetto a queste problematiche ha trovato un’espressione ridicola quanto cinica nelle parole del Presidente del Senato, secondo cui vivere in un clima caraibico come quello verso cui ci stiamo avviando non è poi tanto male visto che i Caraibi in fondo sono luoghi affascinanti. L’affermazione è tanto sciocca quanto classista in quanto pronunciate da una personalità che è in grado di far fronte al grande caldo avendo a disposizione tutte le comodità di cui un appartenente all’ elite può disporre. Il caldo insomma non è uguale per tutti e aggrava le disparità già così marcate nelle nostre società,
Fuori dall’Ue, In Svizzera il dipartimento che dovrebbe affrontare le questioni climatiche è affidato a un ministro di estrema destra il cui partito è sempre stato in prima fila per quanto riguarda un atteggiamento negazionista sui cambiamenti climatici a cui hanno sempre corrisposto prese di posizione politiche coerenti con questa impostazione.
La speranza che qualcosa cambi può venire solo con una spinta dal basso a partire dai singoli cittadini ma anche da settori economici particolarmente colpiti se non altro per i danni anche economici che la crisi climatica sta producendo rispetto ai quali i costi per contrastarli vanno considerati investimenti produttivi.
Di fronte alla grave crisi creata da una siccità senza precedenti in Svizzera una parte del mondo dell’agricoltura ha deciso di non stare più al gioco di una lobby molto influente nella Confederazione, che si vanta di ispirare la propria azione alla difesa del mondo contadino ma in realtà appare sostanzialmente asservita agli interessi della grande proprietà e dei settori industriali ad essa collegati. 370 operatori del settore agricolo hanno indirizzato una lettera aperta al direttore dell’Unione svizzera dei contadini, con l’accusa di inazione rivolta all’associazione di categoria di fronte ai gravi danni procurati all’intero settore dal riscaldamento climatico. All’Unione viene inoltre rimproverato di essersi pronunciata in passato contro iniziative di protezione dell’ambiente e a favore di altre che contribuiscono a devastarlo. In Svizzera del resto vari movimenti di opinione fanno sentire da anni la loro voce per chiedere provvedimenti più incisivi contro i cambiamenti climatici; di particolare rilievo l’impegno del Gruppo Anziane per il clima che nell’aprile del 2024 ottenne un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani a favore delle proprie istanze. Questa esperienza e questa lotta, che continua con ancora maggior vigore, è ora raccontata in un documentario dal titolo Trop chaud fruibile iscrivendosi gratuitamente alla piattaforma Play Suisse.
https://www.playsuisse.ch/watch/4316832?locale=it
Si spera che di fronte all’evidenza della realtà che stiamo vivendo anche l’informazione e la politica facciano la loro parte senza aspettare che la fine dell’estate raffreddi, solo apparentemente, i problemi.


