Tamara Carrasco: un viaggio nello spazio e nel tempo

Il sanguinoso colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973 è uno di quegli eventi che, nella mente di chi li ha vissuti, sia pure da lontano, rimangono impressi in modo indelebile: ti ricordi distintamente di quella maledetta radio da cui apprendesti la notizia, ti ricordi dov’eri e che cosa facevi in quel momento, ti torna in mente tutto quello che accadde nei giorni e negli anni successivi.  In quel periodo in molti in Italia e nel mondo ci sentimmo un po’ cileni e sentimmo perciò come anche nostra la terribile ferita inferta a quella democrazia.

Parlare con Tamara Carrasco, le cui vicende familiari e personali sono profondamente segnate da quegli eventi, è come riviverli anche se, per fortuna, oggi se ne può parlare come di qualcosa che la storia ha spazzato via si spera per sempre.

Ma una conversazione con Tamara è anche un viaggio affascinante nello spazio e nel tempo in   cui, da parte sua, anche nel racconto degli episodi più drammatici, non c’è traccia di autocommiserazione ma, al contrario, la volontà di reagire e di prendere comunque in mano la propria vita.

Dal Cile all’Italia

I genitori di Tamara si sono conosciuti in Italia, dove sono arrivati separatamente come rifugiati politici dal Cile, in seguito al colpo di stato di Pinochet del settembre del 1973. Il nonno materno, militante socialista e dirigente sindacale, dopo il golpe, si rifugia nell’ambasciata italiana di Santiago, insieme a molti perseguitati politici, come mostra il film-documentario di Nanni Moretti Santiago,Italia del 2018 in cui compare anche il padre di Tamara.

Autore:”Mono” Carrasco

Il nonno, nel 1974, può partire per l’Italia come rifugiato politico insieme alla sua famiglia.
Anche il padre, artista di murales molto attivo politicamente, dopo quasi un anno di clandestinità, riesce a sua volta a entrare nell’Ambasciata italiana e successivamente ad arrivare in Italia come rifugiato.

I nonni materni si rifanno una vita a Bologna anche se devono affrontare le difficoltà di chi è costretto forzatamente ad abbandonare il proprio paese e a conoscere un peggioramento della propria condizione sociale; la nonna, per la prima volta nella sua vita, comincia a lavorare mentre i cinque figli frequentano la scuola.

Tuttavia, la famiglia   riceve l’aiuto   delle istituzioni e avverte la solidarietà della gente comune.

Il padre continua anche in Italia il suo impegno politico, venendo a contatto con molti cileni in esilio fra cui anche la mamma di Tamara; i due giovani si innamorano e si sposano   quando lei ha diciotto anni e lui ventuno. 

La coppia si trasferisce a Milano, dove poco dopo nasce Tamara che, però, come più tardi il fratello, viene considerata apolide fino all’età di nove anni.

La famiglia si inserisce positivamente nella realtà di Milano e Tamara non sente nessuna differenza con gli altri bambini ma anzi è orgogliosa per il fatto di parlare anche un’altra lingua.

Qui viene da fare una riflessione dolce e amara al tempo stesso, confrontando l’atteggiamento di accoglienza e di ospitalità mostrato allora dalle autorità italiane ma anche dalla gente comune verso chi era costretto a fuggire da una feroce repressione politica e la diffusa ostilità verso chi oggi, in condizioni analoghe, bussa alla porta dei vari paesi europei

Certo, molte condizioni sociali ed economiche sono cambiate ma dovremmo anche interrogarci sul cambiamento antropologico che ha portato l’Europa a diventare così chiusa e ostile.

Anche   i parenti di Tamara, che pure vivono da tanti anni in Italia, percepiscono una minore disponibilità all’accoglienza nell’Italia di oggi.

Quando Tamara ha due anni, i suoi genitori divorziano e la madre torna insieme a lei a Bologna dove vive ancora una parte della famiglia di origine mentre i nonni materni, presi dalla nostalgia ma non potendo tornare in Cile, si sono nel frattempo trasferiti in Ecuador.

A Bologna la madre convive con il compagno cileno che diventerà il suo secondo marito e dalla nuova relazione nasce il fratello di Tamara.

Il ritorno In Cile

Nell’ 84 la nuova famiglia si trasferisce in Cile; Tamara avverte in modo molto forte il passaggio dal relativo benessere italiano alla povertà del Cile ma il calore dei molti parenti che trova nel paese sudamericano, l’aiutano molto a superare questa difficoltà.

