È sotto gli occhi di tutti che le istituzioni dell’Unione europea stanno fortemente ammorbidendo tutte le politiche a favore dell’ambiente. In una situazione in cui le ondate di calore stanno richiamando la necessità di interventi urgenti per limitare i danni di un riscaldamento climatico le cui conseguenze sono sempre più tangibili, questo atteggiamento può apparire incomprensibile; eppure, in presenza di una situazione internazionale sempre più rischiosa, le politiche verdi europee sono passate decisamente in secondo piano anche per le pressioni di varie lobby che hanno interesse che questo avvenga. La crescente influenze delle forze politiche che sono interpreti della volontà di queste lobby a livello di Commissione e di Parlamento europei rendono particolarmente efficace il boicottaggio delle politiche comunitarie green che pure già apparivano inadeguate a fronteggiare la gravità della situazione.
Per quanto riguarda le politiche agrarie comunitarie, che sono un aspetto fondamentale delle politiche per l’ambiente, sono emersi documenti interni, a seguito di un’inchiesta di Grlled, un progetto di giornalismo investigativo, ripresa dal quotidiano britannico The Guardian; tali documenti mostrano chiaramente come la Copa-Cogeca, la lobby agraria di cui fa parte anche l’italiana Coldiretti, abbia operato con successo per vanificare gli aspetti più importanti di tali politiche.
Nella passata legislatura europea era stato avanzato un piano comunitario che prevedeva un dimezzamento dell’utilizzazione di pesticidi per favorire il mantenimento e l’estensione della biodiversità. I documenti emersi dimostrano come la potente lobby abbia messo in atto con successo, già nella passata legislatura europea, una politica temporeggiatrice e di pressione sui singoli Stati. La norma europea che limitava e disciplinava l’uso dei pesticidi è stata in effetti ritirata poco prima delle elezioni europee del 2024. Al tempo stesso Copa-Cogeca ha operato per difendere l’utilizzazione di pesticidi particolarmente nocivi per le api e del glifosato che l’Organizzazione mondiale per la Sanità ha classificato come probabilmente cancerogeno. In questo, come in altri casi, la lobby agraria non ha certo tutelato i veri interessi di tutti gli agricoltori ma piuttosto quelli delle multinazionali agrochimiche e della grande proprietà agricola. Un altro settore di pressione lobbistica ha riguardato la difesa della propaganda per il consumo della carne rossa che la Commissione voleva escludere dai finanziamenti ritenendola un prodotto cancerogeno. La Copa-Cogeca, in accordo anche con i produttori di vino e di alcolici, ha esercitato una forte pressione per affievolire in modo decisivo questo provvedimento, eliminando ogni riferimento agli aspetti sanitari.I documenti interni emersi dall’inchiesta giornalistica evidenziano la soddisfazione della lobby per il successo di questa operazione.
Altrettanto strenua è stata la difesa degli allevamenti intensivi, riguardo ai quali Copa- Cogeca è riuscita a innalzare del 50% la soglia per definire “industriale “, cioè intensivo, un allevamento animale, escludendo completamente l’allevamento dei bovini dai tetti di emissioni climalteranti. La definizione di un allevamento come industriale comporta infatti maggiori oneri per il produttore in termini di trasparenza, di controlli, di utilizzo di specifiche tecniche produttive e di oneri burocratici. Sempre riguardo al benessere animale i produttori hanno ottenuto di procrastinare di 15 anni l’abolizione delle gabbie per le galline, anche se l’attuazione immediata di tale provvedimento, per loro stessa ammissione, sarebbe stata economicamente sostenibile. In tal modo i grandi produttori hanno ottenuto considerevoli risparmi a danno dei consumatori e del benessere animale. Le pressioni sono sfociate in un vero e proprio assedio con l’impiego anche di trattori davanti al Parlamento di Strasburgo al momento delle varie votazioni.
Questi cedimenti sono tanto più grave in quanto nel 2020 fa la Commissione aveva esplicitamente promesso entro il 2023 una radicale riforma della legislazione sul benessere animale che avrebbe dovuto comprendere anche la totale abolizione degli allevamenti in gabbia. Nel 2021, 1,4 milioni di cittadini europei hanno sottoscritto un appello per l’abolizione delle gabbie. Le promesse della Commissione non sono state mantenute e per questo 14 organizzazioni coadiuvate da 33 esperti di fama internazionale hanno lanciato un appello alla Presidente della Commissione europea, sostenuto da una nuova raccolta di firme, perché si adoperi per la realizzazione degli impegni presi. Nel frattempo, 300 milioni di animali “vivono” in condizioni inaccettabili, in gabbie anguste, con limitatissime possibilità di movimento. Oltre all’abolizione delle gabbie la petizione chiede il divieto di uccisione dei pulcini maschi e la garanzia di una concorrenza leale sul mercato interno europeo che non svantaggi gli allevatori che si impegnano a realizzare standard più elevati di benessere animale- L’Italia ha mosso un primo passo istituendo un fondo per l’abolizione delle gabbie che è ora necessario estendere a livello europeo
La Copa-Cogeca ha poi affermato di considerare come un grande successo l’allentamento della protezione del lupo.
L’estate torrida che stiamo vivendo rappresenta un segnale estremo che anche una parte del mondo agricolo, devastato dalla siccità e da fenomeni metereologici estremi, comincia a percepire. I piccoli e medi produttori agricoli hanno oltretutto meno strumenti per far fronte a queste emergenze e questo dovrebbe sollecitare da parte loro una richiesta di efficaci politiche ambientali a difesa dei loro interessi e un distacco da una pressione lobbistica che, come emerge chiaramente dagli esempi riportati, non tutela i loro interessi.
Gli ambientalisti e gran parte degli agricoltori e degli allevatori dovrebbero superare le reciproche diffidenze e cogliere i molti aspetti comuni delle loro battaglie e dei loro interessi.
Nuove alleanze e un’attività lobbistica a favore dell’ambiente sono quello di cui noi tutti abbiamo bisogno.


