Lista delle S-malattie consigliate #13: onestesi

Ma buongiorno, mamma che faccia che hai oggi Ilaria, su, sciacquati il viso, non c’è tempo di pensare alla stanchezza e alle mille cose che vorresti avere il tempo di fare, ti fa solo sprecare energie.

No… hai già pigrato abbastanza, lo sai che non è la stanchezza a farti rallentare. Poi, più dormi, più dormiresti.

Su…. bando alle ciance, ché se ora hai poco tempo, figuriamoci dopo…

Ah, ma ci sei anche tu?

Buongiorno anche a te…

(Solitamente quest’ultima frase, è rivolta ad Emy e Burrito, che mi seguono per casa come due fedeli e scodinzolanti ombre…)

Questo è, a sommi capi, quello che mi dico guardandomi allo specchio, la mattina appena alzata.

Di cosa voglio scriverti oggi?

L’ho chiamata onestesi.

Una s-malattia che mi è costata un prezzo altissimo, ma, da quando l’ho conquistata, mi ha permesso di imparare a guardare in faccia le cose come stanno. Belle o brutte che siano e a trovare rapidamente soluzioni adatte a me, in base alle circostanze in cui mi trovo.

Questa s-malattia consiste nella capacità di essere onesti con se stessi.

Parlo di “conquista” per quanto riguarda l’onestesi, perché c’è stato un periodo della mia vita in cui, anziché viverla, la subivo. Davo responsabilità a tutto e tutti, per il mio stato di costante incertezza, insoddisfazione e infelicità. Tranne che all’unica diretta responsabile. Sempre io. Non mi piaceva il posto dove stavo ed il lavoro che facevo. Indirettamente (ma forse neanche troppo), accusavo la mia compagna dell’epoca della mia insoddisfazione. Poi, quando la relazione è finita, ho dovuto fare i conti con la realtà. Ho cambiato paese, lavoro, ma comunque il senso di insoddisfazione e frustrazione, continuavano.

Rendermi conto che l’unica vera artefice di tutto quel malessere ero io, è stato uno schiaffo in pieno volto, a mano aperta (la mano di un gigante però, mica di una fatina).

Tuttavia, è stata la cosa migliore che mi potesse capitare, perché da lì in poi, ho imparato a guardarmi dentro con più onestà. A essere meno lagnosa e a  guardare le cose da più punti di vista.

Ad oggi quando intraprendo una nuova strada non mi chiedo più “funzionerà?”

Bensì mi chiedo “cosa devo fare per farlo funzionare?” soprattutto “sono disposta a fare ciò che occorre per riuscire nella mia impresa?”

Se la frustrazione persiste allora mi chiedo “sto facendo tutto ciò che occorre per cambiare la situazione?” Quando la risposta è sì, allora mi chiedo “è realmente questo l’unico punto di vista? O c’è qualcosa che non ho ancora considerato?” E quando, cambiando prospettiva, mi rendo conto  che ci sono delle cose che ad oggi non so fare… beh… attingo alla mia fedele librite e cerco dei testi attinenti all’argomento per ampliare le mie competenze.

Insomma… tradotto in brevi termini, ho imparato a conoscere “l’io pollo” e a comportarmi di conseguenza. Esattamente come faccio con i miei polletti, quadrupedi e bipedi, che vivono in casa con me.

Ci vuole una sovrabbondante dose di pazienza e un’infinità d’amore per vedere le cose, accettarle per come sono e costruire una strategia efficace.

Mi torna in mente quando, passeggiando con mio papà a Winterthour, una bellissima città dell Svizzera interna, guardando gli alberi secolari lui mi disse “qui piuttosto che tagliare un albero come questo per fare una casa, gliela costruiscono intorno”.

Ognuno di noi ha le sue radici ed un’identità. Come tali, dovrebbero essere lasciate immacolate, proprio come quegli alberi. E avere la lungimiranza di costruirci intorno.

Perché è giusto rispettare le cose per la loro natura, altresì è auspicabile, fare ciò che va fatto. 

Non si tratta di ciò che è giusto o sbagliato. Non serve il giudizio.

Ma molto più umanamente, serve chiedersi, cosa funziona e cosa no…

Detto sempre in tutta onestà, sono conscia del fatto che anch’io ho un modo di vivere non del tutto “conforme” per la società in cui viviamo.

Tanto per cominciare, sono omosessuale e convivo con la mia compagna, sua figlia (ormai anche un po’ mia) e due cani (quelli sono decisamente miei).

Ma sono felice e ormai il giudizio delle persone, non mi tocca nemmeno più.

So chi ho scelto di essere e, per la maggior parte delle volte, mi piace.

Nella bussola della mia vita, ho imparato a togliere giusto e sbagliato. Ora le mie coordinate sono “gioia, tristezza, amore e paura”

Cerco sempre di far puntare la lancetta in alto a destra… 

Perché è così che sto bene.

Tu, ti sei mai chiesto com’è fatta la bussola della tua vita? Che strategie usi per far funzionare le cose? 

Scrivimelo nei commenti qui sotto.

E ricorda…A volte basta solo un primo passo per cambiare il mondo, ma per rivoluzionarlo davvero, non può restare il solo.

Seguici

Cerca nel blog

Cerca

Chi siamo

Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

Ultimi post

Rivistando – 28 marzo 2025

Come sempre ogni venerdì – in diretta alle 12 – Rivistando, rassegna stampa dei media italiani all’estero a cura di Sconfinamenti e Radiocom.TV. Oggi vi

Leggi Tutto »