Una base militare nel Parco naturale? No, grazie

Il Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli è un’area naturale protetta che si estende sulla fascia costiera delle Province di Pisa e di Lucca per complessivi 23.000 ettari; è suddiviso in tenute che hanno un’origine storica. Una di esse è la tenuta di Coltano, nel Comune di Pisa. Dalla località di Coltano, nel 1903, Guglielmo Marconi effettuò la prima trasmissione radio-telegrafica e, in seguito, realizzò la prima stazione radio italiana a onde lunghe. Nella stessa località fu detenuto nel 1945, per il suo attivismo fascista, in un campo di prigionia statunitense, il poeta Ezra Pound che qui compose i Canti pisani.

La tenuta di Coltano è un’area acquitrinosa bonificata che ha una destinazione agricola all’interno della quale non si può costruire e in cui vengono consentiti al massimo interventi di recupero di manufatti preesistenti. Al contrario, nella zona sono previsti eventuali riallagamenti controllati ed è ospitata una produzione agricola rigorosamente sostenibile.

In quest’area il governo vorrebbe stabilire un Centro di addestramento dell’Arma dei carabinieri. Questo progetto ha incontrato una forte opposizione che ha trovato espressione, fra l’altro, nel Movimento No base né a Coltano né altrove.

Ne abbiamo parlato con Tiziana Nadalutti, ambientalista ed esperta di agricoltura sostenibile, che fa parte del gruppo pisano Una città in comune-Rifondazione comunista ed è una delle animatrici del movimento.

La mobilitazione è sfociata nella riuscita manifestazione nazionale del 2 giugno e prosegue con una serie di iniziative.

Come nasce il progetto dell’installazione di una base militare nella tenuta di Coltano?

 Alla fine del marzo scorso abbiamo “scoperto” sulla Gazzetta Ufficiale un Decreto del Presidente del Consiglio e in seguito abbiamo appurato, ricavando a fatica le informazioni necessarie, che il progetto dell’insediamento della base militare a Coltano esisteva già dal 2019.

Da qui si è sviluppata un’attività di approfondimento e di iniziativa politica condotti da Ciccio Auletta, consigliere comunale di Pisa per la lista Una città in Comune-Rifondazione comunista e dal gruppo di lavoro che lo coadiuva; poi, a livello parlamentare, le rappresentanti di ManifestA, in collaborazione con noi, hanno presentato un’interrogazione che ha permesso di approfondire ulteriormente la questione e ne stanno per presentare un’altra. In sede locale, abbiamo inoltre compiuto una serie di interventi ispettivi a livello di amministrazione del Parco ma anche presso il Comune e la Provincia di Pisa e la Regione Toscana.

Perché siete così contrari alla base militare?

Questa base fa parte di una serie di infrastrutture militari che premono pesantemente sul territorio, tra cui la base militare Usa di Camp Darby, la 46°Brigata aerea; inoltre, è prevista anche la realizzazione della Darsena Europa nel porto di Livorno, che sarà utilizzata anche per fini militari.

Per quanto riguarda Camp Darby, si deve tenere conto che è in via potenziamento, e che anche questo progetto a suo tempo è stato tenuto nascosto da chi governava la città e la regione. Anche in quel caso noi l’avevamo scoperto, denunciato e contrastato ma non siamo riusciti a bloccarlo.

Tornando al progetto della base militare a Coltano, eventuali nuove edificazioni, che non sarebbero consentite in un’area protetta, causerebbero una serie di impatti ambientali rilevanti; in primo luogo verrebbe sconvolto l’assetto idrogeologico, già molto fragile in aree bonificate che richiedono, per la loro conservazione, il costante utilizzo di idrovore in modo da eliminare l’acqua in eccesso. Con l’impermeabilizzazione dell’area della base, il territorio circostante risulterebbe quindi ancora più vulnerabile in caso di fenomeni alluvionali, dal momento che sarebbe significativamente ridotta l’area disponibile per l’assorbimento delle acque meteoriche.

Si verificherebbe poi una riduzione irreversibile degli ecosistemi con una perdita di biodiversità, sia diretta, a causa dell’intervento, sia indotta a causa della loro frammentazione.

Inoltre, avverrebbe un’alterazione del paesaggio che anche la Convenzione europea del paesaggio concepisce come una costruzione umana che si integra in un territorio. Verrebbe insomma danneggiato l’equilibrio territoriale che permette agli ecosistemi e agli agro-ecosistemi di sopravvivere.

Inoltre, questi territori sono utili per attivare politiche di contrasto al cambiamento climatico che verrebbero anch’esse compromesse.

Il Presidente della Pro Loco di Coltano si dice rassicurato dal fatto che non verranno costruiti nuovi edifici ma semplicemente recuperati quelli esistenti.

Ammesso che questo sia vero, anche in questo caso ci sarebbe comunque un impatto ambientale negativo, in quanto l’insediamento di uffici e delle abitazioni dei militari genererebbe comunque traffico. Inoltre, esiste un problema di impatto socioeconomico negativo, in quanto le strutture in tal modo recuperate verrebbero sottratte alla comunità locale anziché essere destinate a finalità del Parco e/o di utilità sociale della comunità.

