Epoché

Epoché. Una parola, un concetto che nasce molto tempo fa e che forse oggi potrebbe aiutarci a conoscere la realtà che viviamo.

Questo termine è stato usato probabilmente in origine dallo stoico Zenone (489-431 a.C.) per indicare la necessità di sospendere l’assenso dinanzi a rappresentazioni non evidenti. Nello scetticismo ottenne la sua massima forza e sta ad indicare l’atteggiamento di sospensione del giudizio che deriva dall’impossibilità di conoscere, o affermare o negare la verità di qualsiasi cosa. Quindi epoché equivale a dire “Sospensione del giudizio”. Pirrone di Elide (365-275 a.C) è riconosciuto come fondatore della scuola scettica e il fulcro del suo insegnamento è che ogni dottrina, ogni sapere, è incerto e oscuro.

La conoscenza umana, secondo Pirrone, si basa sulle sensazioni e sul ragionamento, ma entrambe queste vie sono incapaci di raggiungere una verità assoluta. Le sensazioni, diceva Pirrone, sono mutevoli e soggettive, la loro verità è sempre relativa. Il ragionamento esige, perché le sue conclusioni siano vere, la verità delle sue prime premesse. Ma queste ultime non possono derivare da un altro ragionamento, perché si andrebbe, come diceva Aristotele, all’infinito. Bisogna sempre ricorrere all’esperienza, che è mutevole e incerta.

Pertanto, secondo Pirrone, l’uomo non può affermare nulla di sicuro. L’orientamento scettico fu ripreso ed approfondito dall’Accademia platonica nel III e II secolo, soprattutto con la figura di Arcesilao il quale accoglie la distinzione platonica fra conoscenza e opinione (doxa) e attribuisce alla seconda un valore negativo: il filosofo, in particolare, non deve mai sostenere opinioni.

Poiché non esiste una conoscenza veramente fondata, afferma Arcesilao, tutto si riduce a opinione, cosicché lo scetticismo è l’unico atteggiamento veramente filosofico. Tale atteggiamento si esprime nella cosiddetta epoché, ossia nella “sospensione” del giudizio riguardo qualsiasi tipo di rappresentazione: per Arcesilao, così come per Pirrone, il filosofo non afferma e non nega mai nulla. La filosofa, Luigina Mortari, nel suo libro “Aver cura di sé”, Raffaello Cortina -2019, fa riferimento al concetto di Epoché espresso da Husserl il quale contesta gli scettici. Per il filosofo Husserl (1859-1938)  l’epoché consiste nel “mettere fuori gioco”, “fuori circuito”, “tra parentesi” quei contenuti della mente e quei modi del conoscere che impediscono allo sguardo interno di acquisire evidenze della fenomenicità che indaga. Fare epoché per spossessarsi del troppo pieno che impedisce di aderire al fenomeno nella sua qualità essenziale è la condizione che si vorrebbe rendesse possibile il generarsi di uno sguardo autorale sulla vita della mente.

Faré epoché, per nulla facile, forse ci aiuterebbe ad avere uno sguardo più leggero verso realtà che non conosciamo e che facilmente giudichiamo. 

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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