I Greci, i Romani e le piante

Nei momenti di crisi come quello attuale è utile volgere lo sguardo a visioni culturali anche del passato, diverse da quelle dominanti nell’odierno mondo occidentale, non tanto per idealizzare la diversità in quanto tale quanto piuttosto per un confronto  che può contribuire a mettere a fuoco alcune criticità della realtà in cui siamo immersi.

Questo può valere in generale ma si applica altrettanto bene al nostro rapporto problematico con il mondo vegetale. È questo lo spirito che ha animato Mario Lentano, docente di Letteratura latina e di antropologia antica all’Università di Siena, nel volgere il suo sguardo all’antichità greca e romana che ha prodotto un piccolo ma intenso testo divulgativo.

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/il-senso-degli-antichi-per-la-natura-mario-lentano-9788806270209/.

Non si tratta per Lentano di ricercare nel mondo antico un’improbabile origine dell’ecologia moderna ma di istituire un confronto con un un modo altro di rapportarsi al mondo vegetale che può fornire qualche indicazione interessante.

Per rendere produttivo questo confronto, ci spiega Lentano, è necessario liberarsi di un complesso di devozione filiale che rischia di imporci una sorta di sudditanza e un’ attribuzione preconcetta di autorevolezza ai testi greci e latini. Qui invece l’occhio dell’antropologo è più interessato a cogliere l’alterità fra le culture che consente uno sguardo più libero e un approccio più utile

Rivolgersi a culture lontane dalla nostra per interrogarle sul senso della natura può esporre al rischio di anacronismo, di interpretare quelle culture col nostro punto di vista che può apparire estraneo alle culture a cui ci rivolgiamo. Questo rischio è inevitabile e non riguarda solo l’approccio con la natura ma include ogni nostra domanda rivolta al mondo antico. Se le nostre domande hanno dunque necessariamente un carattere etico, le risposte devono invece avere un carattere che l’antropologia, con un concetto che ha origine nella linguistica, definisce emico, cioè rispettoso delle caratteristiche storiche e sociali delle culture che interroghiamo.

 Non possiamo certo individuare nell’antichità greco-romana i presupposti di un pensiero proto-ambientalista, ma questo non significa che gli antichi non coltivassero forme di rispetto per il mondo naturale, anche se con modalità profondamente diverse da quello delle nostre odierne culture occidentali. Il sacro nel mondo antico ha un ruolo importante anche nel rapporto con il mondo vegetale e implica che la natura non è liberamente e totalmente a disposizione delle esigenze umane di sfruttamento; determinati spazi naturali potevano essere luoghi sacri legati alla presenza di una divinità e come tali esigevano rispetto. L’intervento umano in questi luoghi richiedeva il consenso della divinità come nel caso verificatosi nel 183 d.C. di un fico cresciuto spontaneamente sul tetto di un santuario non lontano da Roma la cui rimozione fu preceduta dall’esecuzione di una lunga serie di rituali tesi a chiedere alla divinità del luogo il permesso di procedere all’eliminazione dell’alberello.

Anche Il mito, che per il mondo antico, era uno strumento imprescindibile di comprensione e interpretazione della realtà, poneva dei limiti allo sfruttamento della natura, imponendo un rapporto con essa legato a un ordine trascendente quello umano. Non rispettare questo limite poteva avere delle conseguenze fatali per i trasgressori come nel caso del racconto del mitico re tessalo Erisittone, citato anche da Dante nel Purgatorio che, indifferente alla sacralità del luogo, decise di utilizzare il legno degli alberi di un bosco sacro per edificare un’ampia sala da utilizzare per i suoi sontuosi banchetti. Erisittone, per una sorta di contrappasso, fu colpito da una fame insaziabile; per tentare inutilmente di placarla dette fondo a tutte le sue ricchezze, riducendosi in totale miseria. Secondo la versione del mito di Ovidio nelle Metamorfosi lo sciagurato avrebbe addirittura terminato tragicamente i propri giorni divorando parti del suo stesso corpo.

Molte correnti del moderno ambientalismo puntano a superare una visione antropocentrica che implica un rapporto con la natura fondato esclusivamente sui benefici che essa può apportare all’essere umano per porsi piuttosto dal punto di vista dei diritti dell’ambiente naturale. Il mondo vegetale in questa impostazione richiede rispetto e protezione indipendentemente dai benefici che ne derivano per l’uomo in quanto ogni essere naturale ha diritto alla salvaguardia della propria esistenza.

Il tema dei diritti riconosciuti agli ecosistemi come fiumi, foreste montagne ha trovato riconoscimento in varie parti del mondo; la costituzione dell’Ecuador estende il diritto all’esistenza e alla tutela all’intera Madre Terra (Pachamama) mentre in altri casi tale  diritto riguarda un singolo ecosistema. Questa attribuzione di diritti non nasce quindi soltanto in ambito occidentale ma attinge anche a concezioni tradizionali diverse a dimostrazione di quanto il confronto fra culture possa essere fruttuoso. Questo riconoscimento di diritti implica l’attribuzione alle piante di caratteristiche simili a quelle degli esseri umani e si risolve in definitiva in un avvicinamento fra realtà umana e mondo vegetale.

Questo approccio fondato sui diritti è del tutto estraneo   all’antichità greco-romana; la dimensione sacra di taluni elementi naturali posti sotto la protezione di una divinità imponeva agli antichi precisi doveri nei loro confronti ma creava anche una sorta di distacco fra realtà umana e mondo vegetale.

In conclusione, possiamo dire che il rispetto per la natura non è un’invenzione contemporanea; rivolgerci al mondo antico greco-romano senza sudditanze e senza attese messianiche ma con rispetto delle diversità può fornire indicazioni utili per il presente. Lo stesso può verificarsi nel rapporto con culture diverse da quelle occidentali che spesso tendiamo a etichettare con arroganza come primitive.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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