Afrofobia: come nasce, come cresce

Qualche settimana fa la rivista Africa ha annunciato l’inizio del progetto ChampsChampions of human rights and community Model countering afro-Phobia and Stereotypes, nato per combattere l’afrofobia.

Il termine “afrofobia” si è diffuso sempre più nei documenti ufficiali dell’ONU e dell’UE, per indicare “paura eccessiva” e avversione nei confronti di africani e afrodiscendenti. Nell’Unione europea vivono circa quindici milioni di persone di origine africana: una delle più grandi minoranze del continente, uno dei più consistenti gruppi che subisce atti di discriminazione. Secondo il rapporto “Being Black in the EU” (FRA/EU 2018) il 39% delle persone di origine africana si è sentito discriminato e ha sperimentato tra i più alti livelli di esclusione socio-economica, subito stereotipi negativi e atti di violenza e incitamento all’odio. Il rapporto evidenzia come la discriminazione sia particolarmente evidente in Italia.

Ma quando e dove nasce l’Afrofobia? Risponde a queste domande l’ottimo saggio di Mauro Valeri, “Afrofobia”, pubblicato dall’editore Fefè nel 2019. Valeri è dottore in sociologia e psicoterapeuta, ha diretto l’Osservatorio nazionale sulla xenofobia dal 1992 al 1996, dirige dal 2005 l’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio. In questo saggio ripercorre la storia del razzismo, e la sua evoluzione. Il libro, suddiviso in sei capitoli, illustra il razzismo schiavista, quello delle origini, per poi passare al razzismo coloniale, al razzismo di Stato (con particolare attenzione al razzismo fascista), al razzismo democratico del secondo dopoguerra, al razzismo ribaltato (con particolare attenzione allo Zimbabwe, ultimo Paese africano a liberarsi del colonialismo europeo nel 1980), per finire con il razzismo di guerra. I capitoli dal secondo in poi si concludono tutti con uno sguardo sulla situazione italiana.

Leggendo questo libro ho imparato tante cose, oltre a rinfrescare le informazioni che sapevo già. Questo tipo di razzismo  cominciò nel ‘500, con la conquista del nuovo mondo, per motivi puramente economici. Il concetto fu poi amplificato nei secoli, anche da tanti filosofi che abbiamo studiato a scuola come grandi pensatori. Hegel, ad esempio, scriveva che “il negro rappresenta l’uomo naturale nella sua totale barbarie e sfrenatezza [..], nel suo carattere non si può trovare nulla che abbia il tono dell’umanità”. Eppure queste cose io a scuola non le ho studiate. I miei insegnanti mi hanno tenuto nascosto tutto questo? No, molto più probabile che nemmeno loro sapessero.

Per comprendere l’oggi, e per agire correttamente, è necessario conoscere il passato. Leggere questo libro aiuta a colmare quelle lacune su un tema presente nelle vite di ognuno di noi ma che, nonostante ciò, nessuna scuola ci ha mai insegnato.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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