Tutto inizia sempre dal primo passo!

Continuavo a guardarmi la punta delle scarpe, chiedendomi se avrei davvero trovato il coraggio, di suonare a quel maledetto citofono. Con la coda dell’occhio, mi accorsi che c’erano due clienti del bar che stavano venendo verso di me. 

Abbassai la testa, nascondendomi dietro alla mia cartella porta disegni, nel tentativo di non farmi vedere, anche se dubito che mi avrebbero riconosciuta.

Per l’occasione indossavo, décolleté nere tacco 12 in vernice, una gonna a tubino nera con un piccolo spacco laterale all’altezza del ginocchio, la mia camicetta di seta bianca, “per le occasioni speciali” come  diceva mia madre e il mio cappotto di cashmere color panna, con basco coordinato. 

I due non si decidevano a cambiare strada, quindi mi precipitai sulle scale e mi avventai sul citofono.

Dalla reception mi aprirono, ormai non potevo più tornare indietro.

Dovevo attraversare quell’enorme vetrata, che per anni avevo solo visto da lontano.

“Buongiorno signorina ha un appuntamento?”

La voce del receptionist mi fece trasalire:

“Hem io… io…, io ero solo venuta a chiedere se era possibile fare una visita. So che ne organizzate.”

L’uomo di mezza età ,ben vestito e con un sorriso cordiale mi rispose:

“Solitamente ne facciamo in primavera ma attualmente non ho ancora le date. Tenga questo opuscolo, all’interno troverà il programma della visita guidata e le mail di riferimento per chiedere informazioni.”

Sorrisi mettendo  il dépliant nel raccoglitore, attenta a non far vedere a nessuno il suo contenuto.

Erano anni che mi stavo preparando per quell’occasione, con il fortissimo desiderio di poter finalmente, esporre alla luce  quei bozzetti che avevo ideato e reso vivi e reali, con tanto impegno e tanta devozione.

Non era facile per me far vedere ad altre persone i miei disegni. Erano una parte di me  delicata, che custodivo gelosamente. 

Voltandomi, mi trovai faccia a faccia con la statua gigante di Topolino che mi guardava sorridente.

Sì, so a cosa stai pensando, povera Bea, hai già 36 anni e sei un’ illusa  se pensi che facendo vedere qualche schizzo alla Disney, sarai assunta nella più importante azienda di animazione di tutti i tempi. 

Uscii dall’edificio sconfitta. Tanti anni di preparazione e i miei disegni ancora  non erano stati visti da nessuno, a esclusione di Emy ovviamente, la mia fedele complice. Una “pinscherina” di sei anni, con gli occhietti dolci a forma di oliva, che mi scrutava e si divertiva a fare in pezzi i fogli accartocciati che buttavo nel cestino sotto al tavolo. Ho sempre pensato che fosse il suo modo di dirmi “Puoi fare meglio di così!” 

Condividiamo l’appartamento, un monolocale vicino alla metro gialla di Milano, in zona Corvetto.

Lavoro nel bar del centro da ormai da 15 anni e ogni sera, nel rincasare con i mezzi, passo davanti al Disney store, chiedendomi se mai un giorno, vedrò il personaggio di un mio fumetto, prendere forma come uno di quei peluche, che i bambini tanto amano.

Quando ero piccola andavo a dormire ogni notte, con il mio cuscino con raffigurata una scena del mio cartone animato preferito, La bella e la bestia.

Ispirandomi a quel film ho fatto il mio primo disegno, quando avevo 16 anni. 

È l’unico che vive alla luce del sole. Incorniciato e appeso nella mia stanza.

Una notte di marzo mi svegliai di soprassalto. 

Una folata di vento aveva fatto sbattere la finestra contro il mio disegno, facendolo cadere e il vetro si infranse, in mille minuscoli pezzettini.

Raccolsi la mia creazione e dietro lessi la dedica del nostro vecchio vicino di casa, Emilio, che aveva combattuto in guerra e mi esortava fin da piccola, a non avere paura, e ad andare con tenacia nella direzione dei miei desideri.

“Nulla si è mai trasformato da solo e nulla cambierà, se non sarai tu a fare qualcosa per migliorare la situazione. Rincorri i tuoi sogni, Beatrice. Svegliati!”

Quelle parole mi raggelarono, molto di più dell’aria pungente che entrava dalla finestra.

Vent’anni. Erano passati vent’anni e lui aveva previsto tutto.

Lui sapeva che se non avessi raccolto quel poco di coraggio, nulla sarebbe mai cambiato e avrei continuato ad accontentarmi di un lavoro banale, per il resto dei miei giorni.

Spinta da rabbia, ferocia, fervore, odio, passione, malinconia, tristezza, gioia…

non so definire quale fosse il volto dell’emozione, che mi fece aprire il mio portatile e mandare alla Disney, la mia candidatura come disegnatrice, allegando diversi disegni, scansionati sul momento e altri fatti a computer.

Beatrice Burotti 
Alla cortese attenzione del responsabile del personale della The Walt Disney Company Italia S.r.l – Divisione disegnatori   Con la presente, intendo candidarmi come disegnatrice presso la Walt Disney Company Italia S.r.l.  
Mi presento, sono Beatrice Burotti e questo è il mio lavoro.

Non me la sentivo di dilungarmi in spiegazioni. Percorsi scolastici e corsi frequentati. Volevo solo essere valutata per i miei disegni.

Senza che me ne rendessi conto, si erano fatte le sei di mattina.

Mi vestii, bevvi una portentosa tazza di caffè e mi avviai verso il lavoro, dopo aver fatto uscire Emy per i suoi bisogni mattutini.

