Mobilità, scuole e asili, servizi e infrastrutture, sanità: oggi sono di competenze nazionali. Ma di fronte ai cambiamenti democratici che stanno investendo il vecchio continente è sempre più chiaro che le sfide sociali del Vecchio Continente non si possono risolvere unicamente e pienamente a livello nazionale. Serve un maggior coordinamento tra i Paesi. Serve chiaro impegno dal parte dell’UE per un’Europa sociale capace di far fronte alle sfide della mobilità e ambientali, alla conciliabilità famiglia-lavoro, al precariato del lavoro tra i giovani e, insieme, alla valorizzazione degli anziani, all’invecchiamento della popolazione, alla gestione dei nuovi bisogni legati alla vita che si allunga, nonchè alla digitalizzazione, che riguarda tutte le generazioni.

Dei benefici sociali e economic che l’inclusione attiva delle persone anziane può produrre per l’Unione europea e per l’intera società se ne è parlato mecoledì 11 ottobre in un incontro al Parlamento europee presieduto dall’onorevole Daniela Rondinelli,deputata Parlamento europeo, Commissione per l’occupazione e gli affari sociali. Sono intervenuti Stefan Olsson, vice-direttore generale per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione; Miguel Ángel Cabra de Luna, consigliere del Comitato
economico e sociale europeo; Milan Brglez, deputato Parlamento Europeo, Commissione per l’Occupazione e gli Affari sociali e Co-Presidente del gruppo di interesse su cambiamento demografico e solidarietà tra generazioni e Maciej Kucharczyk, Segretario generale di AGE Platform Europe. Ha partecipato al dibattito e portato le proprie conclusioni Ivan Pedretti, Segretario generale SPI CGIL.