Italiano in Svizzera: come sta oltralpe?

La Svizzera di lingua italiana è una regione linguistica che comprende il Canton Ticino e i Grigionitaliano. Ma più della metà di tutti gli italofoni nativi residenti in Svizzera (52.8%) non si trova qui! 

Partiamo con qualche dato. Ad esempio, dal Canton Ticino: al 2018 erano 6’832 i ticinesi e le ticinesi in un altro cantone e quasi un terzo si trovava nella regione di Zurigo, più di un quarto nell’Espace Mittelland e poco meno di un quinto nella Regione del Lemano (DATI USTAT). Si tratta di persone in età lavorativa ma anche di giovani. Tanti quelli che frequentano corsi universitari fuori Cantone. L’ateneo di Friburgo domina la classifica per presenza di ticinesi: nel 2018/2019 se ne contavano contava di 901. Per fare un confronto, all’Università della Svizzera Italiana (USI) ne erano iscritti 795, a Zurigo 735 – seguiti poi da Losanna (678), Ginevra (267), Basilea (244), Berna (237), San Gallo (210), Lucerna (193) e Neuchâtel (184). Nello stesso periodo, tra i Politecnici, verso cui si sono orientati il 17,3% (938 ticinesi), ha “dominato” la scelta verso Zurigo, con 747 iscritti, mentre hanno deciso di andare a Losanna in 191 dal Ticino.Anche nell’anno accademico 2020/2021, in termini assoluti l’ateneo di Friburgo è rimasto in cima alla classifica, con 914 studenti ticinesi (pari al 15,4% degli immatricolati). Al secondo posto l’USI, frequentata da 867 giovani, poi Zurigo, con 814 studenti (13,8%), e Losanna con 737 (il 12,5%). Volgendo lo sguardo all’altro territorio costitutivo della Svizzera italiana, i Grigionitaliano, emerge che qui risiedono poco più della metà degli italofoni, mente 47,8% di loro risiede nelle regioni non italofone del Cantone Grigioni.

Rimanendo oltralpe, non possono essere non citati gli italofoni di origine italiana. Perché ben due terzi delle persone che dichiarano l’italiano come lingua principale nelle regioni francofona e germanofona hanno un passato migratorio. Insomma, arrivano dal Bel Paese. A inizio 2020, erano 5,5 milioni di italiani oltre confine. Di questi, quelli registrati in Svizzera superavano le 174 mila unità e con una crescita del +38,0% rispetto al 2006 (a titolo di confronto, per la Francia si è registrato un +33,4% mentre per Regno Unito e Spagna, rispettivamente, +147,9% e +242,1%) (dal Rapporto ita nel mondo 2020). Nel 2019 gli iscritti all’AIRE in Svizzera erano 623’000: in numeri assoluti la maggior parte degli italiani risiedono in cantoni non italofoni; a livello di cantoni, il Ticino, Zurigo e Vaud insieme ospitano più della metà della popolazione di origine italiana.

Non solo “vecchia generazione”. Su 10.609 nuovi iscritti da gennaio a dicembre 2019 nella Confederazione Elvetica, il 53,6% appartiene alla classe di età 18-34 anni; il 26,5% a quella 35-49 anni; il 17,8% sono minori e il 3% ha più di 65 anni. La Svizzera è, infatti e probabilmente, oggi il Paese che più di ogni altro raccoglie in sé e rende palese la vicenda della mobilità italiana tout court, di persone altamente qualificate, di entrambi i sessi, nuclei familiari giovani con competenze settoriali, con titoli di studio medio-alti, spinti dalla necessità di una occupazione qualsiasi e quindi generica. 

Ma come usano la lingua di Dante, gli italofoni in Svizzera?

Ce lo dice il Rapporto sulla posizione dell’italiano in Svizzera (2012-2020) commissionato dal Forum per l’italiano in Svizzera ad un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio linguistico della Svizzera italiana (OLSI) e del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI (SUPSI-DFA), con il partenariato dell’Alta scuola pedagogica dei Grigioni (PHGR).

