Pacifismo all’europea

In un grande sforzo democratico, degno di essere utilizzato anche in altri campi, la Banca Centrale europea, su incarico della Commissione, ha lanciato un sondaggio fra i cittadini degli Stati membri per contribuire a scegliere, all’interno di una rosa frutto di un concorso grafico, le immagini che dovranno comparire sulle future banconote in euro.

Sulle banconote da 200 euro potrebbe comparire l’effigie della scrittrice pacifista e protofemminista Bertha von Suttner, che fu la prima donna a ricevere il premio Nobel per la pace. La sua immagine è già oggi presente in alcune delle monete da 2 euro coniate dala zecca austriaca.

Bertha nacque a Praga nel 1843 come contessa Kinsky von Wichinitz und Tettau, in una nobile famiglia boema. Il padre morì prima della sua nascita mentre la madre dissipò ben presto anche a causa della passione per il gioco, l’eredità paterna di Bertha che fu di conseguenza costretta   ad accettare un impiego come istitutrice presso la famiglia dell’industriale Karl Freiherr von Suttner a Vienna.

Qui si innamorò di Arthur Gundaccar von Suttner, il più giovane dei figli dei Sutter. sette anni più giovane di lei e fu per questo licenziata. In cerca di una nuova occupazione si recò a Parigi dove fu per sole due settimane la segretaria privata di Alfred Nobel che fu però richiamato in Svezia e  con cui Bertha strinse negli anni una solida amicizia. Tornata a Vienna sposò segretamente Arthur Gundaccar che fu per questo diseredato dalla famiglia.

La coppia si recò allora in Georgia dove condusse una vita “modesta ma felice“; Bertha svolse un’attività saltuaria di insegnante di lingua, scrittrice di letteratura di evasione e traduttrice. A partire dal 1877, con lo scoppio della guerra fra Russia e Turchia, Arthur cominciò a pubblicare con successo resoconti di guerra e di viaggio e anche Bertha, sotto lo pseudonimo di B.Oulot, (“boulot” in francese significa lavoro) iniziò la sua attività giornalistica per alcune pubblicazioni austriache, Nel 1885 il rappacificazione con la famiglia von Suttner consentì alla coppia il ritorno a Vienna e una condizione economica agiata.

L’ attività giornalistica di Bertha continuò concentrandosi su temi attinenti al pacifismo senza trascurare, sulla base anche della propria esperienza esistenziale, la problematica della libertà di ogni persona di determinare liberamente il proprio destino. Il suo impegno pacifista si concretizzò ulteriormente con l’adesione all’International Arbitration and Peace Association. Nel 1889 la pubblicazione del romanzo pacifista Die Waffen nieder! (Abbasso le armi!), che ebbe un grosso successo internazionale e suscitò una vasta eco culturale, contribuì a fare di Bertha una delle voci più autorevoli del mondo pacifista. Il libro ebbe trentasette edizioni e fu tradotto in quindici lingue.

La protagonista del romanzo è la contessa viennese Martha Althaus che vive in un periodo caratterizzato da conflitti europei e dal grande prestigio attribuito alla carriera militare.  Martha sposa giovanissima il conte Arno Dotzky che muore durante la seconda guerra d’indipendenza italiana e rimane   vedova a soli 19 anni. Abbraccia perciò ideali pacifisti che il suo secondo marito, il barone prussiano Friedrich Tilling condivide anche se è chiamato alle armi con il grado di ufficiale. In seguito alla morte delle sorelle e del fratello di Martha, che si ammalano di colera nel corso del conflitto austro-prussiano, il barone abbandona l’esercito ma durante il conflitto franco-prussiano viene accusato a Parigi di essere una spia prussiana e per questo fucilato dai francesi. La tematica che attraversa il romanzo del punto di vista femminile sulla guerra e sulle sofferenze che essa provoca ebbe una vasta risonanza in un’Europa dominata dal militarismo maschile.

Bertha von Suttner arricchì il dibattito pacifista del tempo teorizzando la necessità di inserire il diritto alla pace, derivante dalla legge naturale, fra le norme che regolano il diritto internazionale. Il suo pensiero si ispira a un’interpretazione ottimistica dell’evoluzionismo darwiniano applicato alla società per cui il progresso dell’umanità sarebbe una conseguenza del processo di selezione naturale che garantirebbe gradualmente la selezione degli individui “più nobili”. Il suo impegno pacifista fu instancabile in ambito nazionale e internazionale e culminò  nel 1892 con l’elezione a vicepresidente dell’ Ufficio internazionale per la pace. Si impegnò attivamente anche contro la vivisezione, considerando questa battaglia coerente con l’impegno pacifista

 La morte del marito nel 1902 le creò qualche problema patrimoniale e la indusse  a  tornare a Vienna dove continuò il suo attivismo pacifista. Nel 1904 fu una delle più illustri partecipanti alla Conferenza internazionale delle donne, un’organizzazione di donne pacifiste e l’anno successivo fu fra gli organizzatori della Conferenza di pace dell’Aia contro il riarmo e per una risoluzione pacifica dei conflitti, anche con la creazione di appositi strumenti per il raggiungimento di questi obiettivi, quali l’istituzione di un tribunale arbitrale internazionale, iniziative che, almeno nell’immediato raggiunsero risultati solo parziali. Nello stesso anno compì un viaggio di sette mesi negli Usa, stringendo legami con il forte movimento pacifista di quel Paese.

Nel 1905 fu insignita del Premio Nobel per la pace istituito dall’amico e ammiratore Alfred Nobel, ispirandosi esplicitamente all’opera della pacifista austriaca. Nel discorso di accettazione del riconoscimento Bertha ribadì gli elementi fondamentali del suo impegno, insistendo in particolare sulla necessità di creare istituzioni internazionali di regolazione dei conflitti. Negli anni successivi intuì la forza distruttrice delle nuove armi e in occasione del primo bombardamento aereo compiuto dall’aviazione italiana mise in guardia contro l’impossibilità di umanizzare la conduzione di una guerra:  

No, gli strumenti bellici di oggi e di domani non consentono di umanizzare la guerra;(…) è vano volerla adeguare alla crescente civiltà o alle leggi di un’umanità che si risveglia: Sono possibili solo due alternative: che la civiltà distrugga la guerra o che nella guerra futura la civiltà vada in rovina”

Colpita da un tumore una settimana prima dell’attentato di Sarajevo, morì il 21 luglio del 1914 e, dopo la cremazione avvenuta per sua specifica volontà le sue ceneri furono trasportate a Gotha in Turingia, nel primo crematorio istituito in Germania.

Numerose scuole, piazze, strade portano ancora oggi il suo nome in Germania e in Austria. Varie istituzioni   tengono ancora oggi vivo il suo lascito pacifista, fra cui soprattutto  l’ università privata Bertha von Suttner di Sankt Pölten, in Austria   l’unico ateneo nel mondo germanofono a essere finora intitolato a una donna.

Se la proposta di utilizzare l’immagine della pacifista austriaca su una banconota comunitaria diventerà realtà non si potrà dire che l’Unione europea non dia valore alla pace, … almeno sulla carta (moneta). Nella speranza naturalmente che ispirarsi alla figura della grande intellettuale austriaca possa indurre i governanti, non solo europei , a qualche ripensamento nella loro folle corsa alle armi.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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