Riccardo, il secondo marito della mamma di Tamara, è a sua volta figlio di un esule cileno che. dopo aver conosciuto l’orrore delle prigioni di Pinochet. era riuscito a raggiungere l’Inghilterra tramite un matrimonio per procura con una cittadina inglese; dall’Inghilterra Riccardo aveva in seguito raggiunto l’Italia.

In Cile la famiglia di Tamara vive in condizioni   molto modeste ed è costretta a continui traslochi. 

L’aiuto economico di un’amica italiana consente a Tamara di frequentare una prestigiosa scuola privata che, oltre a   garantirle un buon livello di istruzione, le trasmette anche fondamentali valori democratici.

Tuttavia, la sanguinosa repressione fascista non risparmia nemmeno la sua scuola; Tamara ricorda ancora con orrore quel giorno di marzo del 1985 in cui i carabineros catturarono davanti all’istituto due persone, fa cui un insegnante, che il giorno successivo vennero trovate morte.

Dopo il liceo Tamara inizia gli studi universitari, dapprima frequentando la facoltà di ingegneria e in seguito due anni di architettura.

Il ritorno in Italia e la nuova famiglia

Nel 2001, non vedendo in Cile la possibilità di sbocchi professionali adeguati e anche in seguito a una cocente delusione sentimentale, raggiunge di nuovo il padre in Italia e si iscrive al Politecnico di Milano.

Il carattere molto ottimista e la grande forza di volontà le permettono di reinserirsi in Italia anche perché Tamara ha avuto cura in tutti questi anni di mantenere vivi i rapporti con la realtà e con la lingua della penisola.  

Dopo un anno di frequenza della facoltà di architettura nell’ambito del Progetto Erasmus, difficoltà burocratiche le impediscono l’iscrizione all’anno successivo e la costringono a una permanenza illegale in Italia. che viene poi risolta con una sanatoria quale collaboratrice domestica. Ottenuto il permesso di soggiorno, Tamara può collaborare con uno studio di architettura milanese e, al tempo stesso, tentare di riprendere gli studi forzatamente interrotti.

Diventa quindi studentessa lavoratrice e nel 2004 conosce Paolo, che si occupa di logistica dei trasporti, con cui decide di convivere prima a Milano e poi a Lerici, dove Tamara sente la mancanza della libertà e degli stimoli della grande città. Nel 2005 nasce Samuele e nel 2007 Simone.

In Svizzera e in Germania

Nel 2008 la famiglia si trasferisce in Svizzera, a Kloten, dove Paolo lavora per la Swiss Air Lines.

A Kloten, nelle immediate vicinanze di Zurigo, Tamara ritrova il gusto di vivere in una grande città, dove fa amicizia con italiani, spagnoli e cileni; l’amicizia con una ragazza indiana   le consente di migliorare le sue conoscenze della lingua inglese, utili anche per la nuova attività lavorativa.

Il pregio di Zurigo è proprio nella possibilità di stringere contatti con tante persone di varia provenienza diverse, anche senza conoscere bene il tedesco.

Questo pregio della città può essere al tempo stesso un difetto e Tamara lamenta un po’ di non conoscere bene la lingua tedesca, anche se ha frequentato dei corsi a Zurigo,

Nel 2016 Tamara e Paolo decidono di acquistare una casa con giardino a Lottstetten, in Germania, ai confini con la Svizzera, dove vivono tuttora. Paolo nel 2018   lascia la Swiss Air Lines e lavora in proprio, dovendo fare i conti con la crisi del trasporto aereo da cui ora per fortuna si intravedono i primi segni di ripresa.

I rapporti di Tamara e Paolo con la Svizzera e con Zurigo rimangono intensi anche sul piano delle amicizie a cui si aggiungono le nuove conoscenze di Lottstetten.

Samuele e Simone hanno affrontato con serenità i vari spostamenti familiari e parlano abbastanza bene tre lingue. Tamara non ha ancora raccontato loro in modo dettagliato le vicissitudini della propria famiglia di origine e si propone di farlo quando saranno più grandi.

Attualmente i ragazzi soffrono un po’il disagio della mancanza della scuola in presenza.

In seguito alla crisi pandemica, Tamara è al momento disoccupata ma non si perde d’animo e non abbandona il suo sogno di poter presto completare i suoi amati studi di architettura.

Tamara sta affrontando con il consueto ottimismo e una grande forza di volontà anche questo periodo difficile cercando di cogliere, come ha sempre fatto in tutta la sua vita, le opportunità che anche le situazioni più difficili possono offrire.

Il suo sogno sarebbe di poter sintetizzare il meglio delle sue esperienze di vita : vivere in Cile sulle coste dell’Oceano Pacifico godendo della serenità raggiunta in Germania,  con uno stipendio svizzero e del buon cibo italiano.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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