Misura la tua impronta ecologica

Ogni attività umana implica un consumo di risorse naturali.

Per quantificare l’entità dell’impatto di questo consumo di risorse rispetto alle capacità del pianeta di produrle e di rigenerarle, due ricercatori ecologisti, Mathis Wackernagel e Wiliam Rees , hanno ideato nel 1996 un indicatore che  calcola in ettari la superficie produttiva    necessaria   per produrre e rigenerare le risorse naturali consumate mediamente ogni anno  in generale dagli abitanti del Pianeta e in dettaglio  dalle singole comunità nazionali  Questo indicatore è stato denominato dai suoi ideatori Ecological Footprint,  tradotto  in italiano con impronta ecologica.

L’ indicatore, basato su complessi calcoli matematici, ha il pregio di mettere in evidenza le problematiche ambientali centrali per la “salute” del Pianeta e in particolare il fatto che l’umanità consuma attualmente ogni anno risorse per la cui produzione e rigenerazione sarebbe necessaria 1,7 dell’attuale superficie terrestre. Detto in altri termini, gli esseri umani, nel loro complesso, consumano quasi il doppio delle risorse naturali che la Terra è in grado di produrre e rigenerare, creando uno squilibrio alla lunga insostenibile.

L’indicatore tiene conto dei consumi nei diversi settori della vita di ciascun individuo e calcola, dunque, l’impatto ambientale riguardante l’ambito alimentare, abitativo, dei trasporti, dei beni di consumo e dei servizi. 

Mathis Wackernagel ha anche creato nel 2003 il Global Network Footprint, che si propone di monitorare l’impatto dell’umanità sull’ambiente cercando anche di fornire suggerimenti per attenuarlo.

Sulla base dei dati forniti dall’indicatore, viene calcolato ogni anno   il giorno di “sovrasfruttamento” della Terra, il giorno cioè in cui il nostro pianeta ha esaurito le risorse che sarebbero disponibili per quell’anno; quest’anno questa infausta ricorrenza è caduta su scala mondiale il 29 luglio mentre per la sola Italia la data fatidica è stata il 13 maggio e per la Svizzera due giorni prima. 

L’umanità, nel suo complesso, con diverse responsabilità da un Paese all’altro, si comporta insomma come una famiglia che consuma il proprio budget annuale molto prima del 31 dicembre e che accumula via via un debito che presto non sarà in grado di estinguere.

Detto questo, occorre subito notare che questo consumo di risorse naturali presenta notevoli differenze fra un Paese e l’altro e all’interno di uno stesso Paese 

Se consideriamo i consumi di risorse della popolazione australiana o statunitense calcolati nel 2017 scopriamo che se tutti gli abitanti del Pianeta consumassero la stessa quantità di risorse, non basterebbero cinque pianeti Terra per produrle e rigenerarle mentre per gli abitanti  della Svizzera ne occorrerebbero tre e  e per gli italiani 2,6.

All’estremo opposto di questa scala troviamo gli abitanti dell’India per i cui consumi sarebbe sufficiente poco più della metà delle risorse del nostro pianeta.

Evidentemente il rapporto fra le risorse consumate e la capacità della terra di rigenerarle è attualmente squilibrato.  La media di 1,7 “pianeti Terra” che sarebbero necessari per mantenere gli attuali livelli di consumo di tutti gli abitanti del Pianeta andrebbe ovviamente ridotta, tenendo conto però degli enormi squilibri fra Paesi ricchi e Paesi poveri; il necessario riequilibrio nel consumo di risorse non può ovviamente avvenire a spese di popolazioni che vivono al di sotto di livelli di consumo necessari per condurre un’esistenza dignitosa. All’interno di ogni singolo Paese esistono poi, ovviamente, differenze nei consumi legate alla classe sociale di appartenenza.

Ci troviamo di fronte ai problemi che affliggono l’umanità e che ne mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza in quanto, una volta esaurita la capacità di rigenerare le proprie risorse, la Terra diventerà un luogo inospitale per tutti.

L’avvio a una soluzione o almeno all’attenuazione delle conseguenze di tutto questo è affidata ovviamente alla capacità delle comunità umane nel loro complesso di produrre quanto è necessario per una vita dignitosa per tutti gli esseri umani con un consumo nettamente inferiore a quello attuale delle risorse disponibile.  Le   soluzioni non possono essere solo di tipo tecnico ma è necessario anche un cambiamento delle abitudini di consumo che implicano a loro volta scelte politiche molto impegnative.

Chi vive nei Paesi ricchi non può illudersi di continuare a mantenere i propri attuali livelli di consumo senza un impatto insostenibile per la sopravvivenza stessa del Pianeta e al tempo stesso condizioni di vita intollerabili per la maggior parte dell’umanità.

I cambiamenti indispensabili sembrano del tutto utopistici ma se si pensa che l’alternativa sarebbe l’insorgere di una lotta senza quartiere per la spartizione di risorse decrescenti e in prospettiva la possibile estinzione del genere umano, la speranza e l’impegno diventano un dovere.

Come accennato questo l’indicatore dell’impronta ecologica si basa su una complessa formula matematica utilizzabile solo dagli addetti ai lavori.

Il Wwf svizzero ha tuttavia ideato un pregevole questionario grazie al quale ciascuno può calcolare, con buona approssimazione, l’impatto della propria impronta ecologica e confrontarla con quello della media svizzera e mondiale.

Il questionario   è corredato da utilissime indicazioni su come alleggerire il peso del nostri consumi.

Ovviamente nessuno si illude che problemi così complessi possano essere risolti con il semplice impegno personale e senza un cambiamento radicale degli indirizzi della politica dei vari Stati.

Tuttavia anche l’impegno individuale può fornire un piccolo contributo e rendere ciascun cittadino più cosciente  e più esigente nel reclamare i necessari cambiamenti a partire dalla comunità nazionale di cui fa parte.

E allora, forza, calcola anche tu la tua impronta ecologica, qui.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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