La Svizzera nell’Unione europea: una proposta

Un anno fa il Consiglio federale svizzero decretava il fallimento delle trattative, durate sette anni, per la ratifica di un accordo quadro fra la Confederazione e l’Unione europea.

L’accordo si proponeva di definire in modo organico e complessivo   le modalità istituzionali di recepimento da parte della Svizzera delle direttive comunitarie e di stabilire regole condivise per eventuali divergenze in materia.

I punti di disaccordo che hanno portato alla rottura riguardano il pieno recepimento da parte svizzera della direttiva Ue sulla libera circolazione delle persone, la protezione dei salari svizzeri e gli aiuti di Stato.

 Il fallimento dell’accordo non elimina naturalmente la necessità di regolare gli stretti legami di interdipendenza fra le due parti: il 52% delle esportazioni e il 70% delle importazioni della Svizzera interessano il mercato interno europeo.

Il problema, dunque, non è se continuare i rapporti di collaborazione ma come farlo e, riguardo a questo, le forze politiche si dividono in modo in parte trasversale a seconda delle questioni in gioco. Al centro della discussione rimangono le questioni che hanno portato al fallimento dell’accordo quadro osteggiato nei suoi diversi aspetti da forze politiche e sociali estremamente eterogenee.

 Il perseguimento, auspicato da molti per il futuro, di accordi bilaterali da contrattare di volta in volta sulle singole questioni deve tener conto delle resistenze crescenti al riguardo da parte di Bruxelles che non ha accettato di buon grado un mancato accordo complessivo

 Un’ apposita Commissione del Partito socialista svizzero ha perciò elaborato un documento che prevede una strategia in tre fasi di avvicinamento e di possibile ingresso della Svizzera nell’Ue.

In una prima fase dovrebbero essere condotte, entro il 2023, trattative per definire la partecipazione svizzera a una serie di programmo culturali, di ricerca scientifica e di innovazione (Erasmus, Horizon ecc.)

Entro il 2027 dovrebbe poi essere raggiunto un accordo per regolare a livello istituzionale le questioni   economiche relative all’accesso ai mercati europei da parte della Svizzera.

Solo a questo punto sarebbe possibile e auspicabile iniziare le trattative per un ingresso della Svizzera nell’Unione europea.

Mentre le prime due fasi sono già oggetto di iniziative parlamentari socialiste, la formulazione esplicita della possibilità di un ingresso della Svizzera nell’Ue rappresenta una novità di rilievo.

Gli stessi estensori della proposta socialista non si nascondono le difficoltà di una simile prospettiva ma valutano i possibili vantaggi superiori agli svantaggi.

Fra gli svantaggi   viene annoverato il necessario raddoppio dell’Iva per adeguarla i livelli europei. Sul piano politico sarebbe poi necessaria una radicale revisione del sistema, tipico della Svizzera, della democrazia diretta e una riforma dello stesso sistema parlamentare.

I servizi pubblici subirebbero poi una forte pressione in vista di una loro liberalizzazione mentre sul piano dei salari, più alti in Svizzera rispetto ai livelli europei , ci sarebbe il rischio di forme di dumping che metterebbero in discussione il livello di benessere dei lavoratori elvetici.

Il franco svizzero poi, moneta rifugio in tempi turbolenti quali quelli che stiamo vivendo, potrebbe risultare indebolito, osservazione questa che fa chiaramente comprendere come non sia assolutamente prevista una rinuncia da parte elvetica della propria sovranità monetaria.

Di fronte a questi svantaggi e situazioni problematiche ci sarebbero però per la società svizzera dei vantaggi molto superiori.

In primo luogo, la Svizzera farebbe il suo ingresso nella “stanza dei bottoni europea”, potrebbe cioè partecipare, a differenza di oggi, alle decisioni prese a livello europeo sulle più diverse decisioni comunitarie   che oggi la Confederazione è spesso costretta a subire passivamente. Inoltre, il ruolo internazionale dell’Ue, che corrisponde nella sostanza a quanto propugnato dai socialisti svizzeri che lo considerano   un elemento fondamentale per pacifici equilibri internazionali, uscirebbe rafforzato. Le politiche europee in tema di clima, difesa dei consumatori, ricerca e formazione hanno all’interno dell’Ue uno standard più elevato e un loro adeguamento ad essi sarebbe un vantaggio per la popolazione svizzera.

Alla luce degli attuali orientamenti dell’opinione pubblica interna,  la prospettiva di un ingresso della Svizzera nell’Ue appare utopistico ma gli estensori del documento socialista sottolineano che ci troviamo in un’epoca di grandi rivolgimenti che richiedono risposte nuove rispetto alle quali gli stessi cittadini svizzeri possono rapidamente cambiare opinione.

In buona sostanza, gli esponenti de Commissione del Partito socialista che ha elaborato il progetto hanno  manifestato di voler procedere con estrema prudenza nel processo di avvicinamento all’Ue, consapevoli del dibattito che esso susciterà all’interno del loro  stesso partito e fra le altre forze di centro e di sinistra, esplicitamente favorevoli o comunque disponibili a prendere a in considerazione l’opzione europea.

In ogni caso i problemi che hanno portato al fallimento dell’accordo quadro sono ancora tutti sul tavolo.

Il dibattito in corso appare tuttavia interessante e potrebbe portare risultati positivi sia all’interno della Confederazione che nelle istituzioni europee, instaurando positive dinamiche di superamento di rigidità corporative da una parte e di rinnovamento nei carenti processi democratici dall’altra.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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