La città che cura

Spesso siamo abituati ad associare, con buone ragioni, ai nostri spazi urbani una situazione di disagio fisico se non proprio di rischio per la nostra salute.

La prospettiva di una città che invece favorisca il benessere psicofisico può dunque apparire stravagante ma al tempo stesso allettante.

Prospettare e costruire una “città che cura”, secondo i parametri indicati da Carlos Moreno in un saggio appena tradotto in italiano e basati in gran parte su indicazione i dell’Organizzazione Mondiale della sanità, non deve far pensare a una realtà ospedaliera ma piuttosto a una visione per cui la salute non è solo un problema medico; un nuovo modo di progettare e costruite  le nostre città potrebbe essere la concretizzazione di questo punto di vista.

In una visione complessiva della salute città ben concepite e realizzate  possono contribuire a diminuire i rischi, a favorire l’attività fisica e le relazioni sociali e a procurare tutti i vantaggi che una corretta gestione del verde pubblico può garantire. In tal modo si creano anche le condizioni per la prevenzione di molte malattie, alleviando oltretutto anche le spese sanitarie per la collettività. Quest’opera di complessiva riconversione urbana sarebbe anche il modo per superare la discriminazione fra quartieri privilegiati ricchi di spazi verdi e destinati a una ristretta élite e desolati spazi periferici destinati ai meno abbienti. Tale disparità è una delle cause dell’attuale ribellione spesso violenta dei giovani delle periferie.

 L’omogeneità della pianificazione di nuove realtà urbane dovrà evitare il pericolo della gentrificazione, con la conseguente ulteriore emarginazione delle classi meno agiate da quartieri via via resi attraenti e più vivibili

La gestione del verde  è uno dei problemi più controversi dell’attuale realtà urbana. In Italia in particolare è in atto in molte città una vera distruzione degli alberi di alto fusto che non sempre ha giustificazioni plausibili e la loro sostituzione con stenti alberelli che, quando sopravvivono, non svolgono, specie nel breve periodo, la stessa funzione degli alberi abbattuti. Nei casi migliori il verde urbano ha spesso una funzione decorativa e viene misurato in termini quantitativi e non per la sua fruibilità e accessibilità da parte delle persone.

Lo stesso discorso vale per gli spazi blu, cioè le superfici acquatiche che possono contribuire a rendere più fresca e vivibile la città e a sviluppare la biodiversità. La “liberazione” di corsi d’acqua interrati può essere anche un elemento di sicurezza che permette di affrontare meglio fenomeni di tipo alluvionale.

Una particolare attenzione va naturalmente rivolta all’impiego di materiali isolanti soprattutto nella costruzione di nuovi edifici a cui si dovrebbe accompagnare un’ampia depavimentazione, cioè il ritorno di ampi tratti del suolo urbano alla condizione precedente all’asfaltatura in modo da rendere il suolo di nuovo permeabile e pronto per accogliere il verde e, laddove possibile, forme di agricoltura urbana.

Molti degli obiettivi da raggiungere, ognuno dei quali richiede uno specifico approfondimento, sono riassumibili nella cosiddetta città dei 15 minuti, una realtà urbana che consenta a tutti i suoi abitanti di svolgere le attività della vita quotidiana con una necessità ridotta di spostamenti in modo da minimizzare l’uso di auto e moto  private e  diminuire molti fattori inquinanti; gli spostamenti a piedi resi in tal modo possibili sarebbero anche un modo per combattere la sedentarietà. Una città così concepita sarebbe anche più inclusiva, a misura di tutti coloro che per svariati motivi, legati all’età o a qualsiasi altro fattore non sono in condizione di usufruire di mezzi di trasporto motorizzati.

Certo, nell’attuale situazione di crisi con pesanti risvolti anche economici questo modello di città che richiede, oltre a una trasformazione profonda delle nostre abitudini, anche rilevanti investimenti economici può apparire un’utopia irrealizzabile. Ma al tempo stesso può indicare una direzione precisa verso cui indirizzare i nostri sforzi individuali e collettivi e un modo concreto per fronteggiare la crisi climatica che colpisce in modo particolare le realtà urbane.

Molto spesso le trasformazioni ambientali, che pure sono necessarie, sono presentate solo in forma di rinunce e di sacrifici che pure appaiono inevitabili. Mostrare anche concretamente e gradualmente che i cambiamenti indicati  possono  portare a un miglioramento della qualità delle nostre vite da ogni punto di vista può essere un una prospettiva motivante per affrontare il difficile futuro che ci aspetta,

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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