Era l’8 agosto del 1956 quando alle 8 e 10 del mattino scoppiò un imponente incendio nel pozzo numero 1 della miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, poco più di 60 chilometri a sud di Bruxelles. Morirono 262 minatori, provenienti da 14 paesi; 136 erano italiani. La maggior parte perse la vita a causa dell’inalazione del gas diffusosi nella miniera. La vittima più giovane aveva solo 14 anni. La più anziana 56.

Sessantasette anni dopo la tragedia, il giorno prima delle commemorazioni ufficiali presso quel sito minerario belga di allora, CGIL, con il Patronato Inca e l’ANPI, ha organizzato un pomeriggio di riflessione a ricordo delle vittime di allora ma altresì a ricordo delle molte morti sul lavoro che continuano a verificarsi oggi, nei Paesi UE. In Italia.

Erano presenti Filippo Ciavaglia delle politiche europee dell’Area Internazionale della Cgil, la segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli, Sara Palazzoli dell’Inca, il presidente della Fondazione Di Vittorio Francesco Sinopoli, la vicepresidente dell’Anpi Mari Franceschini, oltre al sindaco di Charleroi Paul Magnette e al console italiano Pier Forlano. 

E poi c’era Urbano Ciacci, classe 1935, numero di matricola 709. E’ lui l’ultimo minatore di Marcinelle. (guarda il video sull’evento qui)

“Ci troviamo qui – ha precisato Filippo Ciavaglia – per commemorare i martiri che hanno sacrificato la propria vita per lavorare e anche per rivendicare il rispetto per la dignità dei lavoratori, attraverso soluzioni occupazionali rispettose delle condizioni di vita e dei diritti”.

“Marcinelle – ha dichiarato Francesco Sinopoli, presidente della Fondazione Di Vittorio  – esemplifica il luogo dove il lavoro diventa strumento di emancipazione e di solidarietà, una solidarietà che deve essere rivendicata con forza a fronte di quei fenomeni transnazionali che ci toccano da vicino e che riguardano i crescenti flussi di quanti cercano di giungere in Europa per scappare alla povertà e alla desertificazione, riguardano il cambiamento climatico e i preoccupanti livelli di CO2 nell’atmosfera, riguardano i poveri, chi non arriva a fine mese.” 

Una riflessione dura, amara ma non rassegnata è anche quella di Mari Franceschini, che invita a non arrendersi al presente ma lottare per costruire un presente e un futuro dignitoso per tutti. 

Camminando verso quello che era la miniera di legno (bois in francese significa appunto legno), entrando nella perimetro di quello che è ora un sito UNESCO, tutto è silenzio. Le rotaie sulle quali venivano fatti scorrere i carrelli ricolmi di carbone, le docce e gli spogliatoi per i miniatori, la fornace. Sono ancora lì. Immobile. Una memoria storica per le future generazioni, come ricorda il parlamentare Toni Ricciardi, presente all’evento.