La recente visita ufficiale del Presidente della Repubblica italiana in Svizzera ha permesso di fare il punto dei rapporti fra i due Paesi.

La Svizzera è il quarto Paese a cui è destinato l’export italiano mentre l’Italia è il secondo fornitore di merci alla Svizzera; i due Paesi hanno un volume complessivo di scambi pari a un miliardo di euro alla settimana mentre gli investimenti svizzeri in Italia garantiscono 120.000 posti di lavoro.

Nel corso dei colloqui italo-svizzeri, Mattarella ha auspicato un riavvicinamento fra Unione europea e Svizzera, dopo la rottura delle trattative fra Confederazione e Ue sull’accordo quadro per regolare in modo organico i rapporti fra le due parti.

Il raggiungimento di un accordo fra Ue e Svizzera appare comunque necessario in una situazione internazionale resa particolarmente complessa dalle tensioni in atto e nella prospettiva dell’ingresso della Confederazione nel Consiglio di sicurezza   dell’Onu, previsto per l’anno prossimo.

Un’altra questione affrontata ma che ormai si avvia a un accordo fra le parti è la nuova definizione dell’imposizione fiscale per i circa 76.000 frontalieri italiani che ogni giorno varcano la frontiera per recarsi a lavorare in Ticino e nei Grigioni.

Il governo svizzero chiede inoltre che il Paese non venga più considerata un paradiso fiscale e che venga quindi cancellato dall’apposita lista nera che crea difficoltà finanziarie e di immagine.

Il presidente Mattarella ha fatto poi visita al Politecnico Federale di Zurigo, il cui rettore è il fisico italiano Günther Dissertori, e ha preso conoscenza di una serie di progetti di innovazione tecnologica a cui partecipano numerosi ricercatori italiani. L’Ateneo zurighese ha un particolare rapporto con la cultura italiana in quanto ospita, fin dalla sua fondazione, una cattedra di italianistica istituita nel 1854, il cui primo titolare fu Francesco De Sanctis (https://sconfinamenti.info/desanctis-a-zurigo-unesperienza-culturale-davanguardia/)

La centralità dei rapporti fra i due Paesi è sottolineata anche dall’attività del Forum biennale per il dialogo fra Svizzera e Italia, manifestazione che si svolge alternativamente   nei due Paesi, la cui sesta edizione ha avuto luogo a Zurigo nell’ottobre di quest’anno.

Il Forum è un’importante occasione per monitorare i rapporti fra Svizzera e Italia nei loro diversi aspetti. come sottolineato dal titolo dell’edizione di quest’anno: “Da Dante al Fintech: Svizzera e Italia all’alba del 2030“.  I lavori del Forum si sono articolati nel corso di due giorni nell’attività di quattro commissioni che hanno approfondito i vari aspetti.

Un gruppo si è occupato delle innovazioni tecnologiche in campo finanziario nella prospettiva di una finanza sostenibile.

Un altro gruppo si è occupato dello sviluppo della collaborazione in campo sanitario dopo la pandemia, anche nell’ambito della ricerca scientifica in questo settore.

 Il tema dei fenomeni migratori è stato approfondito   sia in termini globali che nello specifico delle relazioni fra i due Paesi, con un’attenzione particolare alle ricadute sul mercato del lavoro.

 Il cambiamento climatico è stato affrontato tenendo conto del fatto che Italia e Svizzera sono al tempo stesso responsabili e vittime del fenomeno, alla cui attenuazione devono essere legate le politiche energetiche, viste ovviamente in una prospettiva globale.

Le risultanze del convegno saranno sottoposte ai due governi interessati quali stimoli per ulteriori riflessioni e impulso per iniziative concrete.

Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes e responsabile dell’ideazione e dell’organizzazione del Forum insieme ad Avenir Suisse e alle Ambasciate dei due Paesi, ha sottolineato nel suo intervento   la necessità che in incontri di questo tipo sia dato più risalto all’impegno e alla partecipazione di organizzazioni della società civile, al fine di migliorare la conoscenza e la collaborazione fra i due popoli.

 A suo giudizio, infatti, mentre da parte svizzera l’interesse e la conoscenza della realtà italiana sono sufficientemente profondi, non si riscontra un’adeguata reciprocità.

Questo naturalmente è dovuto anche al fatto che la lingua e la cultura italiane sono un elemento importante della società svizzera, non solo per la presenza di regioni italofone ma anche per il fatto che oltre 300.000 cittadini italiani risiedono stabilmente nelle varie regioni  della Svizzera, a cui vanno aggiunte circa 200.000 persone in possesso della doppia cittadinanza italiana e svizzera. Gli italiani costituiscono la più numerosa comunità di stranieri presente in Svizzera e il loro numero è in costante aumento.

Si tratta di una comunità che, almeno nella sua componente storica e più stabile, ha in gran parte superato gli iniziali, pesanti problemi di integrazione, tanto che oggi un numero considerevole di persone di origine italiana occupa posti d rilievo nella società elvetica.

Lo stesso Presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha origini italiane e, fino al momento della sua candidatura per l’elezione a Consigliere federale, era anche cittadino italiano ; in quella circostanza decise, per motivi di opportunità, di rinunciare al passaporto italiano.

Un occhio di riguardo andrebbe  riservato al nuovo flusso migratorio che negli ultimi anni si indirizza nuovamente dall’Italia anche verso la Confederazione; non si tratta certo solo di “cervelli in fuga”  ma anche di lavoratori con minore qualificazione ai quali le autorità dei due Paesi dovrebbero prestare maggiore attenzione e fornire sevizi migliori.
Ci sono tutti gli elementi per concludere che un ulteriore incremento dei rapporti di amicizia e di collaborazione fra i due Paesi sia auspicabile   nell’interesse di entrambi