Salvare il Bosco della speranza

Il Bosco delle querce nei Comuni di Seveso e di Meda in Brianza può essere definito a buon diritto, per la sua storia il bosco della speranza.

Il 10 luglio 1976, a causa di un guasto, da un reattore chimico dell’Icmesa di Meda fuoriuscì una nube composta da una miscela di micidiali sostanze chimiche altamente tossiche con una forte componente di diossine. I venti trasportarono le sostanze tossiche della nube soprattutto nei Comuni di Seveso, Meda e Cesano Boscone. La sostanza era impiegata nello stabilimento di Meda, controllato dalla svizzera Givaudan del gruppo Roche, per la produzione a pieno ritmo di diserbanti, fungicidi e battericidi.

Le conseguenze dell’incidente furono dapprima trascurate, anche per l’iniziale mancanza di trasparenza da parte dell’industria produttrice che tardò a comunicare i risultati delle proprie analisi sulla fuoriuscita della sostanza tossica.In seguito al manifestarsi dei primi effetti visibili sulla popolazione e sulla fauna e la flora locale, furono emessi dalle autorità locali blandi provvedimenti per cercare di circoscrivere il fenomeno. Solo il 19 luglio Givaudan dichiarò la presenza di diossina nella nube fuoriuscita, confermata il 21 luglio, da analisi compiute dal locale laboratorio di igiene e profilassi. Importante fu anche il protagonismo delle strutture operaie di base a partire dal Consiglio di Fabbrica dell’Icmesa che, di fronte alla passività dell’azienda, percepì i pericoli per i lavoratori e per l’intera popolazione della zona e proclamò uno sciopero che bloccò la produzione. Questa struttura operaia con il contributo scientifico di esperti di Medicina Democratica, ebbe anche la capacità di coinvolgere la popolazione locale nella ricerca di soluzioni adeguata alla crisi ambientale. In seguito fu in prima linea anche nella battaglia per ottenere da Roche adeguati finanziamenti per compensare in parte i danni provocati.

Solo il 21 luglio, con colpevole ritardo, si iniziò a comprendere la gravità dell’accaduto e ad adottare i drastici provvedimenti necessari. Il territorio del comune di Seveso e parte di quello di Meda furono suddivisi in tre zone, in base al livello di contaminazione rilevato. La zona A, la più contaminata, fu evacuata tra il 26 luglio e il 2 agosto. Nei giorni immediatamente successivi al disastro, molte persone, soprattutto bambini, furono colpite da cloracne, una forma di dermatosi. Di fronte al rischio di malformazioni fetali, alcune donne della zona ottennero il diritto di interrompere la gravidanza in un Paese che ancora non lo consentiva, attraverso una battaglia che contribuì all’approvazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza nel 1978. Tuttavia, gli effetti complessivi dell’incidente sulla salute umana non sono mai stati chiariti fino in fondo e si sono manifestati in forme diverse negli anni successivi.

Per attuare la bonifica si pensò in un primo momento alla creazione in loco di un grande forno inceneritore ma l’ipotesi fu abbandonata per l’opposizione della popolazione locale, timorosa dell’operazione in se stessa e del fatto che tale struttura potesse essere utilizzata in futuro per l’eliminazione di rifiuti tossici provenienti anche da altre zone. Si optò invece per la realizzazione di uno smaltimento controllato di tutto il materiale inquinato che fu collocato all’interno di vasche stagne di cemento armato antisismiche interrate, realizzate all’inizio degli anni Ottanta e contenenti, oltre alle carcasse degli animali morti o abbattuti, soprattutto il terreno inquinato della zona A, che fu asportato fino a 80 centimetri di profondità. Fu poi steso un nuovo manto di terreno non inquinato e iniziò il rimboschimento che portò alla creazione del cosiddetto Bosco delle querce su una superficie di circa 43 ettari che fu riconosciuto in seguito come Parco Regionale e ottenne , anche per il suo valore simbolico, il Marchio di patrimonio comune europeo.  Sempre In ambito Ue  nel 1982 fu emanata la cosiddetta direttiva Seveso per la prevenzione e il controllo di incidenti prodotti da sostanze nocive. Sempre

Questa storia di speranza è oggi offuscata dalla realizzazione dell’autostrada Pedemontana, il cui tracciato previsto, fortemente contestato dagli ambientalisti, corre a ridosso del bosco e in parte lo attraversa. Si tratta di un progetto già approvato in sede politica e quindi difficile da bloccare. Secondo gli ambientalisti il danno che verrebbe provocato dall’eventuale abbattimento di una superficie pari 1,7 ettari del bosco non potrebbe essere compensato in tempi brevi, come proposto da Comuni e tecnici, con la creazione di una nuova area boschiva limitrofa, superiore a quella abbattuta, in quanto un bosco maturo non si può riformare in pochi anni. Gli oppositori al tracciato autostradale fanno inoltre notare che smuovere terreni in cui è ancora possibile la presenza di residui di diossina può comportare rischi ambientali non precisamente calcolabili e per tutti questi motivi hanno proposto soluzioni alternative che non impedirebbero la realizzazione dell’autostrada e al tempo stesso garantirebbero l’integrità del bosco.

È evidente che lo scontro fra due opposte visioni va al di là della porzione di bosco minacciata ma investe anche il valore simbolico che esso rappresenta in termini di rinascita e di recupero di un ambiente devastato. Cinquanta anni dopo possiamo quindi affermare che la tragedia di Seveso ha prodotto nel complesso una presa di coscienza importante in tema di difesa dell’ambiente e del sui legame con la difesa della salute umana. Al tempo stesso però possiamo toccare con mano la malcelata volontà di rimuovere la gravità di quanto avvenuto e di ignorarne la lezione. Il progetto di mutilare il Bosco delle querce e con esso in qualche modo la speranza che esso rappresenta, è infatti un tentativo di continuare sulla strada di una malintesa idea di sviluppo  mentre chi si batte per mantenere l’integrità del bosco intende ribadire  il proposito di cercare un’alternativa

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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