Heimat: dov’è casa mia?

A quale mondo appartengo? Dov’è casa mia? Quali sono i luoghi, le persone, gli ambiti culturali che definiscono la mia identità? Queste sono le domande che probabilmente ogni essere umano si pone ma che forse diventano più assillanti per chi vive lontano dai suoi luoghi di origine e in un contesto profondamente diverso da essi.

Il concetto espresso dalla parola tedesca Heimat e le sue connotazioni possono fornire, in merito, qualche elemento utile. Questo termine non ha una corrispondenza precisa in italiano e in molte altre linguee rimanda a un rapporto fra l’individuo e un ambiente, una collettività ristretta all’interno dei quali il singolo trova protezione, definisce la propria identità e la propria visione del mondo.

I tentativi di tradurre la parola in italiano con “casa” o “patria” non coprono adeguatamente tutto il significato e gli aspetti, anche emotivi, che essa racchiude.

Fino alla metà del XIX secolo Heimat aveva un significato puramente giuridico e indicava il diritto del singolo a una casa, a un ricovero (Heim) in cui vivere stabilmente e a cui erano collegati anche una serie di diritti civili.

L’ ampliamento di significato del termine accompagna profondi processi di trasformazione politica e sociale della società tedesca del XIX secolo, con l’unificazione del Paese dapprima diviso in piccoli stati e con il massiccio abbandono delle campagne in seguito alla prima fase dell’industrializzazione L’insieme di questi fenomeni crea forme di nostalgia e di idealizzazione per la “piccola patria” di origine. Un processo analogo accompagna anche la formazione   della Svizzera moderna.

Il mito della Svizzera originaria, che ha il suo fulcro nella leggenda di Guglielmo Tell, viene interpretato in senso regressivo proprio in questa fase storica da quella parte della società   sconfitta dal tentativo separatista del 1847.

Questa mitizzazione del passato può dare adito a fenomeni regressivi e a conseguenti forme di speculazione politica. In Svizzera, in particolare, il divario fra città e campagna, evidenziato anche da recenti consultazioni elettorali, suggerisce a forze di destra di alimentare una contrapposizione strumentale con l’esaltazione di immaginarie piccole patrie agresti come presunta alternativa allo spaesamento cosmopolita delle città. Il concetto di Heimat, rimane comunque piuttosto ambiguo e problematico anche all’interno dello stesso mondo culturale germanofono.
È possibile, invece, un’idea di Heimat che indichi un’appartenenza non chiusa al mondo ma che si basi, al contrario, su un’apertura in grado di arricchire e ridefinire continuamente ciascuno di noi e la realtà in cui viviamo?

Se lo sono chiesti i curatori di Unsere Schweiz, (La nostra Svizzera) che non a caso reca come sottotitolo Ein Heimatbuch für weltoffene traducibile, sfidando la citata difficoltà legata al termine Heimat, come Manuale patriottico per persone aperte al mondo.

Gli autori hanno invitato una serie di personaggi legati al mondo progressista svizzero a delineare, sulla base delle loro esperienze concrete, una visione di Heimat in grado di offrire una chiave di lettura della variegata realtà della Svizzera di oggi e di fornire  al tempo stesso strumenti per costruire  su basi solide la Svizzera  di domani.
Ne è uscito un collage molto interessante di punti di vista fra i quali risulta particolarmente stimolante  quello di Vania Alleva, attuale presidente dell’ Unia, il maggiore sindacato svizzero.

Alleva si sente, per vissuto esistenziale e formazione culturale, sia italiana che svizzera ma non vive questa doppia appartenenza, di cui il possesso di due passaporti è solo l’aspetto esteriore, come una scissione ma fa di essa un elemento essenziale della propria identità; la sua   Heimat si identifica proprio con questa pluralità che Alleva ritiene caratteristica della parte migliore della tradizione storica e della realtà attuale  della Svizzera.

Non identificare la propria Heimat con il ristretto luogo di origine ma concepirla come un dinamico luogo interiore può aiutare ciascuno di noi a superare il carattere apparentemente frammentario della propria complessa identità. Lo stesso concetto di identità richiederebbe, a sua volta, di essere ripensato e liberato dalle scorie che hanno prodotto, anche nella storia più recente, esiti cruenti.

Ma questa è un’altra storia che merita di essere raccontata a parte.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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