Guerre narrate, guerre dimenticate

di Maurizio Simoncelli (*)

Dopo più di due mesi dall’inizio della guerra in Ucraina assistiamo ad un aumento generalizzato delle spese militari, che comunque già da oltre un ventennio erano in continua crescita. In contemporanea, anzi da alcuni mesi prima, dopo la conclusione dell’avventura afghana, si era parlato nuovamente di un esercito europeo, il cui percorso appare – per così dire – ad ostacoli, date le resistenze interne all’Unione e anche quelle esterne. Comunque, mentre si parla della grave crisi in atto, sembrano essere dimenticati gli altri conflitti in corso nel mondo, siano essi di maggiore o minore intensità.

L’Afghanistan come la Libia, la Siria come lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo e tanti altri paesi e territori sono afflitti da guerre e guerriglie, che ne minano l’economia, colpiscono in primis la popolazione civile, rendono instabili i governi. Se guardiamo all’Africa troviamo una serie di recenti colpi di stato (Mali, Ciad, Guinea, Sudan, Burkina Faso) che si succedono promettendo democrazia e spesso istaurando invece regimi autoritari.

Si calcola che siano una sessantina i conflitti armati in corso nel solo 2022, ma la maggioranza dei nostri mass media è concentrata su quello ucraino, evidenziandone l’orrore nei suoi diversi aspetti, dalle morti innocenti alle violenze sessuali, dalle masse di profughi alle distruzioni materiali e così via. Viene spontaneo interrogarsi su questa giusta attenzione a quel che avvienein Ucraina (innanzitutto per una contiguità geopolitica), ma anche sull’assenza o quasi d’informazione su un pianeta che almeno in parte è in fiamme già da anni. Parallelamente la sfida del cambiamento climatico sembra essere scomparsa dall’orizzonte delle priorità se non in parziale connessione con la questione delle forniture energetiche di provenienza russa.

Eppure, la questione delle risorse e dell’azione dei governi per venirne in possesso è fondamentale per gli equilibri geopolitici mondiali. La lotta tra le maggiori e anche le minori potenze per conquistare preziose risorse (siano esse minerarie, alimentari, energetiche, idriche o altro) si sviluppa sempre secondo antiche logiche che perpetuano gli squilibri mondiali, le rivalità e la diffusa insicurezza.

Conseguentemente, il fenomeno dei profughi, giunto ad oltre 80 milioni di persone, è l’indicatore di una situazione mondiale difficile connessa proprio ai contrasti per il controllo di territori e delle relative risorse: l’attuale vicenda del popolo ucraino in fuga dall’invasione è esemplare di questo quadro. Al di là delle speculazioni sulla salute mentale e fisica di Putin che hanno trovato luogo in diversi mass media, non va dimenticata la valenza geopolitica dell’area invasa e rivendicata dalla Russia, cioè il Donbass e lo spazio rivierasco attiguo, importanti sia per le risorse sia per la posizione territoriale. In quelle aree vi sono importanti giacimenti di gas, di carbone, di petrolio, di ferro e di terre rare, mentre Mariupol e Odessa sono importantistrategicamente per l’accesso al mare e ai traffici commerciali con l’Europa e l’Asia.

Ancora una volta, sia per questa guerra sia per quelle “dimenticate” rimane fondamentale per tentarne la comprensione valutarne la dimensione geopolitica, sempre alla base di alleanze o di conflitti tra fazioni o stati.

(*) articolo apparso su IRIAD Review. Studi sulla pace e sui conflitti 04/2022 a cura di Maurizio Simoncelli, vicepresidente e cofondatore dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo.

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