Qatar: un mondiale in fuorigioco

Chi, come chi scrive, ama il calcio vedrà nei prossimi giorni messa a dura prova la propria passione.

Il 20 novembre inizieranno i campionati mondiali forse più discussi e anomali della storia di questa competizione.

Il Qatar è stato scelto dalla Fifa come Paese ospitante nel 2010 con modalità che sono risultate sospette e che hanno dato adito a fondate accuse di corruzione per cui sono tuttora in corso indagini giudiziarie che in Francia interessano i vertici dello sport e della politica in carica al momento della designazione.

Proprio in questi giorni un’inchiesta della TV svizzera ha denunciato, sulla base di una testimonianza attendibile, che quattro funzionari della Fifa avrebbero a suo tempo incassato cospicue tangenti per favorire la candidatura della monarchia del Golfo. Per la prima volta la competizione si svolgerà nella stagione autunnale, per quanto riguarda l’emisfero boreale, con conseguente interruzione di molte competizioni nazionali. Il Qatar non ha nessuna tradizione calcistica né tantomeno può assicurare un pubblico locale adeguato all’importanza della competizione. Sette degli otto stadi in cui si svolgeranno gli incontri sono stati costruiti per l’occasione mentre l’ottavo è stato radicalmente ristrutturato e a questo si è aggiunta la necessità di adeguare le infrastrutture e le strutture ricettive necessarie ad accogliere l’arrivo previsto di circa un milione e mezzo di spettatori da tutto il mondo

 Si calcola che le  opere realizzate abbiano  comportato   investimenti complessivi  per  cica 200 miliardi di dollari.

Sconfinamenti ha già ricordato che la mano d’opera attiva in Qatar è costituita per il 95 % da lavoratori stranieri provenienti soprattutto dall’Asia del Sud e dall’Africa Orientale sottoposti a pesanti condizioni di sfruttamento.

https://sconfinamenti.info/mondiali-in-qatar-un-calcio-ai-diritti/

Il mercato del lavoro nel Qatar e negli altri Paesi del Golfo è infatti regolato dal sistema della kafala che prevede un rigido e vessatorio controllo del datore di lavoro sula manodopera.
A seguito di pressioni internazionali il governo qatariota si è impegnato nel 2017 a migliorare questo tipo di legislazione ma purtroppo non sono state previste efficaci forme di controllo per garantire l’effettivo rispetto delle nuove norme.

Sul piano della sicurezza la situazione rimane gravissima; non esistono dati certi in proposito ma il quotidiano inglese Guardian stima che gli incidenti avvenuti nel corso dei lavori legati allo svolgimento del campionato abbiano causato la morte di ben 6500 lavoratori a cui vanno aggiunte menomazioni e danni alla salute prodotti dalle precarie condizioni di vita dei lavoratori stranieri.

Il Qatar   è una monarchia assoluta soggetta  alla rigida tradizione fondamentalista islamica del wahabismo che, pur con qualche attenuazione, prevede la sharia come fondamento dello Stato. L’emiro è sottoposto solo agli obblighi imposti dalla sharia e deve   tener conto dell’opinione dei notabili riuniti in un Consiglio consultivo oltre che delle autorità religiose. Il diritto di espressione e di associazione sono fortemente limitati mentre le donne, che pure hanno il diritto di voto e di occupare posizioni di rilievo nella società, sono per molti aspetti sottoposte alla tutela maschile

L’omosessualità è considerata un reato penalmente perseguibile e le autorità del Paese hanno già reso noto che la legislazione repressiva al riguardo verrà applicata anche agli stranieri che si recheranno nel Pase per assistere ai mondiali

Di fronte a questi dati drammatici si sono levate in questi anni voci favorevoli a un boicottaggio della competizione che sono però risultate decisamente isolate e minoritarie. Del resto, non è la prima volta che il tentativo di boicottare eventi sportivi di rilevanza mondiale fallisce miseramente. Nel 1978 il torneo si svolse in un’Argentina dominata da una feroce dittatura militare che lo trasformò in un momento di propaganda nazionalistica e di ripulitura della propria immagine sanguinaria. Anche allora si levarono voci di protesta e inviti al boicottaggio che, come oggi, non trovarono alcun appoggio da parte della Fifa, intenta a proclamare la distinzione fra politica e sport; alla fine la vittoria arrise ovviamente ai padroni di casa dopo una serie di episodi a loro favore a dir poco sospetti.

L’ultima edizione dei mondiali si svolse nella Russia di Putin che aveva già mostrato il suo volto tirannico anche con l’invasione della Crimea avvenuta quattro anni prima senza che questo creasse particolari problemi di coscienza ai dirigenti della Fifa e alle federazioni dei Paesi partecipanti.

Tutte le squadre qualificate prenderanno dunque regolarmente parte alla competizione mentre le varie emittenti televisive hanno già provveduto a suo tempo a sottoscrivere onerosi contratti. Amnesty International e Human Rights Watch chiedono almeno che la Fifa, che ricaverà dall’evento cospicui proventi, si faccia promotrice della costituzione di un fondo di solidarietà per risarcire i lavoratori che sono deceduti o che hanno subito danni fisici nella costruzione degli stadi e delle altre strutture.

Negli stadi di vari Paesi sono comparse scritte di protesta contro lo svolgimento dei mondiali in un Paese dove elementari diritti sono calpestati sistematicamente. Alcune città europee hanno poi deciso di rinunciare per protesta alla collocazione all’aperto di maxischermi che non avrebbero comunque attirato, data la stagione, folle oceaniche.

Alcuni marchi che non sponsorizzano direttamente la manifestazione ma che ne sfruttano in genere la risonanza hanno optato per un profilo basso o per motivi di opportunità o perché non ritengono di poterne ricavare profitti interessanti.

Naturalmente ogni singolo appassionato di calcio può decidere se   ritiene opportuno seguire una manifestazione che si preannuncia con queste premesse ma è evidente che queste decisioni individuali avranno più che altro un valore morale ma risulteranno poco incisive sul piano economico.

Del resto la collusione del mondo dello sport in genere e del calcio in particolare con poteri economici e politici corrotti o lesivi della dignità umana   ha radici ben più profonde di quelle legate a un singolo evento.

Il Qatar ha grossi interessi nel mondo del calcio se si considera ad esempio che la squadra del Paris Saint Germain, la più ricca del a mondo, appartiene a un fondo d’investimento qatariota.

In situazioni di questo genere    resta per tutti il dovere di essere informati sulla situazione del Paese ospitante e di sostenere tutte le iniziative che, facendo leva sul rilievo mondiale di ogni singola manifestazione, sollecitino un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e del rispetto dei diritti umani anche dopo lo spegnimento delle luci della ribalta.

Questa sensibilità dovrà esercitarsi anche per l’assegnazione di future manifestazioni sportive a carattere mondiali che dovrà  avvenire tenendo conto anche del rispetto dei diritti umani dei Paesi candidati

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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