Contro l’antisemitismo con strumenti adeguati

Pubblichiamo  un intervento del Professor Stefano Levi Della Torre in merito alle proposte di legge attualmente al vaglio del  Parlamento italiano.Ringraziamo il Professore e la rete «Mai indifferenti, Voci ebraiche per la pace” per il consenso alla pubblicazione dell’intervento.

L’antisemitismo è una tradizione secolare e mai morta, di nuovo in crescita nel mondo. All’attivazione del pregiudizio si mescola ora il giudizio su ciò  che “in nome degli ebrei” sta facendo Israele al popolo palestinese nella Striscia di Gaza e nei territori occupati in Cisgiordania, in risposta alla strage terroristica compiuta da Hamas e Jihad il 7 ottobre 2023. 

Perciò  nell’ostilità contro Israele e contro gli ebrei si incrociano pregiudizi e stereotipi storicamente sedimentati e giudizi politici ed etici di fronte ai fatti in corso. Certamente il pregiudizio si alimenta del giudizio sui fatti in corso, e il giudizio sui fatti in corso può  cercare conferme nella tradizione antisemita. Ma l’ostilità verso il mondo ebraico ha due fonti diverse, da un lato il pregiudizio, dall’altro il giudizio sui fatti in corso,  che occorre saper districare; diversamente si rischia di delegittimare la critica come pregiudizio antisemita o legittimare il pregiudizio antisemita come critica. Cosa che effettivamente sta avvenendo a seconda degli schieramenti. 

Le proposte di legge non fanno distinzione tra pregiudizio e critica. Assecondano la tesi del governo di Israele secondo il quale chi nomina o descrive o denuncia ciò  che sta facendo Israele alla gente palestinese sarebbe antisemita.  

Le proposte in discussione rischiano di qualificare come antisemita qualunque critica rivolta a ciò  che sia ufficialmente ebraico. L’antisemitismo discrimina gli ebrei a loro sfavore; queste proposte di legge discriminano gli ebrei a loro favore. Ma ogni discriminazione degli ebrei (anche a favore) è un pericolo per gli ebrei. 

Come ebreo, non apprezzo che si proponga “a nostro favore” di isolarci in una “riserva”, o più precisamente in un ghetto legislativo. Molto meglio che si applichi con intelligenza e spirito democratico la legge Mancino, già in vigore dal 1993. 

In che senso queste proposte discriminano gli ebrei? Nel senso che conferiscono loro il privilegio di esenzione dalla critica, perché ogni critica a ciò che è “ebraico” rischia di essere denunciata e perseguita come “antisemita”. Ma ogni privilegio suscita ostilità. L’immaginario antisemita si è sempre alimentato del presunto privilegio sociale, occulto o esplicito, degli ebrei. Questa è una costante in tutta la storia secolare dell’antisemitismo. 

Per cui per favore non esponeteci al privilegio, non fate di noi un tabù e degli “intoccabili”, non coltivate, vi prego, l’antisemitismo.  Il privilegio di non poter essere esposti alla critica e al libero dibattito è un segno di potere, e il presunto potere degli ebrei è al centro dell’ossessione antisemita. 

Uno dei caratteri che distingue l’antisemitismo dal razzismo generico, dalla xenofobia, dall’ostilità al “diverso”sta nell’immaginazione di un occulto potere degli ebrei: sarebbe per un loro potere se hanno avuto la capacità di durare nei secoli mentre imperi potenti crollavano, la loro dispersione tra le nazioni sarebbe in realtà un loro impero occulto, capace di controllare in ogni nazione il sistema economico e finanziario, il sistema dell’informazione e della cultura. L’antisemitismo è un’ideologia della paura, e, più che dal disprezzo, la paura discende dall’immaginazione di un potere estraneo, dal rapporto dell’ “ebreo” con il potere.  L’antisemita si sente minacciato, perseguitato dal potere dell’”ebreo” e perciò lo perseguita, per “legittima difesa”. 