Diderot, RSI RETE DUE – Come sta la lingua italiana in Svizzera? – in onda 29 novembre 2021

Sul posto di lavoro, a livello svizzero, parla italiano l’8.7% degli occupati. Nella regione germanofona lo parla il 5.8% degli occupati, mentre solo il 3.6% nella regione francofona. Inoltre, nella Svizzera tedesca il 10.5 % di coloro che appartengono alla seconda generazione e più parlano italiano al lavoro, contro il 34.9% di chi appartiene alla prima generazione. Le percentuali nella Svizzera francese sono rispettivamente 6.7% e quasi il 40%. Uno sguardo al tasso di lavoratori italofoni oltre il Gottardo mostra che a Basilea città, Glarona e Zurigo la percentuale sul totale di lavoratori occupati è del 7.5% (a Ginevra il 4.7%). Per quanto concerne i luoghi di lavoro, l’ambito accademico e le professioni di quadri superiori ma anche professioni qualificate manuali (apprendisti esclusi) segnano i tassi più bassi di utilizzo di italiano.

Infine, quando si considera l’utilizzo della lingua italiana nel tempo libero, i dati mostrano che in Svizzera legge in italiano l’11% circa della popolazione. Nella regione germanofona, la percentuale è del 6.7% e in quella francofona del 8.2%. Per quanto riguarda le lingue di lettura degli italofoni, nella Svizzera tedesca (70%) e in quella francese (95%) essi leggono in egual misura in italiano e in tedesco o francese rispettivamente.

Tre importanti considerazioni seguono dai dati raccolti chiedendo a chi risiede in Svizzera in quale/i lingua/e si ascolta la radio, si guarda film o si assiste a spettacoli sia in TV sia in internet. Circa 800’000 persone (1/10 della popolazione residente in Svizzera) afferma di fruire dei media elettronici. Di questi i due terzi risiedono fuori dal territorio italofono (DATI UST, ILRC). Nella regione germanofona, nel 2014 la fruizione dei media in italiano per chi parla italiano come lingua principale raggiungeva l’81% (sul totale della Lprincipale) e il 73% nella regione francofona.  

Purtroppo, secondo Marco Romano, co-presidente dell’Intergruppo parlamentare “Italianità”, il plurilinguismo elvetico è un valore sempre meno riconosciuto, anche se Ignazio Cassis, neopresidente della Confederazione, ha dichiarato “Farò di più sicuramente, perché avrò la possibilità di determinare l’agenda del Consiglio Federale. Penso che farò delle sedute extra muros, quindi fuori da Berna, farò una gita cosiddetta scolastica del Consiglio federale nel Canton Ticino. Cercherò di portare degli eventi internazionali anche nella mia regione linguistica proprio per creare questo legame forte tra la nostra terra e la Confederazione”.

Ad oggi, la valenza comunicativa dell’italiano, ovvero il suo utilizzo a livello orale, è molto limitata, benché la lingua sia a tutti gli effetti “ufficiale” a livello di comunicati stampa, di testi di legge e di testi delle offerte di lavoro.

In questo contesto, e a fronte di questa perdita dell’oralità dell’italiano, la disponibilità dei media italofoni è un elemento essenziale per il mantenimento e la diffusione anche extraterritoriale dell’italofonia e della cultura italiana.

Identificare gli interessi “culturali” degli italofoni e/o persone interessate all’italianità oltre Gottardo, come essi vivono in altre regioni linguistiche, quali preoccupazioni e ambizioni li animano…ecco tutto ciò potrebbe essere un primo passo per un servizio mediatico che voglia essere di natura inter-regionale, capace di includere e interessare tutti coloro che parlano italiano in Svizzera (quindi mantenendo accesa la dimensione orale della lingua nel Paese).

Di qui , quanto segue: Se è vero che la lingua è un medium tramite il quale noi conosciamo il mondo, che mondo conoscono gli italofoni? Che mondi si immaginano e rappresentano loro stessi? Parafrasando Cartesio, potremmo dire Parlo dunque sono: perché se è il linguaggio che ci mette in relazione con il mondo, la nostra identità coincide con la nostra capacità di esprimerci. Qual è l’identità del mondo italofono? Esiste?

Nelle prossime settimane, ne parleremo con diversi ospiti qua, su Sconfinamenti. Stay tuned, verrebbe da dire. Oppure, per usare l’italiano, restate sintonizzati!

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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