Quella di Manuel non è una storia tradizionale di emigrazione, una di quelle ai quali ci hanno abituati i media, che ci raccontano di emigranti per lavoro. O per studio. A volte, per amore. Già perché Manuel, da Ostuni (per chi non lo sapesse, si trova nella provincia di Brindisi in Puglia) fino a Dübendorf, vicino Zurigo, c’è arrivato per ricongiungimento familiare, potremmo dire. Per stare, cioè con la sua famiglia, trasferitatisi qualche tempo prima a nord del Gottardo. Era il 2016 e Manuel aveva 22 anni.
“Lavoravo come tecnico degli occhiali – ricorda Manuel – ma le cose non andavano come speravo. Poche soddisfazioni lavorative. Zero prospettive per il futuro.” Così, si è deciso a lasciare tutto per raggiungere mamma e papà. “Loro a Zurigo avevano trovato un’occupazione. A cinquant’anni erano stati capaci di reinventarsi. Mi sono detto, che potevo farlo anch’io.”
Lasciare gli amici e le compagnie di sempre, il mare e suo profumo, le strade note, la lingua conosciuta per l’incognita svizzera non è stato facile. Anzi! I primi mesi Manuel li ha passati in grande solitudine (“non conoscevo nessuno”, ricorda) e anche un po’ intimorito dalla città. Non era solo il suono di parole così diverse dalle sue a spaventarlo, ma era la proprio città. Ostuni ha un po’ più di 30mila abitanti, Zurigo con il suo agglomerato urbano soltanto tocca quasi il milione e mezzo di abitanti. “A Ostuni, tutti conoscono tutto e ciascuno. A Zurigo mi sono trovato immerso in un pullulare di gente, vie che a me sembravano non finire mai, una varietà di locali e cose da fare e vedere – ma che io non potevo frequentare; senza conoscere il tedesco, ero molto limitato.”
La svolta è arrivata con il lavoro. Non però un lavoro fisso – che nemmeno la Svizzera sembrava in grado di offrire al giovane – ma comunque un’occupazione, che riempiva un po’ le giornate e soprattutto permetteva Manuel di uscire di casa, socializzare con gli abitanti del luogo e familiarizzare con Zurigo. “Attraverso il lavoro di mamma, sono entrato in contatto con una ragazza italiana che faceva la babysitter per famiglie locali. È stato grazie lei, che mi sono lanciato nella cura dei bambini. Non l’avevo mai fatto prima. Tutto d’un tratto ero divento l’adulto di riferimento di due bambini che, quando i genitori erano al lavoro, curavo. Avevano, i bimbi, 3 e 6 anni.” Quella fu, come ricorda Manuel, un’esperienza importante e formativa a livello personale: “mi sono sentito caricato di responsabilità per altri”; ma anche utile per l’apprendimento della lingua tedesca (la famiglia gli pagava anche un corso di tedesco base) e positiva sul piano economico. Infatti, l’attività di babysitter ha permesso a Manuel di gravare meno sulle spalle dei suoi genitori e di iscriversi persino all’università a distanza per conseguire la laurea di lingue moderne. “Prima che ci fosse il Coronavirus – ricorda Manuel – gli esami li andavo a fare a Milano. Partivo da studente e poi tornavo da adulto, dai ‘miei’ bimbi.”
Purtroppo la pandemia ha visto Manuel perdere l’impiego da babysitter, costringendo, per un certo periodo, a svolgere lavori a chiamata, occasionali e temporanei. “Non è stato un periodo facile” – ricorda Manuel, il cui desiderio di completare gli studi era forte al punto di spingerlo a continuare a lavorare un po’ qua e là per mantenersi negli studi. “E poi, queste occupazioni che in Italia forse in tanti avrebbero chiamato umili, a Zurigo erano viste al pari di tante altre. Ho trovato infatti, in quella parte del Paese, un grande rispetto per la dignità del lavoro, a tutti i livelli. Cosa che non trovo così esplicitamente dove vivo ora, in Ticino. Probabilmente è legato alla cultura protestante del Cantone. Ad ogni modo mi ha colpito molto, positivamente.”
Ora Manuel abita vicino a Lugano e ha trovato lavoro nel settore Vendite per un’azienda a Mendrisio: ogni mattina, esce di casa alle 7.30 per favi ritorno poco prima di cena. E sta per concludere il suo corso di studi, anche se – ammette – “le cose vanno un pochino a rilento perché il lavoro occupa tanto tempo. Mancano però solo quattro esami alla laurea e non è certo il momento di gettare la spugna…”
“Negli anni la vita mi ha insegnato che le occasioni vanno prese, al volo, davvero. Ho avuto paura, non è sempre stato facile. Ma non conservo rimpianti per le strade che ho seguito e che mi hanno portato lontano. Ora è arrivata l’opportunità di questo lavoro, ad esempio, un’opportunità formativa importante, in un gruppo di colleghi competenti. Un’occasione, anche, per rendermi economicamente indipendente. L’ho colta!”

E l’Italia? Quella rimane nel cuore.
Manuel ride, quando gli chiedo se desideri tornare a Ostuni: “Certo, il mio paese, il mare, il caffè al bar la mattina guardando la spiaggia: tutto questo lo porto sempre con me. Erano i bei ricordi che mi davano forza quando passeggiavo lungo il fiume Glatt a Zurigo e guardavo i colori della natura. Erano così diversi da quelli del ‘mio’ Sud. In Svizzera il verde acceso dei prati, il blu scuro dei laghi e dei fiumi, il bianco delle nevi perenni sulle montagne sono colori che giù non si vedono. Giù il mare è azzurro chiaro, le spiagge ricche di sabbia dorata e del candore della neve neanche l’ombra.”
Non sono solo i colori a essere diversi. Lo sono anche gli odori, i suoni, i sapori. Manuel ricorda le orecchiette che mangia ogni volta che scende a Ostuni con gli amici d’infanzia, mentre qui ha imparato ad apprezzare la raquelette che condivide con i nuovi amici.
“Qui è tutto diverso. Ma allo stesso tempo, ugualmente bellissimo – dice Manuel – In Svizzera ho cominciato una nuova vita. Sono cambiato. Questa terra mi ha accolto facendomi maturare molto e ho imparato ad apprezzarne tutti gli aspetti, come la lingua, la cultura e la realtà. E in un certo senso qui non è solo la realtà che mi circonda a essere diversa. Probabilmente anch’io, qui, sono diverso. Sicuramente non sono più solo cittadino di Ostuni, ma del mondo!”