Queste proposte di legge che vorrebbero osteggiare l’antisemitismo, ne confermano invece il nucleo fondamentale: l’immagine di un  rapporto privilegiato ed esclusivo dell’ “ebreo” col potere di governo, legislativo e di Stato.  

E’ comprensibile che la destra voglia annebbiare il suo ascendente fascista e antisemita manifestando un filosemitismo volonteroso, facilitato dalle sue affinità ideologiche col governo Netanyahu. Si può  capire che un riformismo  cattolico voglia esibire  un filosemitismo zelante a favore del dialogo ebraico-cristiano, e perciò attento agli umori delle istituzioni ebraiche ufficiali. Si può  capire che le istituzioni ebraiche, che vedono nello “Stato-guida” Israele, qualunque cosa faccia o diventi, l’espressione massima dell’ebraismo, plaudano a queste proposte di legge, che convergono con la posizione del governo Netanyahu, evitando di affrontare la spaccatura epocale, etica e politica, che attraversa il mondo ebraico   Ma tutte queste forze guardano al loro interesse politico immediato, hanno visioni a breve, non vedono le conseguenze delle scelte di ora nella catastrofe che il mondo sta attraversando e che ne presenterà il conto in particolare agli ebrei.  

Si chiederà conto all’ “ebreo” per essere stato la figura emblematica a favore della quale si è limitato il dibattito, la ricerca universitaria, la libertà di pensiero e di confronto democratico. Uno scambio è in corso: il potere protegge l’ “ebreo” dalla critica affinché l’”ebreo” protegga il potere politico, giustificando il suo intento di controllare il dissenso in nome della “lotta all’antisemitismo”. 

Allarmanti a questo proposito sono gli art. 3  rispettivamente della proposta Scalfarotto e della proposta Romeo, che a proposito del diniego preventivo di autorizzazione a manifestazioni pubbliche,  si rifanno a una legge fascista (regio decreto 18 giugno 1931), aggiungendovi tra le motivazioni ammissibili “anche”  la “valutazione di grave rischio potenziale di simboli, slogan e messaggi antisemiti”: “diniego preventivo”, legge fascista con aggiunta “anche” di “rischio potenziale”, sono termini fortemente disponibili all’arbitrio autoritario..  I disegni di legge propongono l’adozione formale della definizione  dell’Ihra sull’antisemitismo. Può  esserne accettata la prima parte, molto vaga ed anodina. Non la seconda, che congela col sospetto di antisemitismo argomenti tuttora di dibattito. Faccio ad esempio riferimento a uno dei diversi casi che la Dichiarazione indica come sintomo di antisemitismo:  

«Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele, richiedendo un comportamento non atteso e non richiesto a nessun altro Stato democratico.» 

https://holocaustremembrance.com/resources/la-definizione-di-antisemitismo-dellalleanza-internazionale-per-la-memoria-dellolocausto

Ora, se uno Stato ancora democratico facesse cose simili a quelle che sta facendo Israele a Gaze e in Cisgiordania, mi sentirei in diritto di criticarlo e di chiedere sanzioni contro di esso. Eppure da parte dei governi europei, della politica ufficiale e della diplomazia che fanno riferimento alla dichiarazione dell’Ihra si applicano proprio ad Israele “due pesi e due misure” ma all’inverso, preservandolo il più possibile da critiche e sanzioni e mettendo sotto accusa di sospetto antisemitismo le manifestazioni che ne contestano la politica e l’azione militare. Ma mi occorre precisare che per il rapporto particolare che ho, in quanto ebreo,  con Israele, non mi sento solo in diritto di criticarlo, ma piuttosto in dovere di farlo. 

E per questo, alla luce delle proposte di legge “contro l’antisemitismo”, non vorrei finire per essere accusato come antisemita da parte dello Stato, come sionista-fascista da parte di qualche pro-pal, e come ebreo da parte degli antisemiti.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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