Il calore del Natale è svanito, la primavera è ancora lontana e le lunghe settimane grigie nel mezzo possono intensificare la solitudine e peggiorare il tono dell’umore — soprattutto nelle città, dove la vicinanza è spesso data per scontata ma non sempre vissuta. Anche a Brussels, in Belgio. È in questo contesto che, il prossimo febbraio, un piccolo chiosco sanitario mobile inizierà ad apparire in piazze e strade pubbliche di Anderlecht. Conosciuto come VivaFlex, è progettato per essere temporaneo, adattabile e deliberatamente informale: una struttura che può arrivare, fermarsi per breve tempo e poi ripartire. Ha un aspetto dimesso, persino provvisorio. Eppure, dietro questa apparenza modesta si cela un’idea ambiziosa: che alcune delle sfide di salute pubblica più persistenti nelle città, tra cui la solitudine e l’esclusione sociale, possano essere affrontate non solo negli ambulatori o nei documenti di policy, ma negli spazi quotidiani in cui le persone già trascorrono il loro tempo.
VivaFlex non è un esperimento lanciato da zero, come chiarisce Stijn Coolbrandt, amministratore delegato di Zipster — una piattaforma digitale di orientamento ai servizi di cura sviluppata nelle Fiandre. Rappresenta piuttosto l’ultima evoluzione di un’idea che ha già messo radici nella forma di VivaHub, uno spazio di quartiere attivo ad Anversa. La sua espansione a Bruxelles riflette una crescente consapevolezza del fatto che la solitudine è un problema strutturale. Affrontarla richiede di andare incontro alle persone e coinvolgerle — in particolare coloro che vivono in povertà, affrontano barriere linguistiche o dispongono di reti sociali fragili. Non può essere risolta semplicemente aspettando che accedano ai servizi formali.
VivaHub, infatti, un piccolo gezondheidskiosk — ovvero un chiosco sanitario — in Terloplein a Borgerhout, uno dei quartieri più diversificati della città, è nato come progetto di “co-gestione”. Rifugiati siriani hanno contribuito con idee al suo design e hanno aiutato a costruirlo. I residenti locali hanno realizzato panchine e scaffali tuttora in uso. Non è mai stato concepito come uno spazio clinico. Ancora oggi opera senza appuntamenti, moduli da compilare o camici bianchi. Ciò che offre, invece, è presenza. Professionisti della salute e volontari si collocano come parte visibile e accessibile della piazza. Coolbrandt descrive questo approccio come una forma di “prescrizione sociale senza prescrizione”.
Il principio guida è semplice: portare la promozione della salute in uno spazio pubblico in cui le persone già si ritrovano, invece di aspettarsi che si orientino in sistemi sanitari complessi. Proprio questa “semplicità” è ciò che rende VivaHub efficace, precisa Patricia Van Pelt, co-fondatrice di VivaHub. “I sistemi sanitari tradizionali tendono a funzionare meglio per chi sa già come accedervi”, afferma. “Presuppongono sicurezza, alfabetizzazione e integrazione sociale. Molti residenti non si riconoscono in quei sistemi. VivaHub abbassa la soglia entrando a far parte della vita quotidiana”.
In pratica, il chiosco offre controlli di base come la misurazione della pressione sanguigna, consigli sull’alimentazione e informazioni sui servizi locali. Ma il suo impatto più evidente è di natura sociale più che medica. Le persone si fermano, parlano, osservano o semplicemente si siedono nei paraggi. Alcune restano inizialmente a distanza, osservando da una panchina ai margini della piazza. Con il tempo, molte iniziano a partecipare in modo più attivo. Questo processo graduale non è un limite, ma una caratteristica. “Le persone che si sentono escluse raramente si fanno avanti subito”, osserva Patricia Van Pelt. “Hanno bisogno di vedere che uno spazio è sicuro, non giudicante e coerente. Anche stare ai margini è una forma di partecipazione”. Piccoli gesti pratici rafforzano questa apertura. Il chiosco offre spesso frutta e verdura, sostenendo un’alimentazione sana, alleviando la pressione finanziaria e creando un facile punto di partenza per la conversazione. Il cibo, come sempre, diventa una scorciatoia sociale. “Dice: qui sei il benvenuto, senza condizioni”, afferma Coolbrandt.
Il legame con Zipster aggiunge un ulteriore livello alla storia dei servizi per il benessere nelle Fiandre e a Bruxelles. Laddove VivaHub offre un punto di accesso fisico e relazionale, Zipster garantisce continuità oltre la piazza. Il chiosco apre la porta; la piattaforma aiuta le persone a orientarsi una volta entrate. Per Coolbrandt, questa combinazione di presenza fisica e navigazione digitale riflette il futuro dell’assistenza integrata. “La tecnologia non dovrebbe sostituire il contatto umano”, sostiene. “Dovrebbe rafforzarlo. Quando le persone si fidano già di un luogo come VivaHub, gli strumenti digitali diventano significativi anziché astratti”. L’accesso alle informazioni, aggiunge, è esso stesso un determinante sociale della salute, spesso sottovalutato.
Ora VivaFlex si prepara a portare queste “lezioni” in giro per Bruxelles, portando con sé un’intuizione semplice ma spesso trascurata: incontrare le persone dove si trovano, abbassare le barriere prima che i problemi si aggravino e riconoscere che la salute è plasmata tanto dal luogo, dalla fiducia e dal senso di appartenenza quanto dalla medicina.


