La Svizzera ha detto no all'”iniziativa del caos”

L’elettorato svizzero ha bocciato con una percentuale che sfiora il 55% l’iniziativa promossa dall’Udc, tesa a porre in modo forzato un tetto al numero degli abitanti della Svizzera e che rappresentava in realtà un attacco alla libera circolazione delle persone e in definitiva ai diritti di tutti i lavoratori.

In effetti questo risultato, che fino alla vigilia appariva tutt’altro che scontato, è stato possibile soprattutto grazie alla mobilitazione delle forze di sinistra e del sindacato e di una parte della società civile; le forze moderate di centro, ufficialmente contrarie all’iniziativa, hanno tuttavia mostrato vistose defezioni del loro elettorato, come logico risultato della loro tendenza ad allinearsi,  nella concreta prassi politica quotidiana,  alle politiche xenofobe  e antipopolari della destra.

La partecipazione al voto ha sfiorato il 60% che è senz’altro da considerare particolarmente alta.

Le ripercussioni di questo voto ricadranno presumibilmente anche sui rapporti fra Svizzera e Ue e sulle prossime decisioni dell’elettorato svizzero riguardo agli accordi con l’Unione europea.

Il politologo Michael Hermann sottolinea che l’elettorato svizzero ha compiuto una valutazione matura dei problemi relativi all’immigrazione, senza ignorare i problemi ad essa connessi ma rifiutando una regolamentazione rigida e strumentale come quella prospettata dall’iniziativa. In Svizzera, insomma, almeno per il momento non sono in vista derive antistranieri come quelle che si registrano in altri Paesi europei anche se nella Confederazione circa un quarto della popolazione è costituita da stranieri, una percentuale ben superiore a quella degli altri Paesi europei. Questa consistente componente di residenti, anche da lungo tempo, non ha  mai nessuna possibilità di far sentire la propria voce.

Piuttosto impressionante il divario elettorale emerso fra città e campagna; le grandi città hanno respinto in modo netto l’iniziativa con una differenza percentuale complessiva del 30% rispetto ai comuni di campagna, ancora più accentuata nella Svizzera tedesca. In passato un divario di queste proporzioni si era verificato solo a proposito di iniziative riguardanti l’ambiente e le politiche agricole mentre ora appare netta anche la differenza rispetto all’apertura della Svizzera verso l’esterno. Da notare che sono proprio le grandi città a essere soprattutto investite dall’aumento della popolazione e dalla massiccia presenza di stranieri.

I Cantoni della Svizzera romanda hanno espresso un’opposizione compatta e decisiva all’iniziativa confermando una differenza politica e culturale che si manifesta anche in altre circostanze. In Ticino si è registrata invece una leggera prevalenza del sì, fatto abbastanza paradossale in un Cantone in cui il pendolarismo dall’Italia, destinato ad aumentare in caso di affermazione dell’iniziativa, crea problemi ambientali e di dumping salariali.

Se dunque è grande il sollievo per la sconfitta di questa iniziativa non mancano i motivi di inquietudine. In primo luogo, l’unica forza politica che l’ha promossa e appoggiata, nonostante la bocciatura, è riuscita comunque a ottenere un consenso superiore alla propria forza elettorale.  Iniziative di questo genere, anche se non risultano vincenti, hanno una forza di attrazione con ricadute successive sul consenso elettorale come è dimostrato dai recenti successi dell’Udc nelle elezioni locali degli ultimi tre anni; tutti i sondaggi prevedono inoltre una crescita del partito, che detiene già la maggioranza relativa nel Paese, nelle elezioni politiche nazionali dell’anno prossimo.

La propaganda della destra è stata molto abile in quanto l’iniziativa è stata ammantata  di toni ecologici e di critica allo sviluppo suscettibili di far breccia in settori dell’elettorato non strettamente legati alla destra. Al tempo stesso non è mancato il richiamo a una Svizzera idealizzata modello Heidi che evidentemente, insieme ad altri fattori, ha fatto presa sulla parte più tradizionalista dell’elettorato. In uno dei manifesti più diffusi dalla destra era raffigurato un paesaggio di campagna con relativa chiesetta circondato da minacciose impalcature di nuove costruzioni.

È innegabile, tuttavia, che una parte dei problemi sollevati dall’iniziativa hanno un loro fondamento anche se le soluzioni proposte dalla destra sono demagogiche e strumentali. La sfida politica riparte da qui e richiede alle forze progressiste, che sono state protagoniste della sconfitta di una pericolosa proposta politica, di riuscire a imporre nel Paese una diversa agenda politica in grado di affrontare, con una prospettiva politica nuova,  i principali problemi sociali quali casa, salute, trasporti, modello di sviluppo, lotta alle diseguaglianze ecc. Si tratta di questioni che riguardano gran parte della popolazione, indipendentemente dal passaporto.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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