Esiste una versione adulta dell’incanto?

Era da un po’ che volevo recuperare l’articolo della giornalista tedesca Wenke Husmann che è stato ripubblicato in italiano da Internazionale con il titolo “Funziona a meraviglia”.

La prima ragione è perché questo articolo è stato l’unico testo proposto per le tracce di maturità che fosse scritto da una donna. Ho già polemizzato a sufficienza su questa questione. Trovate sempre qui un mio precedente articolo sul “fattaccio”.

La seconda ragione è che il tema mi affascina molto e volevo capirne di più a livello scientifico.

Ma che cos’è la meraviglia? Partiamo dalla definizione che ci fornisce Dacher Keltner che da anni studia in che modo le emozioni influenzano la nostra comprensione del mondo e il nostro comportamento e ha creato un centro interdisciplinare di ricerca e formazione, in cui benessere e felicità sono studiati dal punto di vista scientifico. Keltner definisce la meraviglia come la sensazione che proviamo in presenza di qualcosa di grande, che va oltre la nostra comprensione del mondo.

Non deve trattarsi necessariamente di qualcosa di grande dal punto di vista fisico, possono essere le striature cromatiche di un fiore o il disegno geometrico di una ragnatela. Quello che conta e che quello che vediamo produca la percezione di una complessità che va oltre la nostra capacità razionale di spiegarla.

Questo incanto verso qualcosa che non sappiamo spiegare ma solo contemplare rimette nella giusta prospettiva il proprio Io, aprendoci a uno spazio molto più ampio e complesso. La differenza fondamentale, secondo Keltner, rispetto alle altre emozioni positive è proprio questa: chi la prova entra in connessione con il mondo e con gli altri. La voce dell’ego si fa più sommessa, i suoni del mondo più forti e colorati, ci si sente in connessione con una sorta di potere superiore. Ci si dimentica un po’ di sé e ci si apre di più agli altri, alla grandezza del tutto.

Ma i vantaggi della meraviglia non si limitano ad annullare per qualche secondo la percezione di essere al centro dell’universo, con i nostri problemi ingigantiti oltre misura e le nostre paranoie individualiste in cui ci piace sguazzare dalla mattina alla sera.

Alcuni studi recenti sembrano confermare anche diversi vantaggi legati al benessere fisico.

All’università della California a Berkeley, gli scienziati hanno studiato in che modo le varie emozioni positive influiscono su alcuni indici di infiammazione nel sangue. Hanno scoperto che ad abbassare certi valori è soprattutto la meraviglia. Altri studi hanno prodotto risultati simili per la pressione sanguigna e i livelli di cortisolo: tra le emozioni piacevoli è sempre la meraviglia a distinguersi per i suoi effetti positivi. Gli scienziati suppongono che potrebbe contribuire indirettamente anche ad alleviare il dolore, a migliorare la qualità del sonno, a evitare ansia e depressione.

Ma come si fa a praticare la meraviglia da adulti?

Avere l’opportunità di condividere la vita con due bambini mi ha permesso in questi anni di riallenare lo sguardo alla meraviglia, proprio osservando il loro modo specifico di cercarla.

In viaggio è ovviamente più facile che nella quotidianità. Le nostre peregrinazioni per il mondo sono “wow” continui, pronunciati a turno o contemporaneamente dai vari membri del nostro nucleo famigliare. E prima ancora di leggere questo articolo ero certa dei vantaggi psicologici e fisici che procura questo modo di accogliere inermi la bellezza inspiegabile del mondo.

Percepisco sempre un graduale miglioramento di tutte le mie problematiche psicosomatiche nei giorni e settimane in cui esploro un nuovo luogo, accompagnato sempre da una sensazione di grande ottimismo e riconnessione all’istante presente. E non è necessario andare troppo lontano da casa, basta che sia un posto nuovo e la mia mente si svuota, rilascia tutti i vortici dei pensieri ossessivi, l’ansia si placa, il respiro torna a scorrere senza inceppi.

Ma soprattutto mi riconnetto agli altri, in primis alle persone con cui sto condividendo quel momento. Percependo la mia piccolezza realizzo anche quella di chi mi sta intorno, le fragilità di ognuno e il bisogno reciproco di rimettersi in connessione. Tornano i sorrisi, gli sguardi di intesa, le battute agli sconosciuti solo per il piacere di sentirsi parte dello stesso sguardo estasiato e fragile sulla grandezza che ci circonda.

Ma fuori da quei fondamentali momenti di stacco mi riesce molto più difficile ritrovare la meraviglia. Per questo cerco di osservare i maestri, i miei bambini e gli altri chiedendomi quale possa essere la versione adulta dell’incanto.

Anche Wenke Husmann si chiede se è possibile esercitare la meraviglia negli adulti che non vivono più in una dimensione di scoperta continua.

Per alcuni un cristallo di ghiaccio o un cielo stellato bastano a riaccendere la meraviglia, sostiene la psicologa Eftychia Stamkou dell’università di Amsterdam che da tre anni studia la meraviglia dei bambini. Perché di base adulti e bambini si meravigliano per le stesse cose.

Ma non funziona con tutti. C’è chi più pragmatico come Husmann ha bisogno di altro e qui entrano in gioco le passioni umane.

“Nella musica, nei film, nella letteratura o nelle arti visive, si tratta sempre di mettere in discussione ciò che è familiare, cercare l’ignoto e lasciarsi stupire”, continua Stamkou. “L’arte è la porta magica per accedere a un altro modo di vedere. È questo che ci affascina e ci diverte. Uno spettacolo a teatro, l’entusiasmo per un concerto o le lacrime che verso guardando un film sono tutte esperienze che allenano alla meraviglia.

E poiché la meraviglia risveglia effettivamente la curiosità e la sete di sapere, fin dall’antichità è al centro delle teorie sulla conoscenza. La profonda meraviglia, spiegava Platone, è l’approccio fondamentale del filosofo che mira a cercare la verità nascosta dietro i fenomeni quotidiani. Nel Teeteto fa dire a Socrate che la filosofia comincia con la meraviglia. A Socrate è attribuita anche la frase “so di non sapere”. E chi prova meraviglia sa perlomeno di non sapere tutto. Un buon inizio per imparare cose nuove.

C’è di più: attraverso l’osservazione contemplativa e la percezione consapevole prepariamo la mente ad acquisire conoscenze razionali. Esiste una quantità di storie su illuminazioni raggiunte durante un’osservazione stupita: Isaac Newton sotto il melo, Cartesio che guarda un arcobaleno. E nella sua Autobiografia scientifica il fisico tedesco Max Planck scrisse: “La meraviglia per i miracoli della natura è all’origine di ogni pensiero scientifico”.

Quindi paradossalmente sembra che proprio quel pensiero scientifico che ha dato inizio all’Illuminismo e che ci ha allontanati dalla capacità di arrenderci di fronte all’incanto dell’inspiegabile, ritorni e si rinnovi proprio in conseguenza di quella voglia di sapere che si sprigiona con la meraviglia.

Direi che abbiamo innumerevoli vantaggi a ritrovare il nostro personale spazio di meraviglia, che sia nella natura, nel viaggio o nelle passioni umane. La scienza stessa conferma non essere solo una prerogativa dei bambini ma una risorsa indispensabile per affrontare l’età adulta con meno certezze e più umiltà, pronti a catturare ancora ovunque scorci e bagliori di senso.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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