Diritti, ambiente e salute: il pallone dei mondiali è sgonfio

Fra pochi giorni inizieranno i campionati mondali di calcio con una formula spezzatino, ideata dall’attuale fantasiosa dirigenza della Fifa che prevede lo svolgimento delle partite in tre differenti Stati americani i cui rapporti oltretutto non sono al momento idilliaci.

Le politiche economiche e sociali dell’attuale Presidente Usa hanno infatti reso difficili, sia pure per motivi diversi, i rapporti fra gli Stati Uniti da una parte e il Messico e il Canada dall’altra. Amnesty International sottolinea soprattutto l’ombra pesante che le criminali politiche migratorie condotte dalla Presidenza Trump rischiano di allungare anche sullo svolgimento dell’evento sportivo. Solo nel 2025 il governo federale ha espulso oltre 500.000 persone facendo ampio ricorso a intimidazioni e violenze di cui le famigerate milizie dell’ICE si sono in gran parte rese responsabili. Questa politica di vere e proprie deportazioni è stata caratterizzata da gravi violazioni dei diritti di migliaia di persone migranti e rifugiate e ha creato un pesante clima di tensione che persiste tuttora. In alcune delle città che ospiteranno gli incontri una parte della popolazione ha reagito alle deportazioni con forti proteste che hanno indotto l’Amministrazione Trump all’invio di cospicui contingenti di agenti della Guardia Nazionale. In questo clima    non sono da escludere episodi di repressione e di profilazione razziale che potrebbero colpire sia le tifoserie interne delle varie compagini sia quelle provenienti dall’estero. In alcuni casi sono addirittura già insorti problemi relativi al rilascio dei permessi di soggiorno; le tifoserie provenienti da Costa d’Avorio, Haiti, Senegal per tacere naturalmente dell’Iran non potranno entrare negli Usa se non sono in possesso di un permesso rilasciato entro il 2025. Anche per chi proviene dagli altri Stati sarà garantito, come ormai prassi generalizzata, l’ingresso e la permanenza negli Usa a condizione di sottoporsi a controlli asfissianti perfino dei contenuti degli account social, alla ricerca di eventuali contenuti giudicati “anti americani” che dati i tempi che corrono potrebbero consistere in critiche di qualsiasi genere all’attuale amministrazione Usa.

Disagi e discriminazioni potrebbero interessare gli stessi componenti di alcune compagini e i loro accompagnatori. 

Proprio negli Usa si svolgeranno infatti la grande maggioranza degli incontri previsti

Amnesty ha più volte inutilmente chiesto che l’organizzazione della massima manifestazione calcistica mondiale sia affidata a Paesi che garantiscano un sufficiente livello di rispetto dei diritti umani ma allo stato attuale delle cose non si capisce come questo possa essere garantito anche in futuro in alcuni dei Paesi in cui dovrebbero svolgersi i mondiali del 2030 o ancora meno quelli del 2034 già assegnati Arabia Saudita.

Non resta che esercitare di volta in volta il massimo della pressione internazionale per fare in modo che in questo campo si riesca a ottenere quanto meno una limitazione dei danni come avvenuto nel caso dei mondiali in Qatar. In quel caso infatti la pressione internazionale riuscì a strappare qualche limitata e precaria concessione per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori impiegati nell’edificazione delle infrastrutture che resero possibile lo svolgimento dell’evento.

Dal punto di vista ambientale, al di là dei soliti proclami di sostenibilità, quelli americani saranno i mondiali con i massimi livelli di emissioni di Co2 della storia dato il numero record di squadre partecipanti e le distanze da coprire fra una sede e l’altra.

Non a caso uno degli sponsor principali della manifestazione è l’Aramco, la compagnia petrolifera saudita.

Al di là dei proclami, come già avvenuto per i mondiali precedenti, le promesse di sostenibilità ambientali della Fifa rischiano di restare un mal riuscito tentativo di green washing.

Gli atleti ma in parte anche gli spettatori dovranno poi fare i conti con le prevedibili condizioni climatiche previste durante lo svolgimento dell’evento sportivo; oltre alle elevate temperature l’estate nordamericana è caratterizzata normalmente in molte zone da elevati tassi di umidità.

In particolare, gli atleti saranno sottoposti a uno stress climatico che rischia di superare le soglie che garantiscono la loro salute. Anche i provvedimenti presi dalla Fifa per mitigare questa pericola situazione di disagio non sembrano in grado di fornire soluzioni adeguate.

Come si vede il business del calcio professionistico ha preso una brutta piega per cui gli interessi economici e politici sono di gran lunga più importanti del rispetto dei diritti, dell’ambiente e della salute.

Solo una presa di coscienza delle masse di spettatori di simili eventi sportivi, al di là delle sacrosante denunce delle organizzazioni per la difesa dei diritti e dell’ambiente. potrà indurre gli organizzatori a un serio ripensamento.

.

.

Seguici

Cerca nel blog

Cerca

Chi siamo

Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

Ultimi post