Il diritto internazionale e i diritti umani sono sotto attacco da parte di potenti Stati, multinazionali e movimenti reazionari.
Questa amara considerazione riassume le preoccupazioni che emergono dal Report 2025/2026 di Amnesty international che, come ogni anno, analizza la situazione dei diritti umani in 144 Paesi del mondo. Una caratteristica allarmante della situazione attuale è che questo attacco è rivolto non ad aspetti marginali ma alle fondamenta stesse dei diritti e tenta di affossare le istituzioni internazionali ad essi preposte.
Stati come gli Usa, la Russia o gli Emirati Arabi conducono o sostengono sanguinosi conflitti armati a Gaza, in Ucraina, in Sudan, in Iran o nel Medio Oriente e nella Repubblica democratica del Congo. Contemporaneamente gli stessi attori minacciano le istituzioni preposte alla salvaguardia dei diritti con vari strumenti quali le sanzioni contro la Corte penale internazionale, l’attacco ai contingenti Onu impegnati in missioni di peacekeeping, il ritiro da accordi fondamentali che riguardano il disarmo, i diritti umani e il diritto internazionale.
A questo si aggiunge da parte di molti altri Stati e organizzazioni l’indifferenza e l’inazione che si traducono in una totale sottomissione ai potenti o l’utilizzazione di doppi standard verso chi mette in discussione i diritti di interi popoli; ne emerge un quadro desolante che può essere definito come una bancarotta morale le cui conseguenze sono a carico soprattutto della parte più debole della popolazione mondiale.
All’interno di molti Paesi procede poi il tentativo di ridurre al silenzio le legittime istanze della società civile tramite l’attacco ai mezzi di comunicazione indipendenti, ai legittimi movimenti di protesta , alle minoranze politiche, etniche e religiose contro cui vengono esercitate forme di violenza talora anche estrema, arresti e forme di sorveglianza illegali e vengono introdotte legislazioni repressive.
Parallelamente si mettono in atto drastici tagli ai finanziamenti dei programmi internazionali di aiuto allo sviluppo con terribili conseguenze sulla salute, sull’affermazione della giustizia climatica, sui diritti delle donne e sulla difesa dei rifugiati e dei migranti. Se l’insieme della comunità degli Stati non reagirà prontamente a questa deriva il mondo rischia di andare incontro a una situazione caratterizzata da crescenti diseguaglianze, impunità e sistematico disprezzo dei diritti fondamentali
Nonostante tutto il rapporto di Amnesty sottolinea come positiva la decisa opposizione a questa deriva autoritaria che nel 2025 ha spinto milioni di persone a scendere in piazza: dalle proteste della generazione Z in Africa, Asia e in America Latina alle centinaia di migliaia di persone che a Budapest, nonostante i divieti governativi, hanno manifestato in difesa dei diritti LGBT+. Negli Usa hanno avuto particolare ampiezza e risonanza le proteste contro la deportazione dei migranti.
Nonostante i problemi denunciati anche a livello multilaterale sono stati compiuti progressi che hanno portato ad esempio all’avvio di procedimenti presso la Corte internazionale di Giustizia con l’accusa di genocidio contro i governanti israeliani a Gaza o al procedimento giudiziario contro l’ex Presidente Duterte per violazione dei diritti umani perpetrata nelle Filippine nella cosiddetta lotta contro la droga. Sono stati poi istituiti nuovi meccanismi investigativi dell’Onu e sono stati compiuti passi importanti per sancire accordi globali sulla giustizia fiscale, sui cambiamenti climatici e sui crimini contr l’umanità.
Il Rapporto di Amnesty ravvisa gravi criticità riguardo alla situazione dei diritti umani in Italia, con particolare riferimento alla repressione del dissenso, alla gestione degli spazi civici, alle politiche migratorie dei e alla tutela Lgbt+ e delle donne.
In particolare, il DL 23/26 sulla sicurezza limita la libertà personale di circolazione e di protesta pacifica, e mette in discussione la possibilità di un processo equo. Amnesty registra inoltre una crescente repressione del dissenso e crescenti limitazioni della libertà di espressione. L’accordo fra Italia e Albania per la gestione esterna delle richieste d’asilo viene definito vergognoso e pericoloso.Viene inoltre rilevata la necessità di monitorare il permanere di discriminazioni e proteggere maggiormente i diritti, tenendo conto di criticità già emerse in precedenza.
Alla Svizzera è richiesto un maggior attivismo contro le pratiche autoritarie e in difesa dei diritti umani e delle organizzazioni internazionali preposti a tutelarli.
Inoltre, nel periodo considerato si sono verificate nel Paese situazioni che denotano una restrizione e talvolta vere e proprie forme di repressione della libertà di espressione e di manifestazione. Di fronte alla preoccupante crescita dei delitti di genere e all’aumento del femminicidio il governo elvetico ha preannunciato provvedimenti concreti sulla cui attuazione ed efficacia occorrerà vigilare. Anche l’aumento degli episodi di razzismo e in particolare di islamofobia e antisemitismo richiede un intervento più deciso da parte delle autorità. Lo stesso vale per il contrasto alla profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine che continua a far registrare episodi inaccettabili. Anche nell’ambito delle politiche migratorie e del diritto d’asilo la Confederazione ha messo in atto pericolose restrizioni che sono culminate fra l’altro nel respingimento di profughi afghani verso il loro Paese dove la loro sicurezza non è garantita.
“La Storia non è qualcosa che ci accade passivamente ma che dobbiamo costruire attivamente. E questo è il momento di riscriverla all’insegna dei diritti umani” afferma Agnès Callamard, Segreteria Generale di Amnesty international, auspicando che il 2026 segni un forte impegno in questa direzione,


