Circola in rete un post che risale al 2014 in cui, nel corso di una campagna di sensibilizzazione sui pericoli del riscaldamento climatico, si ipotizzava un futuro in cui in Francia d’estate si sarebbero raggiunte temperature anche superiori ai 40°. Si direbbe che quella simulazione appaia oggi tanto azzeccata quanto inquietante con l’aggravante che essa ipotizzava per il 2050 picchi di temperatura che si registrano già oggi, con oltre venti anni di anticipo.
In effetti credo che non solo l’uomo della strada ma anche gli esperti siano sorpresi dal fatto che il riscaldamento climatico, di cui le ricorrenti ondata di calore sono solo l’aspetto più appariscente, non solo sia ormai una realtà tangibile ma abbia tempi più rapidi di quanto ipotizzato.
C’è da chiedersi quali saranno le condizioni climatiche future, magari dell’estate del 2050, di fronte a un accelerazione così preoccupante a cui al momento non si riesce a porre un freno. Considerando il problema da un punto di vista generale i dati climatici degli ultimi anni non lasciano spazio ad alcuna forma di ostinato negazionismo: l’aumento di 1,5° della temperatura media annua dell’intero Pianeta rispetto all’era preindustriale, indicato dall’Accordo di Parigi del 2015 come limite da non superare per evitare gravi rischi ambientali, è stato raggiunto e superato già nel corso del 2024 mentre in Europa tale aumento si aggira ormai attorno ai 2,5°.
Le insostenibili ondate di calore che investono l’Europa sono solo un aspetto del problema ma non possono più essere considerate occasionali , visto che a ogni estate si ripetono con sempre maggiore frequenza e intensità. In questa seconda metà di giugno un anticiclone di origine subsahariana ha spinto masse di aria calda sopra gran parte dell’Europa. Il riscaldamento climatico, di per sé già responsabile di un surriscaldamento atmosferico, fa sì che queste masse di aria calda si spingano sempre più a nord ; i fenomeni più rilevanti si verificano nell’atmosfera libera a circa 1500 metri di altezza dove la temperatura dell’aria, che statisticamente in questa stagione nelle varie regioni europee si aggira sui 15-20°, raggiunge attualmente i 24° con punte di 27-28°. Una particolare configurazione atmosferica crea una situazione di stasi che impedisce la circolazione di aria meno calda, determinando una lunga durata dell’ondata di calore.
Al suolo ovviamente queste temperature raggiungono valori ben più elevati anche in relazione a fattori quali l’orografia e gli insediamenti antropici. La situazione è particolarmente grave nelle città che sono vere e proprie isole di calore con temperature nettamente superiori a quelle delle campagne circostanti. Non si tratta quindi più soltanto di cercare di limitare un ulteriore peggioramento del riscaldamento globale con provvedimenti che impatteranno eventualmente sul futuro ma anche di mettere in atto efficaci provvedimenti di adattamento agli aspetti irreversibili dei fenomeni in atto.
Dal punto di vista politico generale la situazione è allarmante in quanto i governi dei Paesi sviluppati, che hanno maggiore responsabilità sia storiche che contingenti rispetto alle emissioni climalteranti, sono attualmente attestati, con poche parziali eccezioni, su posizioni che vanno dal negazionismo alla Trump a fenomeni di sottovalutazione che si traducono, come nel caso dell’Ue, in un sostanziale smantellamento delle politiche ambientali. Le varie crisi internazionali e i problemi legati all’approvvigionamento energetico contribuiscono ulteriormente a condizionare in modo negativo le politiche delle varie istituzioni politiche impegnate in ingenti investimenti per il riarmo che sottraggono risorse anche alle politiche ambientali. Si consideri oltretutto che già ora le attività militari ,non solo legate alle guerre in corso, sono responsabili di circa il 6% delle emissioni.
L’unica speranza è che, in presenza di una condizione climatica che peggiora la vita delle persone emerga una spinta dal basso per richiamare i politici di tutto il mondo, ma in particolare quelli dei Paesi più sviluppati, a farsi finalmente carico delle loro responsabilità. Si rendono urgenti, senza ovviamente rinunciare a politiche finalmente incisive per la limitazione delle emissioni climalteranti, strategie complessive di adattamento a cui qui è possibile solo accennare.
Soprattutto nelle città dovrà essere aumentata la quantità di aree verdi per limitare gli effetti delle isole di calore. Se si riflette sulla strage di alberi che sta avvenendo in molte località soprattutto italiane si tratta quindi di invertire la disastrosa tendenza attuale. Le facciate e i tetti delle case dovranno essere ricoperte di vegetazione e soprattutto nelle nuove costruzioni dovrà essere migliorato l’isolamento termico.
Sul piano più generale l’estensione di foreste torbiere e aree umide appare fondamentale anche per la difesa della diversità. La gestione delle riserve d’acqua dovrà essere più oculata anche per far fronte a periodi di siccità mentre in agricoltura l’irrigazione dovrà essere più efficiente e mirata, anche con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale. La scelta delle colture e dei tempi di semina e di raccolto dovranno tener conto dei cambiamenti climatici in atto.
Altri provvedimenti riguarderanno la gestione del territorio per far fronte e prevenire fenomeni metereologici estremi che già molte popolazioni hanno purtroppo imparato a loro spese a conoscere. Appare necessario anche un rafforzamento di misure di salvaguardia della salute pubblica dei soggetti più fragili che le ormai abituali ondate di calore mettono a repentaglio.
Forse i nostri governati devono finalmente comprendere che la pace si basa soprattutto su politiche che salvaguardino le condizioni di vita degli abitanti del Pianeta.


