Crans-Montana: riflessioni fea Svizzera e Italia

La Svizzera ha iniziato l’anno all’insegna del trauma per l’incendio della discoteca Constellation a Crans Montana, nel Vallese.

Lo sgomento che attanaglia il Paese concerne non solo la pietà per le vittime ma anche le circostanze in cui la disgrazia è avvenuta.  Fin da subito sono emerse  pesanti responsabilità  a vario livello, a cominciare dalle gravi carenze nei sistemi di sicurezza della discoteca vallese, aggravate dalla colpevole mancanza di adeguati e regolari controlli da parte delle autorità comunali ad essi preposte.

Le indagini dovranno accertare anche la facilità con cui il proprietario della discoteca Constellation, nonostante i suoi poco raccomandabili precedenti penali, abbia potuto inserirsi così agevolmente nella realtà economica della nota località sciistica. Non è azzardato ipotizzare inquietanti intrecci e connivenze  fra lo spregiudicato imprenditore e settori influenti della realtà vallese.

Il gravissimo episodio sembra in qualche modo intaccare il “modello Svizzera” costruito su un’immagine di affidabilità e rispetto delle leggi e delle normative diffusa all’interno e all’esterno del Paese. Tale fama si basa su elementi di realtà fondati sulla storia del Paese, ma è costruita in parte anche su un mito fortemente alimentato dagli svizzeri stessi ed esportato soprattutto in Paesi come l’Italia dove la fiducia nelle istituzioni e nelle leggi non è altrettanto radicata.

La parte più cosciente dell’opinione pubblica e dei media svizzeri, anche per favorire il processo di elaborazione del trauma, cerca di trarre dall’accaduto le necessarie conseguenze.

Se l’incendio di Crans Montana ha in parte cause specifiche relative al contesto in cui si è verificato, esso pone anche problemi che richiedono una presa di coscienza e l’attuazione di provvedimenti che riguardano tutto il Paese. Innanzitutto, occorre uscire da una visione di presunta eccezionalità svizzera e prendere atto che le “disgrazie” possono avvenire anche nella Confederazione, soprattutto quando, come in questo caso, le normative e i controlli non sono all’altezza della situazione.

Quanto accaduto richiede un ripensamento riguardo al funzionamento in alcuni ambiti del sistema federale, visto che le difformità normative e la diversa attribuzione di responsabilità attualmente esistenti fra i vari Cantoni non garantiscono un sufficiente livello di affidabilità e sicurezza. In primo luogo, molti media e influenti settori politici auspicano l’introduzione di norme federali vincolanti e omogenee per la gestione dei locali pubblici e dei grandi eventi.

La discrezionalità dei Comuni  in materia  deve essere limitata e i controlli devono avvenire in modo regolare  e obbligatorio con verifiche  messe in atto   da  autorità autonome ed esterne che ne garantiscano la credibilità e che si concludano, se necessario, con appropriate condanne sia per i responsabili delle strutture inadempienti sia per le autorità competenti eventualmente colpevoli di  omissione  dei necessari  controlli.
Vi è anche la richiesta di indagini maggiormente trasparenti  che coinvolgano maggiormente, soprattutto a livello informativo, i rappresentanti  legali delle vittime e che si concludano in modo rapido e comprensibile; l’inchiesta appena avviata, pur corretta da in punto di vista formale, non sembra rispondere per ora pienamente a queste esigenze , suscitando dubbi sia all’interno che all’esterno della Confederazione.

 Nella piccola realtà del Vallese che conta circa 350.000 abitanti le contiguità fra tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo nella vicenda appaiono tanto inevitabili quanto ambigue per cui non mancano richieste di affidare inchieste di questa gravità a soggetti investigativi almeno in parte estranei al Cantone direttamente interessato. Micheline Calmy Rey, ex Consigliera federale originaria di Crans Montana e presente nella località al momento della tragedia, ha denunciato le circostanze dell’accaduto, individuando in esse la tragica conferma di un nepotismo clientelare purtroppo diffuso nel Cantone da combattere in modo radicale.

Sul piano dei provvedimenti concreti, il governo federale sta discutendo lo stanziamento di una cospicua somma per anticipare i risarcimenti che presumibilmente i familiari dei feriti e dei deceduti riceveranno solo al termine di lunghi procedimenti giudiziari.

In questo contesto di ripensamento culturale e di sforzo di intervenire   con misure concrete , superando interessi opachi e anacronistici localismi, alcune generalizzazioni provenienti soprattutto da parte italiana, rischiano di provocare  nell’opinione pubblica svizzera  un controproducente irrigidimento nazionalistico. L’ambasciatore italiano in Svizzera, nel corso di una visita nella località vallese, dopo aver sottolineato le evidenti responsabilità per l’ incendio, si è lanciato in un paragone con l’Italia, dichiarando che nella penisola nulla di simile sarebbe potuto avvenire. Queste affermazioni sono state riprese dal vicepremier Matteo Salvini e da vari esponenti dei media italiani, provocando ovviamente ripercussioni soprattutto sui social. Evidentemente si è persa la memoria di quanto avvenuto in una discoteca di Corinaldo nelle Marche dove l’8 dicembre del  2018, per un mancato rispetto delle norme di sicurezza, perirono sei persone e 58 rimasero ferite. Si è trattato di osservazioni inappropriate, giustificabili solo in parte con una sorta di rivalsa verso un certo pregiudizio diffuso non solo in Svizzera di una quasi endemica inaffidabilità italiana in tema di sicurezza; insomma, a uno stereotipo si è risposto con un altro inopportuno stereotipo, creando un disagio particolarmente acuto in chi come me vive fra le due realtà.

Una delle lezioni da trarre da questa tragica vicenda è che qualsiasi tipo di generalizzazione colpevolizzante verso interi popoli finisce per non essere costruttiva e per ostacolare il perseguimento di obiettivi comuni che riguardano la sicurezza di tutti.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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