Troppe pillole, poca consapevolezza: a Bruxelles nasce la “revisione della terapia”

La politerapia, ovvero l’assunzione di più farmaci nell’arco della giornata, è una realtà sempre più diffusa. Non solo tra gli anziani. Il problema è che molti pazienti assumono decine di compresse al giorno assunte senza conoscere davvero la funzione dei medicinali né i possibili rischi legati alle interazioni. Per affrontare questo problema, all’ospedale universitario Saint-Anne Saint-Remi di Bruxelles nasce Je connais mon traitement, un progetto per aiutare i pazienti a comprendere, semplificare e rendere più sicure le proprie terapie. Un medico italiano, membro dell’Associazione Medici italiani in Belgio (AMIB), è tra i curatori e responsabili del progetto, che è rivolto anche alla comunità di expat.

«Molti pazienti fanno fatica a dirmi quali farmaci assumono e, soprattutto, perché li assumono. Molti si limitano a rispondere: “Me li ha prescritti il medico”. Gli integratori alimentari, poi, quasi mai vengono menzionati». Per Gabriele Traviglia, medico internista presso la clinica universitaria Saint-Anne Saint-Remi (SAR) di Bruxelles, queste conversazioni mettono in luce un problema strutturale della sanità contemporanea: pazienti sempre più dipendenti da terapie farmacologiche complesse che comprendono solo in parte, mentre gli ospedali devono affrontare le conseguenze di un eccesso di prescrizioni, delle interazioni pericolose tra medicinali e di una presa in carico frammentata. «Assumere farmaci fa parte della vita quotidiana, proprio come lavarsi i denti. Tutti sappiamo perché ci laviamo i denti. Perché, allora, una persona dovrebbe trascorrere decenni assumendo medicinali senza comprenderne davvero il motivo?»

Per affrontare direttamente questa realtà, Traviglia, insieme a Majda Koubaity, farmacista clinica del SAR, ha ideato il progetto Je connais mon traitement («Conosco la mia terapia»). L’iniziativa, sostenuta dalla direzione dell’ospedale dopo aver vinto un bando interno per l’innovazione promosso dal programma francofono di assistenza centrata sul paziente Expérience Patient, è stata lanciata pubblicamente all’inizio di luglio ed è aperta a tutta la popolazione.

Secondo studi internazionali, tra l’8% e il 16% dei ricoveri in pronto soccorso è riconducibile a problemi legati ai farmaci: reazioni avverse, dosaggi errati, “cascate prescrittive”, effetti collaterali e interazioni tra terapie multiple. Il peso economico e organizzativo per i sistemi sanitari è considerevole. «Uno studio britannico – sottolinea Traviglia – ha dimostrato che revisioni strutturate delle terapie farmacologiche possono ridurre fino al 40% i ricoveri correlati ai medicinali, con un risparmio di quasi 490 mila sterline al mese per un singolo ospedale». Il Belgio non fa eccezione. «Con Je connais mon traitement vogliamo ripensare il rapporto tra pazienti, farmaci e professionisti sanitari che li prescrivono».

L’idea affonda le radici in un’esperienza personale. Anni fa, quando era ancora studente di Medicina, Traviglia cercò di ricostruire la storia clinica della nonna, che assumeva numerosi farmaci e soffriva di effetti collaterali che nessuno sembrava riuscire a spiegare pienamente. Il tentativo fallì, anche perché la documentazione era dispersa tra cartelle cartacee e diversi specialisti. «Era diventato quasi impossibile capire chi avesse prescritto cosa e per quale motivo», ricorda. «All’epoca era tutto su carta. Ricostruire una storia farmacologica completa era un’impresa titanica».

Quell’esperienza non lo ha mai abbandonato. Oggi, nell’era delle cartelle cliniche digitali e dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina, ritiene che esistano finalmente le condizioni per affrontare il problema in modo sistematico.

Il progetto di Bruxelles si rivolge soprattutto ai pazienti affetti da politerapia, generalmente definita come l’assunzione regolare di almeno cinque farmaci al giorno. Tra gli over 65 circa una persona su tre rientra in questa categoria. Ma, avverte Traviglia, il fenomeno riguarda sempre più spesso anche gli adulti più giovani. «Un paziente relativamente giovane con diabete, ipertensione e ipotiroidismo può arrivare molto rapidamente a sette principi attivi al giorno», spiega. «Due o tre farmaci per il diabete, altri per la pressione, uno per la tiroide, magari un altro per il reflusso gastroesofageo: improvvisamente ci si ritrova con una terapia estremamente complessa».

Nella pratica clinica, però, i casi sono spesso ancora più impegnativi. «Vediamo regolarmente pazienti che assumono 20 o 22 principi attivi diversi ogni giorno», racconta. «Alcuni ingeriscono tra le 30 e le 35 compresse quotidiane, distribuite in vari momenti della giornata. Immaginate di avere 60 o 65 anni e di dover capire esattamente a cosa serve ogni farmaco, perché lo assumete e se uno dei vostri sintomi non sia in realtà provocato proprio dalla terapia». I rischi aumentano in maniera esponenziale con ogni nuova prescrizione. Gli studi indicano che, superata la soglia dei sette farmaci, la probabilità di interazioni farmacologiche clinicamente rilevanti supera l’80%.

