Quale neutralità per la Svizzera?

L’elettorato svizzero ha respinto con una schiacciante maggioranza del 70% l’iniziativa promossa dalla destra, denominata “Salvaguardia della neutralità”.

L’iniziativa intendeva ancorare nella Costituzione federale una concezione della neutralità più restrittiva di quella attualmente prevista. La Svizzera non avrebbe più potuto aderire a sanzioni, come quelle che attualmente colpiscono la Russia, non approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tenendo conto delle attuali tensioni internazionali e del diritto di veto di cui ciascun membro del Consiglio dispone la Confederazione non avrebbe di fatto più avuto la possibilità, anche in presenza di gravi violazioni del diritto internazionale o dei diritti umani, di comminare sanzioni.  

Sotto la proclamata copertura di una difesa dell’autodeterminazione e dell’indipendenza svizzera l’iniziativa celava in realtà la licenza per gli imprenditori elvetici di mantenere normali relazioni commerciali con Stati aggressivi o che calpestano i diritti umani.

La campagna elettorale per l’approvazione dell’iniziativa ha usato ampiamente toni e simboli pacifisti dietro cui si cela una realtà meno nobile. Il sostegno finanziario all’iniziativa è stato particolarmente ingente e il miliardario Christoph Blocher, fondatore dell’Udc, unico partito che ha sostenuto l’iniziativa, ha contribuito con due milioni di franchi, impegnandosi inoltre in prima persona nella campagna elettorale. La sua Ems Chemie, attraverso una propria consociata, fu a suo tempo attiva nell’intrecciare, anche in ambiti militari, lucrosi affari economici con Il Sud Africa nel periodo in cui nel Paese vigeva l’apartheid. Questo fu reso possibile anche per la crescente influenza politica dello stesso Blocher.

La Ems Chemie è presente in Russia con due stabilimenti che, nonostante le sanzioni applicate dopo la aggressione russa all’Ucraina a cui aderisce anche la Svizzera, hanno continuato ad operare, fornendo materiali per la protezione di sottoscocca delle automobili e dei veicoli industriali che garantiscono al gruppo della famiglia Blocher un flusso finanziario stimato attorno ai tre milioni all’anno mentre il regime di Putin incassa a sua volta consistenti   introiti fiscali.

La pesante sconfitta dell’iniziativa è perciò un fatto ampiamente positivo e non significa affatto che la Svizzera rinunci alla propria neutralità. Si tratta però di mantenere una visione di tale neutralità che lasci ai governanti una certa libertà di manovra e non ostacoli la cooperazione internazionale del Paese. Aver salvaguardato lo status quo è un fatto positivo ma il rapido mutamento del quadro politico mondiale richiede scelte che saranno frutto di un serrato confronto politico anche fra le forze politiche e sociali la cui ampia alleanza ha consentito la larga vittoria del 27 settembre.

Il Parlamento ha già iniziato l’esame e le definizioni di accordi bilaterali con l’Ue che dovranno successivamente essere sottoposti al voto popolare. Il No all’iniziativa della destra mostra una chiara volontà popolare di apertura alla collaborazione internazionale e dovrebbe aprire la strada all’approvazione di tali accordi; è importante, tuttavia, che nella stesura definitiva di essi venga salvaguardata, come chiedono i sindacati, la difesa dei  salari svizzeri più alti di quelli europei e che venga bloccato qualsiasi tentativo di dumping salariale.

Il Parlamento svizzero ha recentemente approvato una legge che di fatto allenta i criteri di esportazione delle armi da guerra prodotte in Svizzera con il rischio che esse finiscano in zone di guerra o in mano a regimi repressivi o a gruppi terroristici. Il 29 novembre prossimo si voterà per l’abolizione di questo provvedimento; l’esito di questa votazione sarà un ulteriore tassello per stabilire se la Svizzera terrà fede alla sua migliore tradizione pacifica e umanitaria o se invece prevarranno oscuri interessi di profitto ad ogni costo.

Anche in altri terreni si gioca la definizione del carattere che dovrà assumere la neutralità svizzera. Il mantenimento delle sanzioni contro la Russia ha svolto un ruolo importante nella vittoria del No il 27 settembre; tuttavia, non è accettabile che in altre situazioni, in primis nei rapporti con Israele non vi sia un atteggiamento analogo e non vengano in alcun modo ridotti gli scambi commerciali perfino in ambito militare.

Anche l’inasprimento in corso nelle politiche migratorie e di accoglienza nonché il taglio dei contributi della cooperazione internazionale, comuni purtroppo ai Paesi dell’Ue e n on solo, sono in contraddizione con una visione di apertura al mondo e di promozione di politiche di pace e di progresso.

Si tratta di problemi che certo la Svizzera non può risolvere da sola ma a cui nel quadro di una politica di neutralità attiva, può dare un contributo importante.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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