Benessere animale

La garanzia della salute fisica e psichica, che consiste anche nella libertà di ogni animale di vivere secondo i propri comportamenti naturali, vene generalmente denominata, anche dal punto di vista giuridico, “benessere animale”.

Il problema di assicurare agli animali condizioni di esistenza dignitose riguarda in primo luogo quelli che vivono negli allevamenti intensivi e coinvolge sia chi consuma abitualmente carne, pesce o prodotti di origine animale, sia chi vi rinuncia.

Il benessere animale ha infatti un indubbio impatto positivo sulla salute degli esseri umani e del pianeta.

Secondo un’inchiesta condotta in Italia dalla Coldiretti il 63% dei consumatori italiani sarebbe disposto a spendere ragionevolmente di più per questi prodotti, pur di assicurare un maggior benessere ai singoli capi e di ottenere di conseguenza una migliore qualità della produzione.

L’Unione Europea ha stabilito una serie di norme per quanto riguarda la vita degli animali negli allevamenti, le condizioni del loro trasporto e le normative per la macellazione.

Anche in Svizzera sono già in vigore o previste misure analoghe anche in vista dell’iniziativa federale, prossimamente posta in votazione, che propone l’abolizione degli allevamenti intensivi.

Il Consiglio federale giudica questa iniziativa troppo radicale e incompatibile con le regole del commercio internazionale ma intende recepirne alcune istanze, prevedendo, con il proprio controprogetto, che sarà sottoposto agli elettori in alternativa all’iniziativa, sostanziali miglioramenti del benessere animale da inserire nella Costituzione e da estendere a tutti gli animali, anche al di fuori degli allevamenti. Il Parlamento italiano ha a sua volta avviato il complesso iter procedurale di modifica dell’articolo 9 della Costituzione, in modo da includervi anche la tutela dell’ambiente e degli animali 

Per quanto riguarda invece gli allevamenti ittici né le normative dell’Ue né quelle svizzere prevedono    adeguate regolamentazioni che garantiscano il benessere animale, nonostante il consumo di pesce d’allevamento sia ormai superiore a quello del pescato; numerose inchieste hanno documentato le condizioni indegne in cui “vivono” i pesci in moltissimi allevamenti e i pericoli per la salute dell’uomo che ne derivano.

 Negli allevamenti intensivi organizzati su base industriale e volti soprattutto al profitto privato, le normative sul benessere animale attualmente vigenti, pur necessarie e oltretutto non sempre rispettate, sembrano più utili alla limitazione del danno che a una vera soluzione del problema.

È evidente che il benessere degli animali può essere veramente garantito solo da allevamenti che consentano agli animali il maggiore grado possibile di permanenza all’aperto e di alimentazione sana; questo modello non è conciliabile con gli attuali livelli di produzione e di consumo, specie nei Paesi economicamente più sviluppati e avrebbe come conseguenza una diminuzione della produzione e un aumento dei prezzi. A questo riguardo dovrebbe   essere previsto, sia da parte dell’Ue che da parte del governo svizzero, un progressivo spostamento degli incentivi economici, che attualmente vanno a beneficio soprattutto degli allevamenti intensivi, verso quelli estensivi in modo da condizionare la politica dei prezzi delle rispettive produzioni.  L’attuale consumo mondiale di carne e di prodotti animali risulta d’altra parte incompatibile con le risorse del pianeta e contribuisce in modo sensibile alle emissioni che alimentano il riscaldamento globale per cui, nonostante le complesse implicazioni economiche, sociali e sugli stili di vita di moltissime persone che questo comporterebbe, un cambiamento radicale al riguardo appare urgente e inevitabile.

Secondo la pubblicazione tedesca Fleischatlas 2021, il consumo di carne nel mondo è raddoppiato negli ultimi venti anni e ammonta attualmente a circa 320 milioni di tonnellate. https://www.boell.de/de/de/fleischatlas-2021-jugend-klima-ernaehrung

Nel 2013 la Fao ha calcolato che l’allevamento animale contribuisce per il 14,5% alle emissioni complessive di gas serra.

L’obiettivo di una diminuzione complessiva dei consumi dovrà tener conto di criteri di giustizia sociale e investire in primo luogo i Paesi più sviluppati nei quali è indispensabile un’immediata transizione verso un consumo più oculato della carne e dei prodotti di origine animale che si può riassumere nel principio: “Meglio meno ma meglio”. In questo modo si dovrebbe compensare l’inevitabile aumento di questo tipo di consumi nei Paesi che escono dal sottosviluppo.

L’obiettivo di un vero benessere animale sarebbe in sostanza un efficace antidoto alla visione che vede l’essere umano come padrone incontrastato dell’ambiente terrestre e in grado di disporre indiscriminatamente di tutte le risorse e di tutti gli esseri viventi. Un diverso approccio anche al mondo animale costituirebbe invece un tassello di quel diverso rapporto con l’ambiente che appare come un elemento indispensabile per la sopravvivenza dello stesso genere umano.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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