Per il mondo era un martedì come tanti, ma io quel 15 marzo del 2022 non me lo potrò mai e poi mai dimenticare.

Ogni cosa era diversa. L’aria che respiravo sembrava più buona, i colori,i suoni. Tutto aveva assunto un aspetto più vivido, più caldo, più vero.

La giornata passò frenetica come al solito, ma senza troppi intoppi. Nonostante la notte quasi interamente in bianco, mi sentivo instancabile. 

Come se quella mail  mi avesse iniettato nelle vene  una scossa di vita incontenibile.

Continuavo a pensare che, se mi avessero chiamato, avrei dovuto farmi trovare con almeno una prima bozza di un racconto.

Non appena rincasai, salutai la mia piccola fedele amica, andammo al parco insieme e dopo una doccia calda, aprii la casella di posta elettronica.

Nessun nuovo messaggio.

A dire il vero, questo mi fece sentire quasi sollevata. Avrei usato quel tempo, per creare la mia storia.

Così misi sul tavolo tutto l’occorrente e iniziai a disegnare. Quando staccai la testa dal foglio, erano le due del mattino.

Emy aveva già preso posto sotto le coperte, io mi misi accanto a lei, portandomela in grembo. Era uno straordinario scaldaletto, nelle notti d’inverno.

Quella diventò la nostra nuova routine; non appena rientravo dal lavoro, uscivo con la mia piccola e subito dopo cena, passavo le serate a disegnare.

Con il passare del tempo, iniziai a condividere i miei bozzetti su Instagram, chiedendo ai miei follower consigli, sul disegno e sui personaggi delle storie che stavo creando.

Ben presto conobbi diversi ragazzi di Milano, che come me, avevano la passione per i fumetti. Insieme abbiamo creato un manga, che ha avuto una discreta popolarità sui social. Poco tempo dopo, alcune aziende ci contattarono, chiedendoci d’inserire la pubblicità dei loro prodotti, nel nostro spazio.

Grazie a questo, lasciai il mio lavoro da cameriera e iniziai a disegnare a tempo pieno.

Era tornato il fresco, le foglie avevano lasciato gli alberi, colorando le vie con quei tipici vivaci colori dell’autunno ma della tanto attesa risposta, nessuna traccia.

Nemmeno per dire un semplice:

“Ci dispiace, i suoi disegni non sono all’altezza delle nostre aspettative”.

Niente di niente.

Finché un bel martedì, rincasando dall’ufficio dove disegnavo fumetti, insieme ai miei amici, aprii il portatile. Un rito che mi aveva accompagnato negli ultimi mesi e che ormai facevo con noncuranza. Era l’undici ottobre e nella posta in entrata comparve una mail…

Walt Disney Company Italia S.r.l
Con la presente, La ringraziamo per averci inviato il suo materiale e La invitiamo a recarsi presso la nostra sede di Milano in Via Ferrante Aporti, 6/8.   Alla reception chieda dell’ufficio direttivo dei disegnatori. La aspetto per le 15:30 di mercoledì 19 ottobre.  
Cordiali saluti Dott.ssa Garli – Responsabile delle risorse umane 

Fortunatamente, mi ero appoggiata al divano, perché le ginocchia mi stavano tremando e dubito che sarei riuscita a stare in piedi.

Chiamai il mio vicino di casa sul cellulare “Andrea corri subito da me”. Lui, che era l’unico del palazzo con cui avevo fatto amicizia, si precipitò all’interno dell’appartamento, guardandosi intorno in cerca di una qualche anomalia. “Cosa c’è Bea? C’è stata una fuga di gas, o si è rotto un tubo?” Io ero impietrita e non riuscivo neanche a parlare.  Probabilmente dovevo essere più pallida della luna, perché lui mi guardava esterrefatto. 

Gli presi la mano e con l’indice puntato in direzione del portatile dissi:”Leggi!”.

Stupito Andrea, aggrottò la fronte.

“Bea, hai un colloquio con la Disney!”

Non stavo sognando, era tutto vero.

Mi sciolsi come un budino, appiattendomi sul divano, senza forze e senza la capacità di pronunciare una sola parola.

Cosa sarebbe successo se non avessi mai mandato quella mail?

Non mi sarei impegnata tanto per creare un racconto, non avrei mai messo i miei disegni su Instagram, non avrei mai conosciuto il mio gruppo di amici, non avrei partecipato a quel fumetto e farei ancora la cameriera nel bar del centro.

Avrei passato ogni giorno, a sognare di disegnare, senza mai farlo veramente.

Andare oltre le proprie paure, sicuramente richiede un notevole sforzo, tenacia, coraggio, passione, grinta, audacia ed è tutt’altro che scontato.

Ma subire le proprie paure invece, quanto costa?

A che prezzo avrei dovuto pagare la rinuncia ai miei desideri?

Ciò che ho imparato da quella mail, è che la paura non è solo un limite. 

Se usata per andare verso ciò che è realmente importante, può spingerti con talmente tanta forza, da farti addirittura arrivare, dove non osavi nemmeno immaginare.

Quella mail è stata significativa, non tanto per la risposta che ho ricevuto ora, a distanza di mesi ma per tutto quello che ho fatto successivamente, per prepararmi a questo colloquio, che oggi, non so nemmeno se farò.

Tutti abbiamo paura e questo ci accomuna; ma è ciò che facciamo con quella paura a renderci diversi.

Seguici

Cerca nel blog

Chi siamo

Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

Ultimi post

La violenza sui bambini non è inevitabile

“Prima che accada!” è il titolo del terzo Congresso organizzato dall’ASPI (Fondazione non profit della Svizzera Italiana) che vuole accendere i riflettori sull’importanza della prevenzione degli abusi sessuali

Leggi Tutto »

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.