Dalla Svizzera al cuore dell’UE: “The Way Wait Agenda”

Dal cuore della Svizzera, una giornalista italiana, che è anche imprenditrice sociale e mamma, lancia la sua battaglia contro “i figli mancati”, che non sempre sono una questione di scelta. C’entra l’infertilità, la politica e le costrizioni socio-culturali. Lei è Eleonora Voltolina e di recente il suo messaggio è arrivato anche a Bruxelles: informare, potenziare i servizi e cambiare la cultura e le leggi.

L’infertilità colpisce circa una persona su sei in età riproduttiva nel mondo. Si tratta di un’esperienza che può essere devastante per chi la vive. Non riguarda solo le donne, ma la coppia tutta.

Sono diverse le cause dell’infertilità. Una di queste è l’anagrafe: la probabilità di concepimento diminuisce con l’età, soprattutto dopo i 35 anni. E infatti, come mostrano diversi studi, tra le donne che si rivolgono ai centri di sterilità dopo i 40 anni non ci sono altre cause se non, appunto, l’età avanzata che ha ridotto la loro capacità riproduttiva.

Sul perché numerose coppie rimandino la scelta di avere uno o più figli se ne parla da tanto. In Europa, soprattutto, le cause che portano le persone a posticipare il momento della procreazione sono complesse. In gioco ci sono spesso fattori socio-economici (dalla precarietà lavorativa, alla difficoltà nel reperire un asilo nido, o in seguito ai costi elevati per crescere un figlio), interconnessi anche a fattori culturali, come le pressioni sociali e i modelli di riferimento che non includono la maternità (o paternità).

Così si aspetta…E quando i figli desiderati poi non arrivano, lo abbiamo detto, la coppia rimane sola a gestire frustrazione e dolore.

Per Eleonora Voltolina è ora di agire. Il perché è tutto contenuto nel sito web che ha lanciato: si chiama Why Wait Agenda e si tratta di una piattaforma online dove sono raccolte una serie di interviste, podcast, articoli, numeri e dati volti – si legge nel sito – “a diffondere informazione di qualità sul tema della natalità e per promuovere iniziative culturali, sociali e politiche che aggrediscano le radici del problema”.

“È giunto il momento che l’infertilità sia affrontata per quello che è: come una sfida complessa che richiede un impegno collettivo”, afferma Voltolina. Si tratta, insomma, di una sfida a 360 gradi, che investa tanto le scelte dei governi quanto gli stereotipi che influenzano le scelte riproduttive. 

“Perché le persone possano arrivare a fare il numero di figli che desiderano – che ciascuno desidera: e se è zero, va bene così! Ma il problema è che non ci sono le condizioni per cui ciascuno possa essere libero di fare il numero di figli che vuole”, continua la fondatrice di The Why Wait Agenda. 

È ovvio che nel terzo millennio, con le donne che studiano e lavorano e sono indipendenti e vogliono autodeterminazione e parità, l’assioma di donna=mamma non può più (per molte) funzionare. E tanto meno può funzionare fare figli presto se questa genitorialità non viene condivisa finendo per diventare d’impiccio per la donna e il proprio futuro professionale, ad esempio. È per questo – si legge in The Way Wait Agenda – che si rende necessario rivedere tutte una serie di condizioni strutturali, campagne di sensibilizzazione sulle cause dell’infertilità e investimenti nella ricerca così come chiare scelte politiche. Ne citiamo alcune: congedi di paternità e maternità di pari durata e a pari condizioni; part-time come diritto e non concessione; aumento dei posti negli asili a prezzi ragionevoli; orari scolastici compatibili con orari lavorativi; ma anche accesso inclusivo alla fecondazione assistita (si tratta, come ricorda la giornalista, di rendere le normative più inclusive e meno rigide, aprendole per esempio alle coppie dello stesso sesso e alle persone single).

Lo scorso 24 gennaio, Eleonora Voltolina è arrivata a Bruxelles per chiedere un pledge, ovvero un impegno molto preciso ai prossimi eletti nel parlamento, rendendo il fertility gap una priorità europea.

