Nel 1951 Isaac Asimov pubblicò un racconto tradotto in italiano con il titolo Chissà come si divertivano ambientato nel 2157; un ragazzino trova un vecchio libro che descrive il sistema scolastico del XX secolo. Ne parla con la sorellina, la quale rimane affascinata dall’idea che in quell’epoca lontana i bambini non imparassero da soli, come nel presente, in modo isolato con l’ausilio di un insegnante elettronico ma che si recassero divisi in piccoli gruppi in speciali edifici dove venivano istruiti da docenti umani. Fantasticando con malinconia su come si divertissero i suoi coetanei di un’epoca ormai lontana è costretta a riprendere lo studio con il suo odioso insegnante elettronico.
L’introduzione e la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale possono far temere l’incombere di un futuro scolastico simile a quello spersonalizzante immaginato da Asimov. Oltre a questo, l’intelligenza artificiale suscita in molti insegnanti il timore di essere ridotti sempre di più a un ruolo di controllo poliziesco dell’originalità della produzione dei loro allievi e più in generale di una progressiva marginalizzazione della funzione docente. Queste preoccupazioni possono apparire eccessive ma non sicuramente del tutto infondate.
La parte più cosciente del mondo della scuola, pur consapevole della complessità dei problemi, si rende tuttavia conto non solo dell’impossibilità di tenere l’IA fuori dagli edifici scolastici ma anche delle opportunità che essa può offrire in vari aspetti della vita scolastica.
Il quotidiano svizzero Tages Anzeiger riporta alcune esperienze in tal senso riferite a realtà scolastiche della Svizzera tedesca. In una scuola elementare del cantone Argovia gli scolari e le scolare si sono sottoposti a un esperimento di valutazione di un loro elaborato da parte di un sistema di IA “allenato” in precedenza con 37.000 testi scritti da scolari svizzeri e a disposizione di tutti gli insegnanti della Svizzera tedesca. Gli elaborati sono frutto di un lavoro individuale a partire da uno spunto comune e alla presenza della maestra. Il sistema è istruito per valutare il contenuto, il contesto la precisione linguistica e lo stile di ogni elaborato e per fornire infine suggerimenti individuali per migliorare in futuro la produzione di ognuno, Dopo pochi minuti il sistema ha emesso i singoli giudizi a cui hanno fatto seguito i primi commenti dei bambini che sono risultati alquanto discordi, variando dalla soddisfazione di chi si è visto attribuire una valutazione particolarmente positiva allo sconcerto di chi ha ritenuto casuale e ingiusto il punteggio assegnato. Particolarmente apprezzata in generale la velocità del responso se paragonata all’inevitabile lentezza umana della maestra. Ognuno dei partecipanti al test è stato poi chiamato a riassumere brevemente con parole proprie la valutazione ricevuta.
Le valutazioni dell’intelligenza artificiale sono risultate nella loro fredda oggettività alquanto severe, soprattutto nei confronti degli elementi più deboli per i quali è stato necessario l’intervento della maestra che ha provveduto a rinforzare la motivazione e gratificare i progressi compiuti. Della classe fanno parte due scolari ucraini che hanno bisogno ovviamente di tempo per una completa integrazione linguistica, elemento di cui l’intelligenza artificiale non ha tenuto conto. D’altra parte, il sistema non è risultato soggetto a influenze di nessun tipo, fatto questo impossibile per le valutazioni compiute da un essere umano. La maestra che ha preso parte a questo esperimento si mostra in effetti persuasa dell’insostituibilità della funzione docente, soprattutto con alunni delle scuole elementari con i quali il rapporto personale e il legame emotivo conservano un’importanza particolare.
Si calcola che circa il 50% dei maestri e delle maestre elementari in Svizzera utilizzino l’IA per la loro attività, percentuale che sale al 90% per i livelli scolastici superiori. A livello di scuola media di primo e secondo grado praticamente tutti gli studenti e le studentesse svizzeri fanno uso dell’intelligenza artificiale anche nelle loro varie attività scolastiche per cui il punto di vista di alcuni di loro, provenienti da vari Istituti della Svizzera tedesca e riportato sempre dal Tages Anzeiger, può essere particolarmente interessante.
Un possibile uso proficuo segnalato da due ragazzi può essere, durante lo svolgimento di esercizi di matematica, una sorta di tutoraggio da parte dell’ IA che fornisce spiegazioni sui vari passaggi e velocizza le operazioni più ripetitive dei procedimenti che vengono però svolti dai ragazzi in maniera autonoma. In un altro caso l’IA propone soluzioni a problemi di vario tipo che lo studente sottopone a vaglio e verifica. Una studentessa zurighese chiede spesso all’IA di fornirle idee creative per il disegno e per la scrittura che poi utilizza e sviluppa personalmente.
Non viene trascurata nemmeno la verifica dei dati forniti che avviene anche con l’ausilio dell’insegnante e da cui, sia pur raramente, emergono errori compiuti dai vari sistemi.
In molti casi le varie chat vengono utilizzate per alleggerire il lavoro con la coscienza che gli apprendimenti dovrebbero essere sempre compiuti con uno sforzo individuale per essere assimilati.
Viene poi denunciato che l’uso dei vari sistemi di IA può dare adito a nuove forme di diseguaglianza in quanto quelli più avanzati risultano costosi e quindi non alla portata di tutti; sarebbe perciò compito del sistema scolastico fornire a tutti le stesse possibilità. Interessante è poi notare come in molti casi i docenti accompagnino gli studenti in un uso produttivo e critico di questi strumenti, rendendo esplicito anche in questo caso come il loro ruolo rimanga insostituibile. Questo tipo di intervento di supporto da parte dei docenti non avviene tuttavia in modo omogeneo per cui si rivela necessario generalizzarlo e uniformarlo secondo regole precise in tutto il sistema scolastico. Questo richiede ovviamente di aggiornare la formazione dei docenti molti dei quali del resto ammettono di servirsi dell’IA anche nella preparazione delle loro lezioni
I ragazzi e le ragazze interpellate sono coscienti che un certo numero dei loro coetanei affidano ai vari sistemi lo svolgimento di tutti i compiti scolastici che non avvengono sotto stretta sorveglianza; questo però impedisce un reale apprendimento dei contenuti ed espone al rischio di fallimenti nelle prove di esame che valutano ovviamente le capacità individuali senza ausili esterni e sotto l’attento controllo dei docenti.
Come si vede la diffusione dell’IA è una sfida lanciata a tutta la società a cui nemmeno la scuola può sottrarsi e il cui esito è tutt’altro che scontato e dipenderà dalla capacità di adattamento dei sistemi scolastici in tutte le loro componenti.