Ci sono edifici di pregio da recuperare

Sì, c’è la palazzina Marconi, la villa medicea, le stalle del Buontalenti ma anche la vecchia scuola elementare, tutti edifici di pregio da recuperare e utilizzare in modo adeguato.

Si è pensato ad esempio di realizzare nelle antiche stalle un Museo della civiltà contadina e di creare, nella scuola dismessa, laboratori per avviare i ragazzi alla conoscenza del territorio.

I fautori dell’insediamento militare sostengono che gli abitanti di Coltano ne trarrebbero un vantaggio economico.

Esperienze analoghe in Sicilia e in Sardegna dimostrano al contrario che gli insediamenti militari danneggiano le popolazioni locali, creando luoghi che esse non possono utilizzare e che quindi vengono abbandonati.

Possiamo quindi dire che ci può essere un’utilizzazione diversa del territorio vantaggiosa per gli abitanti.  Qual è l’atteggiamento dei coltanesi in tutta la vicenda? 

La Pro Loco di Coltano ha emesso nei giorni scorsi, come ricordavi, un comunicato favorevole alla base militare, mentre, all’inizio della vicenda, aveva espresso notevoli perplessità

La maggior parte degli abitanti si è organizzata in un Comitato per la difesa di Coltano, decisamente contrario al progetto. Molti appartenenti al Comitato non vorrebbero la base né qui né altrove. Accanto a questo Comitato di abitanti del paese è sorto il Movimento No base né a Coltano né altrove.

Come Movimento abbiamo creato dei presidi itineranti per realizzare un percorso partecipativo di discussione che coinvolga tutta la città per un impiego alternativo dei 190 milioni previsti per la base, partendo da progetti già concepiti anche da decenni e che non sono mai stati realizzati.

Il Movimento poi cura il rapporto con altri territori per sostenere la loro opposizione all’eventuale dislocazione della base in un luogo diverso da quello originariamente previsto.

Intendiamo poi creare collegamenti fra il nostro movimento e altri che si battono per la difesa dei loro territori da un punto di vista ambientale o per la difesa dei diritti sociali, per favorire una diversa utilizzazione dei fondi previsti per la base.

Si tratta quindi di costruire una rete di movimenti e di ampliare la loro progettualità.

La base militare sarebbe un centro di addestramento dei carabinieri.

Sì, ma non si tratta di carabinieri impiegati nella difesa dei territori locali ma del Reggimento paracadutisti Tuscania che viene impiegato spesso in operazioni militari all’estero e che intervenne a Genova nel 2001 nella sanguinosa repressione delle proteste in occasione del vertice del G8. Poi ci sono i Carabinieri del Gruppo intervento speciale, addestrati per operazioni antiterrorismo e per ogni tipo di operazione speciale ad alto rischio nei teatri internazionali. Si tratta nel complesso di gruppi speciali dell’esercito, di cui il Corpo dei carabinieri fa parte, che trovano impiego in particolare in zone di guerra.

A livello generale, sul piano politico, si sta muovendo qualcosa?

Le forze politiche dell’attuale maggioranza governativa, che ha gestito l’intera operazione, non si aspettavano una simile reazione popolare e quindi ora cercano, con mille ambiguità, di correre ai ripari parlando di spostamento o “spacchettamento”. Ambiguità che in alcuni casi sono particolarmente gravi: lo stesso Presidente del Parco, espressione del Pd, anziché battersi, come dovrebbe essere prerogativa della carica che ricopre, per la salvaguardia del Parco, si spinge a proporre il recupero, in funzione della base, di una serie di edifici abbandonati in altre parti dell’area protetta.

Se, come pare, la base venisse davvero finanziata con i fondi europei del Pnrr non ti pare che si potrebbe parlare di un cattivo esempio della gestione di questi fondi?

Anche su questo punto sussiste un margine di ambiguità. Il sottosegretario che ha risposto a un’interrogazione parlamentare sulla questione ha affermato che i fondi impiegati proverrebbero dal Fondo coesione sociale e sviluppo. Ammesso che questo sia vero, si tratterebbe comunque di usare fondi che dovrebbero avere un’altra destinazione. Non è chiaro, inoltre, il rapporto di questi fondi con quelli del Pnrr, visto che il governo vorrebbe utilizzare procedure semplificate di attuazione del progetto, possibili solo con i fondi del Pnrr. Sarà necessaria un’ulteriore interrogazione parlamentare per chiarire questi aspetti al momento opachi.

In mancanza di impegni precisi le ventilate promesse di una diversa dislocazione dell’insediamento appaiono labili.

Oltre a questo, non crediamo comunque che sia opportuno utilizzare fondi di questo tipo per una base militare sia perché devono essere destinati alla tutela socioeconomica e ambientale dei territori, sia perché le destinazioni alternative per l’insediamento della base a cui si fa cenno si trovano comunque in zone delicate che non sopporterebbero ulteriori cementificazioni.

Questo ci divide da altre forze democratiche che si accontenterebbero di una dislocazione al di fuori del Parco della struttura militare e infatti queste forze non fanno parte del Movimento che sostiene la mobilitazione. In ogni caso ci troviamo in una fase delicata e in continua evoluzione nella quale è necessario non mollare la presa. 

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