De Sanctis a Zurigo: un’esperienza culturale d’avanguardia

“Prima di essere ingegneri voi siete uomini”. Questa frase, pronunciata da Francesco De Sanctis nel 1856 nella sua prolusione di insediamento presso il Politecnico federale di Zurigo è oggi riprodotta sotto un’immagine dell’insigne studioso, su una parete dell’ateneo svizzero.

L’esperienza del grande intellettuale irpino a Zurigo presenta diversi aspetti di notevole interesse.

Il 7 febbraio 1854 il Parlamento svizzero emanò la legge che istituiva l’Istituto Politecnico federale con sede a Zurigo. Si trattava di un momento importante non solo nel campo dell’istruzione e della formazione, ma anche della costruzione effettiva del nuovo stato federale.

I cattolici, insediati soprattutto nei Cantoni di campagna, volevano a tutti i costi impedire una prevalenza culturale del mondo protestante che coincideva con il predominio dei centri urbani di Ginevra, Berna, Basilea e Zurigo.  Si trattava dunque di non riaprire recenti ferite fra le confessioni religiose e anche di tener conto del plurilinguismo svizzero, senza danneggiare nessuna delle culture di cui le quattro lingue nazionali sono espressione.

La realizzazione di un ateneo politecnico federale  rispondeva in primo luogo  alle esigenze formative poste dallo sviluppo industriale in atto nel Paese e costituiva al tempo stesso  un importante momento di unità nazionale, rispettoso delle diversità che sono una  preziosa peculiarità  della Svizzera ;  l’istituzione  di cattedre di letteratura in ciascuna delle lingue nazionali era un chiaro segnale in questa direzione  e incarnava inoltre un modello accademico che introduceva moderni  elementi di superamento della  storica contrapposizione fra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica.

De Sanctis, nella sua prolusione, si mostrava cosciente di questo aspetto innovatore di cui riconosceva il merito alle autorità politiche e accademiche elvetiche e, al di là di una certa sottolineatura di una presunta superiorità della cultura umanistica rispetto a quella tecnico- scientifica, apprezzava l’importanza educativa di una cultura non rigidamente settoriale nella formazione dei giovani.

Negli anni precedenti il suo arrivo a Zurigo, De Sanctis era stato perseguitato dalla monarchia borbonica per la sua attività politica a favore dell’unità d’Italia, privato del lavoro d’insegnamento, sottoposto al carcere duro a Napoli per oltre due anni e infine espulso dal Regno delle due Sicilie.

 In questi anni imparò la lingua tedesca. soprattutto per poter lavorare sui testi di Hegel   in originale e tradurre testi filosofici e letterari dal tedesco.

Nel 1853 si rifugiò a Torino dove si tenne lontano dalla politica attiva per dedicarsi all’insegnamento e alla critica letteraria ma individuando al tempo stesso nella monarchia sabauda l’unico possibile strumento per unificare l’Italia, superando la sua precedente visione politica molto più radicale.  

Per l’interessamento di alcuni amici, nel 1856 accettò l’invito del Politecnico di Zurigo dove rimase fino al 1860. Furono anni umanamente difficili per De Sanctis ma al tempo stesso molto proficui dal punto di vista dell’evoluzione della sua ricerca critica, anche grazie ai contatti con le avanguardie culturali dell’Europa del tempo.

In una lettera del 1857 all’allievo e futuro storico Pasquale Villari, De Sanctis scriveva:

“Meno una vita seccantissima, caro Pasqualino.(…). La solitudine mi pesa e non fo alcuno sforzo per uscirne. Odio la gente…”

Le lezioni zurighesi mostrano d’altra parte molti spunti che poi ritroveremo sviluppati nella Storia della letteratura italiana, la sua opera principale, pubblicata nel 1870.

Nel 1860 De Sanctis tornò in Italia per partecipare   attivamente alla costruzione del nuovo stato nazionale, ricoprendo fra l’altro la carica di Ministro della Pubblica istruzione nel primo governo nazionale di Cavour, incarico che ricoprì di nuovo anche in periodi successivi, conciliandolo con un’intensa attività nel campo della critica letteraria e dell’insegnamento universitario,

Nel 2002 è andato in pensione l’ultimo successore di De Sanctis nella cattedra di Letteratura italiana che in un primo momento ha rischiato la soppressione.

Dopo anni di discussione non prive di contrasti, si è deciso di mantenere in forma rinnovata la tradizione culturale interdisciplinare dell’ateneo.

Dal 2007 è stata così istituita la cattedra di italianistica intitolata a De Sanctis secondo una nuova formula che assegna l’insegnamento della disciplina per ciascun semestre a un visiting professor designato di volta in volta fra i migliori rappresentanti dei diversi ambiti della cultura italiana.  L’alternarsi di personalità di così alto livello permette di offrire vari punti di vista nella prospettiva, già prevista al momento della fondazione dell’ateneo, di puntare a una formazione culturalmente e umanamente completa   di personale tecnico-scientifico di altissimo livello. Remo Ceserani è stato il primo a ricoprire il nuovo incarico e dopo di lui Claudio Magris e altri intellettuali italiani altrettanto significativi.

La cultura italiana è un elemento fondante dell’identità culturale svizzera ed è molto importante che essa sia coinvolta in questa peculiare tradizione del prestigioso ateneo zurighese, nel rinnovato sforzo di creare “ingegneri che siano prima di tutto uomini”.

In fondo si tratta anche di mantenere viva, la migliore tradizione della cultura rinascimentale nella formazione intellettuale, adattandola ai tempi moderni

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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