… ovvero le vie del negazionismo climatico sono infinite.
Scorrendo i commenti ai vari post su questa estate torrida, evidente, ennesima manifestazione del riscaldamento climatico, sui social o come corredo a pezzi giornalistici sul tema ci si imbatte, accanto a prese di posizione che esprimono preoccupazione e sollecitano interventi, in altre che si ostinano a negare o a minimizzare il problema. Superata lo sconcerto che questa ostinata rimozione della realtà provoca, vale la pena di osservare il fenomeno con un briciolo di leggerezza e di comprensione umana.
Si comincia con qualche bel: “D’estate ha sempre fatto caldo” che può avere come corollario l’improbabile ricordo dell’anno…in cui a… (scegliete a vostro piacimento il luogo e la data) ha fatto almeno altrettanto caldo. Ovviamente il tutto si basa sul ricordo individuale ed è inutile chiedere di suffragare con dati queste “rivelazioni”. Poi c’è chi si spinge a osservare che a Rocca Cannuccia, dove attualmente si trova, la sera è sempre necessario indossare un golfino e questa naturalmente sarebbe la prova irrefutabile dell’inesistenza della crisi climatica.
Si continua poi con una sequela di insulti a chi osa fare quello che i negazionisti in questione definiscono “allarmismo” e che è in realtà semplicemente la narrazione, spesso corredata da studi consolidati, di quello che stiamo vivendo. In taluni casi ci si spinge a denunciare l’azione della potentissima lobby ecologista che naturalmente sarebbe al servizio degli oscuri interessi economici di chi è accusato di voler tappezzare l’ intero orbe terracqueo di pannelli solari e pale eoliche, con preferenza naturalmente per i luoghi di rilevanza artistica o ambientale. Ultimamente mi è capitato di leggere che sempre i famigerati ecologisti vorrebbero imporre per legge il divieto di mangiare carne per limitare l’effetto devastante sull’ambiente dell’allevamento animale.
Sempre in tema di complotti un ruolo di primo piano spetta alle teorie delle “scie chimiche” come i complottisti definiscono le scie di condensazione tracciate dagli aerei in volo e che per costoro sarebbero invece costituite da sostanze chimiche emesse appositamente non si sa bene da chi per alterare volutamente il clima.
Passiamo poi al negazionismo che con un’iperbole potremmo definire colto che per esempio contrappone alla mole di studi sui cambiamenti climatici l’opinione di singoli scienziati che negano la validità di tali studi. Ovviamente il fatto che questi sparuti scienziati non siano in genere esperti di clima non viene ritenuto significativo.
A questo si aggiungono salendo nella scala “culturale „ i sostenitori dell’influsso decisivo del sole sui cambiamenti climatici che non ha riscontri scientifici o della teoria per cui nel corso della storia della terra si sono alternate ere fredde ad altre calde; in quest’ultimo caso si omette però di notare che tali cambiamenti sono avvenuti in tempi ben più lunghi del riscaldamento attuale che coincide sostanzialmente con l’inizio della rivoluzione industriale.
Si arriva poi alla minimizzazione di chi ammette che fa effettivamente un po’ calduccio ma che con un buon climatizzatore a disposizione il problema è risolto, ignorando naturalmente i disastri che la siccità che queste estati torride stanno arrecando a importanti settori economici. E naturalmente alla prima ondata di temporali
Questa diffusa negazione della realtà ha evidenti cause psicologiche e implica il rifiuto di quello che si fatica ad accettare perché fa paura o perché costringe a rivedere il nostro modo di pensare o il nostro stile di vita. Insomma, siamo di fronte ad atteggiamenti che un diffuso pregiudizio popolare definirebbe “da struzzi”, accreditando il falso mito secondo cui questo animale nasconderebbe volontariamente la testa sotto la sabbia, rischiando il soffocamento. Sappiamo benissimo che l’animale in questione non ha affatto questa autolesionistica abitudine e quindi è doveroso restituirgli la dignità che gli spetta mentre la stupidità che gli attribuiamo rimane tutta appannaggio di noi umani che rischiamo consapevolmente di correre incontro all’autodistruzione. Se gli struzzi e tanti altri esseri viventi potessero comunicare con noi forse ci farebbero conoscere il loro disappunto o la loro amara ironia su quanto stiamo combinando, di cui oltretutto tante specie viventi rischiano di essere vittime incolpevoli.
Purtroppo, anche il negazionismo popolare opportunamente alimentato è un’arma in mano a chi ha tutto l’interesse a non prendere provvedimenti incisivi contro il riscaldamento climatico per non colpire interessi consolidati.
L’ ironia su un problema purtroppo drammatico può apparire un’irresponsabile leggerezza ma è l’unico atteggiamento possibile di fronte alla comprovata impossibilità di un ripensamento critico di negazionisti e dintorni rispetto ai loro inamovibili pregiudizi che nessuna evidenza scientifica è in grado di scalfire. Resta il rammarico, sia detto con una punta di consapevole cattiveria, che purtroppo la crisi climatica non colpisce solo chi la nega. Forse più che le argomentazioni sarà l’esperienza concreta a far cambiare opinione a molti inducendoli a darsi da fare, sperando che non sia troppo tardi per tutti.


