“Smettetela di uccidere i nostri figli” è stato uno degli slogan della marcia della pace del 4 ottobre scorso, a cui hanno partecipato centinaia di donne israeliane e palestinesi, tutte vestite di bianco, che si sono radunate a Gerusalemme per poi raggiungere la Cisgiordania.  La manifestazione è stata organizzata dal movimento Women Wage Peace (WWP), insieme all’analogo movimento palestinese Woman of the sun.

WWP è stata fondata nel 2014 a seguito dell’operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza denominata Protective Edge (Margine di protezione), che causò la morte di oltre duemila palestinesi e che aveva come obiettivo la cessazione del lancio di razzi di Hamas contro Israele; attualmente è la più grande organizzazione pacifista israeliana e annovera circa 45.000 aderenti.

Women of the sun è nata,invece, nel 2021 e raggruppa un numero crescente di donne palestinesi che si propongono egualmente di sollecitare la riapertura di un percorso di pace fra israeliani e palestinesi a partire da uno specifico punto di vista femminile.

Questa consonanza di obiettivi ha portato all’inizio di una collaborazione organica fra le due organizzazioni, a partire dall’incontro di Gerico fra centinaia di militanti del 25 marzo del 2021.

La condivisione della sofferenza come donne e come madri è stato il terreno di incontro fra donne di diversa provenienza su cui è stato possibile costruire le successive iniziative e la pressante richiesta della ripresa di colloqui di pace che è culminata nella marcia del 4 ottobre.

Le due organizzazioni fanno parte della Alliance for Middle East Peace che raggruppa un centinaio di organizzazioni non governative, attive nel promuovere la pace fra israeliani e palestinesi.

WWP e Woman of the Sun ritengono fondamentale l’ascolto del punto di vista delle donne  considerato indispensabile nel riavvicinare le parti in conflitto e pensano che esso  dovrebbe tradursi in una cospicua presenza femminile nel momento auspicabile dell’inizio di   concrete trattative di pace.

Tre giorni dopo la marcia di Gerusalemme è avvenuta la criminale incursione di Hamas con l’uccisione di 1400 persone e il rapimento di centinaia di ostaggi a cui è seguita l’inizio dell’offensiva israeliana e la successiva invasione della striscia di Gaza con bombardamenti indiscriminati che sono già costati la vita a migliaia di palestinesi in un precipitare degli eventi che sembra precludere qualunque prospettiva di pace.

 Vivian Silver, una delle fondatrici del movimento pacifista delle donne israeliane che viveva nel kibbutz Be’eri, al confine con la striscia di Gaza risulta al momento dispersa e si presume sia stata rapita dai terroristi di Hamas.

L’eccidio del 7 ottobre ha costituito uno shock per le militanti dei due movimenti; WWP ha pubblicato il giorno stesso l’immagine di una colomba della pace ferita e insanguinata.

La situazione creatasi dopo il 7 ottobre, anche se rende al momento impossibile la continuazione di uno stretto collegamento fra le due organizzazioni pacifiste, non ha tuttavia spezzato la comune volontà di pace. Nei giorni successivi WWP ha emesso un comunicato in cui si afferma fra l’altro che “(…) anche oggi nel dolore e nella sensazione che la fede nella pace sia crollata, tendiamo una mano pacifica alle madri di Gaza e della Cisgiordania”. In un appello rivolto al presidente Biden, nel corso di una delle sue visite in Israele, WWP ha implorato un aiuto per la liberazione degli ostaggi in mano ad Hamas e un’azione volta “a risolvere il conflitto più che a gestirlo” in modo da evitare un’inutile escalation che provocherebbe un ulteriore aumento di vittime innocenti. ”Ascolti la preghiera delle madri: porti la pace”.

Michal Halev, un’altra militante israeliana che ha partecipato alla marcia del 4 ottobre, madre del ventenne  Lahor, anch’egli vittima dell’eccidio del 7 ottobre, ha lanciato un toccante appello in cui accomuna il dolore delle madri di Gaza, di Israele, del popolo ucraino, auspicando fra le lacrime che si faccia qualcosa per costruire un futuro migliore per i  bambini e le bambine di tutto il mondo.

 Layla Sheikh, co-direttrice del movimento palestinese Women of the sun in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz, dopo aver sottolineato le difficoltà che un’azione di riconciliazione  incontra in questo momento anche in campo palestinese, ha riaffermato a sua volta la volontà delle donne del suo movimento di continuare la via di pace e di collaborazione intrapresa.

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