L’Alliance Animale Suisse ha lanciato l’iniziativa popolare “Sì al divieto di importazione in Svizzera di foie gras” che ha raccolto a suo tempo le firme previste dalla legge e verrà quindi sottoposta al voto popolare entro l’anno in corso.
Il Consiglio Federale svizzero ha respinto l’iniziativa che considera una sorta di imposizione per i consumatori soprattutto della Svizzera romanda, oltre che una violazione di accordi commerciali internazionali. L’ esecutivo confederale ha proposto un controprogetto che prevede l’etichettatura del foie gras importato e una limitazione delle importazioni se, dopo l’introduzione di tale provvedimento, esse non dovessero diminuire. Il controprogetto è stato approvato dalla maggior parte dei deputati del Consiglio nazionale e sarà ora sottoposto al voto dell’altro ramo del Parlamento.
Durante la discussine parlamentare non sono mancati, negli interventi dei parlamentari, toni esasperati, soprattutto da parte di esponenti romandi, visto che nella Svizzera francese il consumo di foie gras è particolarmente diffuso; per difendere le importazioni del prodotto, taluni hanno evocato la necessità di salvaguardare una radicata tradizione di consumo che, se ostacolata in modo forzato, potrebbe addirittura provocare una frattura culturale all’interno del Paese,
In Svizzera la produzione di foie gras è vietata da oltre quarant’anni perché considerata crudele a causa dell’alimentazione forzata delle oche e delle anatre ma l’importazione, che ammonta a circa 200 tonnellate all’anno, è invece consentita. La stessa situazione si verifica in molti Paesi Ue, fra cui l’Italia.
La maggior parte della produzione di foie gras, particolarmente apprezzato soprattutto dai “buongustai” francesi e della Svizzera romanda ma non solo, avviene appunto attraverso l’alimentazione forzata degli animali.
Solo una parte marginale della produzione avviene senza far ricorso a questa pratica crudele e in questo caso l’iniziativa prevede che l’importazione sia consentita ma sicuramente se la proposta venisse approvata il volume delle importazioni diminuirebbe considerevolmente e i prezzi aumenterebbero.
L’alimentazione forzata (gavage) degli animali ha lo scopo di ingrassare il loro fegato negli ultimi giorni della loro vita negli allevamenti intensivi. Un tubo metallico viene inserito a forza nella gola delle oche e delle anatre il cui peso, nell’arco di una quindicina di giorni può aumentare da circa 4 chili a 6//7. In particolare, aumenta il peso del fegato che di fatto viene colpito da una patologia dovuta a una quantità abnorme di grasso. Anche altri organi vitali possono essere colpiti da patologie di vario genere. Al termine di questo crudele trattamento gli animali vengono avviati al macello.
Può darsi che il divieto di importazione, ammesso che l’iniziativa ottenga il voto della maggioranza delle elettrici e degli elettori della Svizzera, non sia il modo migliore per contrastare questa pratica. Forse sarebbe più efficace tentare di estendere la proibizione della produzione tramite gavage a tutti i Paesi europei che nel complesso producono il 90% del foie gras. Sarebbe poi opportuno diffondere una maggiore informazione sulla pratica del gavage per una presa di coscienza e una responsabilizzazione dei consumatori
Non pare fuori luogo in una fase storica drammatica come quella odierna occuparsi di questa tematica, in quanto chiedere un minimo rispetto della dignità degli animali non umani è in fondo un modo per riflettere sul fatto che uno dei problemi della nostra crisi di civiltà consiste appunto nel nostro rapporto distorto con essi.
Cercare di riflettere su questa distorsione per tentare di accrescere la presa di coscienza su di essa è forse un modo per invertire una tendenza distruttiva che sembra travolgere la nostra umanità. Il metodo crudele di produzione della maggior parte del foie gras è un piccolo tassello della sofferenza animale legata alla produzione di cibo; il tema fondamentale rimane quello degli allevamenti intensivi che, al di là di ogni tentativo lodevole ma necessariamente parziale di apportare miglioramenti, sono per la loro stessa natura una fonte infinita di sofferenza per gli animali.


