Agire contro lo spreco alimentare

Lo spreco alimentare è un fenomeno riscontrabile, con caratteristiche diverse, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri. Si calcola che addirittura un terzo di tutti i generi alimentari prodotti nel mondo vada sprecato. Lo spreco non riguarda   solo i prodotti alimentari che non vengono utilizzati ma ovviamente anche le risorse utilizzate per produrli e commercializzarli.

In una situazione in cui la sicurezza alimentare è minacciata, in varia misura, in tutto il mondo, sia da elementi (si spera) contingenti come la guerra in Ucraina, sia da fenomeni strutturali, quali le conseguenze della crisi climatica, è perciò urgente intervenire almeno per limitare il fenomeno.

 Nei Paesi industrializzati lo spreco avviene in gran parte nella fase del consumo mentre in quelli più poveri esso si verifica   soprattutto nella fase della raccolta e dell’immagazzinamento.

Per quanto riguarda la Svizzera, secondo stime ufficiali dell’Ufficio federale dell’ambiente, ogni anno vanno sprecate 2,8 milioni di tonnellate di generi alimentari, corrispondenti a 330 kg per abitante e a un quarto del gas serra prodotto nel Paese dall’intera filiera alimentare. Si tenga presente che il sistema alimentare produce attualmente in Svizzera il 28% della cosiddetta impronta ecologica del Paese e che almeno due terzi di questo spreco sarebbero evitabili con appositi provvedimenti.

https://sconfinamenti.info/misura-la-tua-impronta-ecologica/

Per quanto riguarda la carne, la rivista Ktipp calcola che solo la grande distribuzione ne elimini ogni anno 5.000 tonnellate, pari al consumo medio annuale di 100.000 abitanti della Confederazione.

Sul piano finanziario ogni abitante della Svizzera getta letteralmente nella pattumiera in media 600 franchi all’anno.

Sulla base dei dati del 2017 si stima che il 20% dello spreco sia imputabile alla fase di produzione, il 34,5% alla fase di trasformazione delle derrate alimentari, il 10% alla distribuzione e alla commercializzazione, il 7,5% alla gastronomia e il 28% (!) alle economie domestiche.

Innanzitutto, vi è in alcuni casi una sovrapproduzione di alcuni prodotti freschi che non possono essere consumati in tempo utile

Si verifica poi lo scarto di prodotti che, pur essendo perfettamente commestibili, non corrispondono a criteri “estetici” considerati appetibili per i consumatori.

Si tende poi a non esporre o a non prelevare dagli scaffali dei punti vendita prodotti prossimi alla data di scadenza che, in molti casi, sarebbero invece perfettamente consumabili anche oltre tale data, fatta salva e applicata correttamente la distinzione fra data di scadenza e termine minimo di conservazione.

La data di scadenza (“da consumare entro”) va attribuita rigorosamente a prodotti quali carni fresche, prodotti salmistrati e pastorizzati, formaggi molli e freschi, piatti freschi pronti ecc.,  per i quali è  necessario mantenere la catena del freddo e il cui consumo oltre tale data  risulta   nocivo.

Per altri prodotti occorre invece indicare il termine minimo di conservazione (TMC, “da consumare preferibilmente entro”) con il quale il produttore indica la data entro la quale il prodotto, se conservato correttamente, mantiene intatte tutte le proprie qualità ma che può essere tranquillamente consumato, entro un ragionevole lasso di tempo, anche dopo tale data.

 Esiste poi, soprattutto per la grande distribuzione, il problema dell’invenduto, causato dalla tendenza ad acquistare dai produttori molto più di quanto si riuscirà a vendere.

E naturalmente noi consumatori tendiamo spesso ad acquistare più di quanto mangeremo.

È evidente che tutti i problemi sollevati richiedono modifiche profonde delle attuali politiche alimentari, non solo a livello svizzero ma sono tuttavia benvenuti anche interventi parziali.

Le autorità svizzere si propongono ora di dimezzare gli attuali livelli di spreco come previsto dallo specifico obiettivo dell’Agenda 2030, il programma per lo sviluppo sostenibile approvato dall’Onu nel 2015

Per realizzare questo obiettivo anche in Svizzera, il Consiglio federale ha infatti varato il 6 aprile scorso   un Piano d’azione, stipulando un accordo con imprese e organizzazioni alimentari ma sollecitando anche l’iniziativa e la collaborazione della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni.

Il Piano si articola in due fasi; la prima prevede di realizzare entro il 2025 un taglio del 25% dello spreco, da perseguire  con la collaborazione volontaria dei soggetti coinvolti.

Al termine di questa fase verrà attuata una verifica degli obiettivi raggiunti che prevede, se necessario, la messa in atto di provvedimenti più stringenti.

Il Consiglio federale ritiene infatti insufficienti le iniziative attuali, già in atto a livello prevalentemente volontario, che vanno senz’altro valorizzate ma inserite in una rete di interventi complessivi di cui il Governo intende farsi promotore.

Non si tratta di un problema di facile soluzione in quanto occorre intervenire sull’intera filiera alimentare, dalla coltivazione fino alla distribuzione e al consumo.

Nella prima fase si cercherà di sollecitare una migliore pianificazione delle colture, un sistema di

imballaggio più efficiente e sostenibile, un rafforzamento dell’attività di donazione dei prodotti invenduti ad associazioni di pubblica utilità e si interverrà anche sulla data di scadenza dei prodotti facendo chiarezza nel senso sopra indicato.

Per quanto riguarda i consumatori sarà necessario attivare soprattutto un’azione di sensibilizzazione e di informazione.

L’iniziativa del Consiglio federale è senz’altro da apprezzare anche se alcuni aspetti del suo intervento saranno da monitorare ed eventualmente da correggere, come del resto  previsto.

In settembre si voterà poi l’Iniziativa per l’abolizione degli allevamenti intensivi di animali in Svizzera che sarà in ogni caso un momento importante di discussione su un aspetto della nostra alimentazione.

https://www.bk.admin.ch/ch/i/pore/vi/vis487t.html

In una situazione così preoccupante per la sopravvivenza del genere umano è importante che ciascuno, oltre ad accrescere la propria consapevolezza su una questione ambientale così rilevante, si senta in dovere e in grado di dare il proprio piccolo contributo individuale per incidere sulla realtà se è vero, come affermava la teologa Dorothhee Sölle che non possiamo concederci il lusso della disperazione.

 

 

Seguici

Cerca nel blog

Chi siamo

Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

Ultimi post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.