Un’altra difesa è possibile

La crisi degli equilibri mondiali sta determinando una serie di pericolosi conflitti che rischiano di collegare fra loro i pezzi di quella guerra mondiale di cui parlava  Papa Francesco. La situazione è aggravata da un riarmo generalizzato che rischia di surriscaldare ulteriormente una situazione già di per sé esplosiva.

Si inserisce in questo quadro anche la situazione europea, stretta fra la minaccia soprattutto russa e il disimpegno degli Usa di Trump. Se dunque il problema di una difesa europea è attuale le risposte che stanno emergendo sono tutt’altro che positive e rassicuranti. L’Unione europea in particolare ha varato un piano definito di difesa e deterrenza che lascia in gran parte ai singoli Stati la responsabilità di quello che si può in realtà definire un possente piano di riarmo in cui l’Unione svolge prevalentemente un ruolo di coordinamento per l’80% circa delle spese previste. In questo modo si perde in gran parte ogni prospettiva di difesa comune e si crea una pericolosa situazione di riarmo dei singoli Stati che non garantisce nemmeno un futuro di pace all’interno degli stessi Paesi dell’Unione. Questo piano di riarmo manifesta in modo esemplare il fallimento del progetto dell’Unione, incapace di rafforzare l’unità fra i suoi membri e di definire i lineamenti comuni di una politica di pace che ipotizzi l’utilizzo degli strumenti militari solo in caso di attacchi esterni.

Del resto, l’Unione sta dimostrando una totale incapacità di svolgere realmente un ruolo pacificatore nei vari conflitti che la riguardano più da vicino. La giusta e concreta solidarietà al popolo ucraino vittima dell’aggressione russa si traduce semplicemente in un sostegno militare infinito senza nessun tentativo di trovare una via d’uscita a un conflitto  in cui  una soluzione militare non appare realistica. Nella crisi mediorientale non si va al di là di flebili auspici di una soluzione pacifica dei conflitti in corso che si traducono in una sostanziale accettazione della politica degli Usa e di Israele.

Un aspetto ulteriormente inquietante è il malcelato tentativo di nascondere che il riarmo rappresenta in realtà anche un pericoloso progetto di rilancio economico che del resto era iniziato prima ancora dell’aggressione russa all’Ucraina. L’incremento incontrollato delle spese militari avviene oltretutto a scapito della spesa sociale, dei progetti ambientali e di quelli di cooperazione internazionale. Anche da un punto di vista culturale non si contano più le analisi di uomini politici e di intellettuali che danno per scontato lo scoppio di un conflitto che coinvolgerà l’Europa e che lamentano semmai la mancanza di un’adeguata preparazione mentale dei cittadini europei a tale eventualità in una dinamica  di profezia che rischia di auto avverarsi.

Ben vengano in questo clima tutte le proposte che riconoscono la necessità di una difesa europea ma la collocano in un quadro europeo di impegno collettivo che considera preminenti, nei limiti del possibile, la difesa della pace e la ricerca di soluzioni diplomatiche; si tratta in sostanza di dare corpo a un autentico spirito europeista allo stato attuale proclamato più come artificio retorico che come progetto politico e unificante.

Nello stesso spirito si colloca la proposta di legge di iniziativa popolare depositata il 16 marzo scorso presso la Corte di Cassazione a Roma   e denominata in si sintesi con lo slogan Un’altra difesa e possibile.

https://www.difesacivilenonviolenta.org

L’iniziativa si colloca all’interno di una campagna promossa in tutta Italia dalla Conferenza nazionale Enti di servizio civile, dalla Rete italiana Pace e Disarmo e da Sbilanciamoci. La legge chiede l’Istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e non violenta, non legato agli strumenti militari   e da inquadrare all’interno di un adeguato spazio istituzionale. Il Dipartimento istituito in caso di approvazione sarà collocato presso la Presidenza del Consiglio e dovrà coordinare I Corpi civili di pace oltre a un istituto per la pace e il disarmo e opererà in stretta collaborazione con la Protezione Civile . Tale dipartimento  sarebbe finanziato  da fondi statali anche attraverso l’opzione fiscale  che consentirebbe   a ciascun cittadino di indicare nella propria Dichiarazione dei redditi la destinazione  a tale scopo del 6% dell’Irpef, senza oneri ulteriori aggravi . Dopo il deposito del testo presso la Cassazione è iniziata la raccolta di almeno 50.000 firme necessarie perché la legge venga presentata a uno dei due rami del Parlamento.

Da diverse prospettive si tratta insomma di contrastare una visione di una sicurezza illusoria basata esclusivamente sulle armi a cui contrapporre una prospettiva di coesione sociale e di cooperazione internazionale. In ambito italiano si tratta di procedere nello spirito della Costituzione che proclama il ripudio della guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali e prevede la possibilità di difendere il Paese anche con strumenti civili non armati

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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