Nonostante ciò, le visite dedicate esclusivamente alla revisione delle terapie rimangono rare nella maggior parte dei sistemi sanitari. Gli specialisti tendono infatti a concentrarsi sul proprio ambito: il cardiologo aggiunge farmaci cardiovascolari, l’endocrinologo modifica la terapia del diabete, il chirurgo valuta soprattutto i rischi operatori. Pochi professionisti hanno il tempo o il mandato di esaminare l’intero insieme dei medicinali assunti quotidianamente dal paziente. È proprio in questo vuoto assistenziale che si inserisce Je connais mon traitement.

Il programma prevede due consultazioni. La prima consiste in un colloquio motivazionale approfondito per comprendere come il paziente vive concretamente la propria terapia: quando assume i farmaci, se ne conosce la funzione, quali effetti collaterali sperimenta, se salta alcune dosi e in che modo il trattamento si inserisce nella vita quotidiana. «Capire lo stile di vita del paziente è fondamentale», osserva il medico. «Chi lavora di notte non ha gli stessi ritmi circadiani di chi lavora di giorno. Un farmaco da assumere teoricamente “al mattino” potrebbe non avere alcun senso fisiologico se il paziente va a dormire alle otto del mattino».

Tra il primo e il secondo incontro, Traviglia e Koubaity elaborano una revisione completa della terapia. L’analisi comprende non solo i farmaci prescritti, ma anche quelli da banco, i rimedi fitoterapici, gli integratori alimentari e tutti i prodotti definiti “naturali”, categorie che i pazienti spesso omettono durante le visite. Nel secondo colloquio ricevono una spiegazione personalizzata e semplificata della propria terapia, vengono individuate eventuali combinazioni inutili o potenzialmente dannose e, quando opportuno, vengono proposte riduzioni o sostituzioni dei medicinali.

Anche la fitoterapia e i prodotti senza prescrizione sono oggetto di particolare attenzione. «L’associazione tra farmaci convenzionali e integratori commercializzati per rafforzare il sistema immunitario, alleviare la menopausa, migliorare le prestazioni sportive o favorire la longevità è in costante aumento», osserva Traviglia. «Molti pensano che, se un prodotto è naturale, sia automaticamente innocuo. Ma numerosi integratori interagiscono con i farmaci prescritti oppure presentano rischi propri».

Tra gli esempi cita il riso rosso fermentato, spesso venduto come alternativa “naturale” ai farmaci contro il colesterolo. In realtà contiene composti chimicamente identici alle statine, proprio i medicinali che alcuni pazienti credono di evitare. «Di fatto stanno comunque assumendo una statina», spiega. «I pazienti hanno il diritto di esserne consapevoli».

L’iniziativa si distingue anche per l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica quotidiana, pur sempre sotto stretto controllo umano. Secondo Traviglia, una revisione farmacologica di questa portata sarebbe stata economicamente insostenibile fino a pochi anni fa. Verificare manualmente 20 o 30 farmaci confrontandoli con la letteratura scientifica, le banche dati farmaceutiche e le linee guida sulle interazioni avrebbe richiesto giorni di lavoro per un singolo paziente.

Oggi, invece, sistemi di intelligenza artificiale basati su grandi modelli linguistici addestrati su pubblicazioni scientifiche e riferimenti farmacologici sono in grado di sintetizzare gran parte di queste informazioni in pochi secondi. «Possiamo chiedere a questi sistemi di analizzare le interazioni, individuare gli effetti collaterali e riassumere rapidamente le evidenze disponibili», afferma. «Il punto cruciale, però, è che l’interpretazione resta umana. L’intelligenza artificiale diventa davvero utile quando amplifica le competenze del medico, non quando pretende di sostituirle».

L’obiettivo di lungo periodo è rafforzare il collegamento tra ospedali, medici di medicina generale e farmacisti territoriali. Dopo ogni revisione della terapia, infatti, le raccomandazioni vengono condivise con il medico curante e con la farmacia di riferimento, affinché il monitoraggio prosegua anche al di fuori dell’ospedale. Anche se il Belgio ha già introdotto meccanismi di rimborso per le revisioni terapeutiche svolte sul territorio, come Traviglia sottolinea, la loro attuazione rimane difficile a causa della carenza di tempo e della limitata coordinazione tra medici e farmacisti. «In ospedale la collaborazione è più semplice, perché lavoriamo già ogni giorno fianco a fianco».

Un aspetto importante è che Je connais mon traitement è aperto non solo ai pazienti ricoverati, ma anche a chi vive autonomamente e teme di assumere troppi farmaci, fatica a gestire terapie complesse o sospetta che alcuni sintomi siano legati ai medicinali. Tra i destinatari vi è anche l’ampia comunità di espatriati presente in Belgio, che spesso arriva con storie cliniche frammentate tra diversi Paesi e sistemi sanitari e senza portare con sé documentazione medica incompleta.

Seguici

Cerca nel blog

Cerca

Chi siamo

Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

Ultimi post

Rifugiati e richiedenti asilo

Il 20 giugno scorso si è celebrata la Giornata mondiale del rifugiato, indetta dalla Nazioni Unite nel 2001 in occasione del cinquantesimo anniversario   dell’approvazione della

Leggi Tutto »