Le nuove vie del dolore

Si aprono nuove vie lungo la Rotta Balcanica nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa: una nuova regione è al centro di violenze da parte delle forze di polizia dell’Unione Europea ai danni delle persone provenienti soprattutto da Afghanistan, Pakistan, India, ma anche da Paesi africani come la Somalia. 

Al momento circa 3.000 persone si trovano ammassate nel nord della Serbia, al confine con Ungheria e Romania (entrambi stati membri dell’Unione Europea) nella speranza, una volta in territorio UE, di poter fare richiesta di protezione internazionale.

I volontari di No Name Kitchen, sono l’unica realtà che, al momento, si prende cura dei migranti che si raccolgono nei due hub di Majdan, un minuscolo villaggio all’apparenza quasi abbandonato, circondato da campi di girasole, e di Horgos, piccola localitàche sorge direttamente sotto le reti metalliche che segnano la frontiera: qui, centinaia di baracche e tettoie costruite con rami strappati dagli alberi dell’area circostante ospitano attualmente tra le 500 e le 700 persone. Uomini, donne e famiglie intere, neonati “figli della rotta”, dormono da mesi in tende da campeggio, rifiutando i trattamenti previsti dalla legislazione serba e chiedendo l’apertura del confine per proseguire il proprio viaggio.  

E sono proprio gli amici di NNK chenei giorni scorsi ci hanno inviato un accorato appello: “… Al momento – ci scrivono –stiamo spendendo 500 euro alla settimana solo per il cibo, abbiamo bisogno di supporto per riuscire a coprire questa necessità e per essere in grado di rispondere ad altre richieste. Il nostro budget non è sufficiente per far fronte a questa nuova situazione. Una donazione mensile da parte delle persone che ci supportano potrebbe fare la differenza : https://whydonate.nl/fundraising/Support-people-on-the-move-in-Horgos-and-Majdan—New-Project ”. 

Ogni giorno – prosegue il messaggio – forniamo alle persone cibo e altri servizi di base. Calcolare il numero esatto di persone che si trovano nel nord est della Serbia al momento è difficile, perché esse sono protagoniste di spostamenti quotidiani e ogni giorno si incontrano facce nuove. Questi continui spostamenti, nel tentativo di trovare un varco nella frontiera, porta le persone a rimanere intrappolate sulle rotte migratorie per anni, senza avere accesso a diritti fondamentali quali quello di cercare un lavoro, quello di prendere una casa in affitto e quello di mandare i propri figli a scuola”. 

Violenza estrema da parte delle autorità europee 

I volontari ci scrivono che molte delle persone che incontrano quotidianamente raccontano loro di essere state vittime di respingimenti illegali da Romania e Ungheria verso la Serbia. La maggior parte di questi respingimenti sono accompagnati dalle violenze che i poliziotti di questi paesi, che fanno parte dell’Unione Europea, commettono nei confronti delle persone in movimento. In aggiunta alle forze di polizia, in Romania è presente anche una missione di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. 

Le persone in movimento chiamano questa regione “Il Triangolo”. Per evitare l’imponente barriera costruita dall’Ungheria al confine con la Serbia, esse raccontano di raggiungere l’Ungheria attraverso la Romania. “Lo chiamiamo il Triangolo, vai dalla Serbia alla Romania, dalla Romania all’Ungheria, poi la polizia tii prende in Ungheria e ti ricaccia in Serbia”, spiegano. 

Qualche giorno fa, un uomo ha contattato NNK affermando che durante il suo respingimento, ufficiali di polizia ungheresi hanno usato bastoni per colpire un gruppo di persone alle gambe. Non è la prima volta che i volontari raccolgono su questo confine testimonianze riguardanti l’uso di bastoni per colpire le persone alle gambe, facendo loro del male e impedendo loro di ritentare a breve l’accesso all’Unione Europea.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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