In pratica, si chiede l’impegno dei membri del Parlamento europeo per quanto segue (vedi anche qui):

– sostenere l’aumento dei finanziamenti europei e la collaborazione in tutte le attività di informazione ed educazione sulla fertilità, con l’obiettivo di raggiungere persone di ogni genere e di ogni fascia di età in età riproduttiva. Sostenere, secondo le raccomandazioni dell’Irhec, la ricerca su conoscenze, atteggiamenti e comportamenti delle persone in materia di salute riproduttiva e pianificazione familiare nei diversi Paesi, nonché la necessità di sviluppare risorse educative per il pubblico e per i professionisti della sanità e dell’educazione inclusivi per tutte le comunità. Sostenere l’inclusione dell’educazione alla salute riproduttiva nelle politiche e nelle pratiche sanitarie ed educative e sostenere programmi di educazione alla salute della fertilità sponsorizzati dai governi nei paesi dell’UE. La conoscenza è potere, e la consapevolezza migliora la salute riproduttiva e facilita le decisioni rispetto alla pianificazione familiare.

– sostenere e sostenere politiche per i congedi parentali che, secondo la piattaforma MenCare Parental Leave, siano: uguali per donne e uomini; non trasferibili tra i genitori; pagati in base allo stipendio di ciascun genitore; di durata adeguata per ciascun genitore, con un minimo di 16 settimane per ciascuno; offerti garantendo il mantenimento del posto di lavoro; incoraggiati e incentivati; inclusivi per lavoratori di ogni tipologia; combinati con buoni servizi all’infanzia sovvenzionati e altre politiche per garantire l’equità in tutte le attività di assistenza, in particolare nei contesti a basso reddito; inclusivi rispetto ai diversi caregiver; sanciti e applicati nelle legislazioni nazionali e negli accordi internazionali. È ora che l’Unione europea investa in luoghi di lavoro paritari per le persone con figli, senza più stereotipi di genere.- sostenere un’evoluzione culturale verso una genitorialità equa, incoraggiando l’attività di cura da parte sia degli uomini sia delle donne e una pluralità di famiglie, e abbandonando gli stereotipi di genere sulle attività di cura. La genitorialità condivisa è fondamentale per ridurre il fertility gap. Rappresenta il futuro, realizziamola già nel presente.

– sostenere azioni e iniziative volte a sradicare il pregiudizio che nel mercato del lavoro sta alla base della discriminazione delle donne, considerate come potenzialmente “a rischio maternità”, e a sanzionare i datori di lavoro che licenziano o discriminano le lavoratrici incinte o i neo-genitori. Una persona non perde improvvisamente le proprie competenze perché ha partorito e/o ha un figlio a casa. La “motherhood penalty” deve essere sradicata.

– condannare qualsiasi discriminazione rispetto alla procreazione medicalmente assistita e lavorare per garantire l’accesso alla medicina riproduttiva a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro stato civile o orientamento sessuale, al fine di includere tutte le persone che ne hanno bisogno ma a cui in diversi paesi dell’UE è oggi negato l’accesso alla PMA. Tutti devono avere la possibilità di ricorrere alla medicina riproduttiva.

– respingere e osteggiare qualsiasi limitazione dei diritti riproduttivi e sessuali, come la contraccezione e l’aborto, come strategia politica per aumentare la natalità. Il tasso di fecondità non è un valore in sé, ed è un fattore positivo solo a patto che i figli siano desiderati. Vietare o limitare il diritto o l’accesso alla contraccezione e all’aborto non è una via per aumentare la natalità. Nessuna persona deve mai essere costretta a portare avanti una gravidanza contro la sua volontà.- considerare il fatto di poter avere un figlio quando si vuole, senza dover subire indebite pressioni per rinviare o rinunciare a tale scelta, come un diritto riproduttivo. Accanto alla contraccezione e all’aborto – opzioni che consentono alle persone di scegliere di non avere figli, affermando il diritto fondamentale ad avere il controllo del proprio corpo – dovrebbe esserci anche il diritto di scegliere di avere figli, senza dover subire il fertility gap.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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