Ho letto i manifesti di partiti europei a me vicini o comuque ai miei occhi “presentabili”. E ho scorperto una tendenza preoccupante: solo in un caso fa capolino il coinvolgimento della società civile.

Di tutto quello che ci ha lasciati David Sassoli, tengo sempre a mente il suo invito a non dimenticare la centralità, nel progetto europeo, delle organizzazioni non governative e dei singoli cittadini perchè se “nulla è duraturo senza le istituzioni” è certamente vero che nulla è possibile senza il popolo”.

Ma dove è il popolo europeo? Vedo tanti popoli legati ai proprio confini nazionali, agli interessi della propria nazione o, anzi, fazione politica. Diceva Sassoli, quando fu presidente del Parlamento Ue: “La speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo ogni forma di ingiustizia”. Insomma, questo “noi”, dove sta? Non trova spazio tra numerosi cittadini e cittadine che potranno votare il prossimo 8 e 9 giugno (e che forse non andranno neppure ai seggi) E, cosa alquanto preoccupante, questo “noi”, questa società civile, non vive nemmeno nei programmi dei i principali partiti politici europei.

Nessun impegno specifico per promuovere la partecipazione dei cittadini è esplicitato nel programma del Partito Popolare Europeo (PPE); ma il Partito dei Socialisti Europei (PSE) non fa meglio: il suo documento programmatico manca di proposte tangibili per coinvolgere maggiormente la cittadinanza nel processo decisionale europeo.

Delute anche il Partito della Sinistra Europea che se la cava con riferimenti minimi all’impegno della società civile (pur riconoscendo che promuovere una partecipazione attiva dei cittadini nelle politiche dell’UE non sia oggi una priorità dell’Unione). Il Partito Democratico Europeo invece non menziona proprio mai la necessità di curare il coinvolgimento delle organizzazioni non governative o dei cittadini attivi mettendo in connessione le agende politiche e le esigenze della società civile.

E poi ci sono i Verdi Europei. Loro invece includono nel loro manifesto ben 19 riferimenti diretti alla società civile e arrivano a proporre azioni concrete riconoscendo il ruolo delle organizzazioni non profit, la cui efficacia è spesso limitata da vincoli finanziari.

Me lo conferma Benedetta Scuderi, candidata dei Verdi Europei per la circoscrizione italiana del Nord-Ovest: “nel programma che abbiamo elaborato, noi dei Verdi Europei mettiamo al centro la necessità di dialogare con le organizzazioni rappresentative (a partire da quelle dei giovani) per garantire che la voce dei cittadini non sia inascoltata ma anzi venga integrata nelle valutazioni di impatto legislativo (a partire dal principio di accountability e anche su temi in parte divisivi come il progesso di transizione ecologica).”

(Disclaimer: la qualità dell’audio è molto povera, per cause tecniche che sono dipese nè dai conduttori nè dall’ospite in diretta)