Piero nasce a Napoli nel 1994 e in questa città, affascinante ma complessa, splendida ma piena di contraddizioni, cresce. Fin da bambino impara a viaggiare, grazie ai genitori che lo portano in giro per l’Europa. In particolare d’estate, Piero è affascinato dalle lunghe vacanze al mare, in Grecia, in Turchia, in Croazia… Gli piace stare all’aria aperta, a contatto con la natura, non sente minimamente la mancanza della città.
Si diploma molto presto, a soli diciassette anni, e si iscrive all’ università. Sceglie Ingegneria meccanica, ma gli bastano due mesi per rendersi conto che non è l’ingegnere che vuole fare nella vita. Decide perciò di partire per le Canarie, dove resta due mesi, impegnato in progetti di volontariato. Oltre al viaggio vero e proprio, il giovane napoletano percorre un viaggio interiore, che lo aiuta a capire cosa fare nei mesi successivi. Torna a Napoli e si iscrive nuovamente all’università, stavolta all’Istituto Orientale, al corso di laurea in “lingue, lettere e culture comparate”, dove studia, tra le altre materie, spagnolo e swahili. Oltre alle lingue, studia tanti argomenti interessanti quali “Storia del buddismo in Tibet”, “Storia dell’Africa subsahariana”, “Islamistica”…

Decide di andare a vivere da solo e così si trasferisce dal Vomero, dove vive la famiglia, al centro storico, dove Napoli è più autentica. Per mantenersi, effettua tanti lavoretti, quali ad esempio la consegna a domicilio delle pizze.
Napoli comincia a stargli stretta, Piero ha sempre il viaggio nella mente e così, anche durante gli studi universitari, non rinuncia a viaggiare. Tra le varie mete, trascorre due mesi in Tanzania, come volontario in un orfanotrofio, e ne approfitta per migliorare la conoscenza dello swahili.
Dopo la laurea, Piero si rimette in viaggio, e partecipa a diversi progetti di volontariato. Viaggia prima per l’Europa, e poi si trasferisce in America. In California trova lavoro come tagliatore di marijuana; mette da parte molto di quello che guadagna per comprarsi un furgone, che gli permetterà di viaggiare per l’America Latina. Con il suo furgone visita diversi Paesi, e continua a essere coinvolto in progetti di volontariato. In Guatemala partecipa alla costruzione di una scuola, fatta di materiali naturali o riciclati (come ad esempio la gomma delle ruote dei camion); contribuisce anche a costruire un campetto di calcio per i bambini del villaggio locale.

Piero inizia a interessarsi di “permacultura”. Per chi non sapesse cosa sia la permacultura (io ignoravo questo termine, prima di intervistare Piero), ci viene in aiuto il dizionario, che dà la seguente definizione: insieme di pratiche mirate per progettare e gestire paesaggi antropizzati che soddisfino i bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali. Piero sperimenta l’agricoltura biologica, e impara anche le tecniche di biocostruzione (cioè costruire con mescole naturali, quali sabbia, argilla, come si faceva una volta). Oltre alla permacultura, Piero si interessa di artigianato: impara nuove tecniche, quali il macramè, usa nuovi materiali quali l’argento e l’ottone, oltre alle ossa di animali.
L’interesse per la permacultura porta Piero e il suo furgone fino in Nicaragua. Si trasferisce per qualche tempo nell’isola di Ometepe per approfondire questa pratica, ed è proprio a Ometepe che incontra una ragazza zurighese. I due giovani si innamorano e decidono di continuare insieme il loro viaggio. Arrivano fino in Colombia, ed è qui che la pandemia li sorprende. Devono rientrare in Europa, e decidono di arrivare in Svizzera. Vivono a Zurigo, nel quartiere di Wipkingen, e, oltre a coltivare gli interessi sopra menzionati, lavorano per pagarsi i prossimi viaggi, ma soprattutto mettono i soldi da parte per comprare un terreno, in qualche Paese lontano, dove costruire una casetta e vivere in maniera sostenibile.