Conad: persone oltre le cose?

Stiamo uscendo da un’estate torrida che ha fatto emergere sempre di più la necessità di salvaguardare e ampliare, soprattutto nei centri urbani, gli spazi verdi, anche come misura di adattamento necessario ma non sufficiente per arginare le conseguenze, ormai in gran parte irreversibili, del riscaldamento climatico. Mentre il caldo torrido imperversava non sono mancati i buoni proposti di rendere più verdi e un po’ meno calde le città ma come spesso avviene il primo fresco di fine estate ha raffreddato questa volontà.

Nel cuore di Reggio Emilia, in una delle zone italiane più investite dal riscaldamento climatico, è iniziata il 30 settembre la distruzione del cosiddetto Bosco Ospizio che prende il nome dalla popolosa frazione Ospizio della città emiliana. Si tratta o meglio si trattava di un’area verde di quattro ettari presso cui si trova un asilo infantile e numerose case popolari a ridosso della trafficatissima Via Emilia.

L’area, in cui un tempo sorgeva un ospizio dismesso 21 anni fa   con annesso ampio giardino. è stata abbandonata da allora a sé stessa e questo ha permesso la crescita  di un boschetto seminaturale spontaneo che è divenuto col tempo un ecosistema urbano ricco di biodiversità di notevole valore ambientale; la vegetazione preesistente con alberi di alto fusto che sfiorano il secolo di vita si è arricchita con lo sviluppo di forme di vegetazione più recente.

Undici anni fa, tuttavia, l’area è stata acquisita dalla Conad, nota catena di supermercati, che ha concepito il progetto di realizzarvi un ipermercato con 600 posti auto, ovviamente con la conseguente distruzione dell’area verde. Il fatto che poi nell’area sia prevista anche l’edificazione di una biblioteca e di altre attività pubbliche definite “opere di compensazione” costituisce più un alibi che un’attenuazione della gravità della distruzione ambientale.

La realizzazione del progetto ha subito una serie di ritardi dovuti al complesso iter burocratico ma due anni fa è entrata in fase operativa. Questo ha suscitato l’opposizione della comunità locale che ha costituito un Comitato denominato Assemblea di Borgo Ospizio, a cui hanno aderito numerose associazioni ma anche semplici cittadini/e,  che si avvale della consulenza di esperti del settore. Le azioni di protesta hanno avuto sempre un carattere rigorosamente non violento e hanno condotto inizialmente alla convocazione di un Consiglio comunale aperto alla gente. In questa circostanza gli esponenti del Comitato hanno presentato dettagliate perizie tecniche per dimostrare l’impatto ambientale negativo della prevista cementificazione in un quartiere abitato prevalentemente da anziani e famiglie a basso reddito. L’obiettivo del Comitato era quello di bloccare l’ultima firma necessaria per avviare l’avvio dei lavori, quella di Carlo Pasini, assessore alla Rigenerazione urbana (sic!), appartenente a una maggioranza di centro-sinistra guidata dal Pd. L’Amministrazione comunale ha dichiarato nell’occasione di non avere il potere di bloccare l’iter del progetto e la firma mancante è stata inopinatamente apposta due giorni prima di un nuovo incontro con i cittadini.

Nel febbraio 2025 alcuni attivisti del Comitato hanno impedito le operazioni preliminari all’inizio dei lavori che avrebbero comportato il danneggiamento di parte della vegetazione; la Conad ha sporto nove denunce a cui il Comitato ha risposto con azioni di sostegno anche legale ai denunciati. Nell’agosto scorso circa duecento persone sono riuscite a bloccare l’inizio dei lavori fermando le ruspe scortate dalla polizia pronte ad entrare in azione.

Nel luglio scorso il Tar di Parma ha respinto un’istanza di sospensione dei lavori e all’alba del 30 settembre scorso un imponente schieramento di polizia ha permesso che si compisse con successo l’opera di quasi totale distruzione del bosco, nonostante vari tentativi di opposizione dei cittadini. Se si osservano le foto del bosco prima dell’arrivo delle ruspe e si confrontano con quelle della desolazione attuale non si può non condividere il moto di rabbia e di sconcerto espresso in un comunicato del Comitato che ha guidato la protesta.

I tecnici del Comitato nel deprecare la distruzione di Bosco Ospizio segnalano l’inadeguatezza delle relazioni tecniche e delle motivazioni della sentenza del Tar che hanno permesso l’arrivo delle ruspe. Il bosco viene infatti descritto come un’area di degrado in quanto carente di pianificazione umana, negando in tal modo l’importanza di una rigenerazione spontanea in grado di ricreare sistemi che è proprio la pressione antropica a compromettere. Si palesa in tal modo anche da parte delle cosiddette autorità competenti un grave ritardo culturale che impedisce di valutare l’importanza di questo ritorno della natura, anche in ambito urbano, nel quadro dell’attuale crisi climatica.

Uno spiraglio di speranza è stato tuttavia aperto dalla sentenza del Consiglio di Stato  che il’8 ottobre scorso ha ordinato, in seguito a un ulteriore ricorso, lo stop almeno provvisorio dell’ulteriore abbattimento degli alberi residui di Bosco Ospizio in attesa di un ulteriore sentenza del Tar; l’intervento appare tardivo tenendo conto del disastro ecologico già avvenuto e non impedisce del tutto la prosecuzione dei lavori.

Certo, almeno nel caso di Reggio Emilia si può dire che la Conad più che alle persone, come proclamato nei propri slogan pubblicitari, ha dato la priorità ai propri interessi economici.

La battaglia per spazi urbani più verdi e per l’adattamento urbano ai cambiamenti climatici appare più necessaria che mai e l’esperienza di Bosco Ospizio dimostra la necessità di accrescere la mobilitazione popolare per raggiungere questo obiettivo, costringendo  i responsabili pubblici a passare dalle parole ai fatti, smettendo di assecondare interessi contrari al bene pubblico.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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