La libertà all’improvviso: la lunga marcia dei discriminati

Galeotto fu un libro… Potrebbe essere riassunto così, in quattro parole, il deus ex machina di La libertà all’improvviso (Edizioni Paginauno), scritto da Évelyne Pisier e Caroline Laurent, un romanzo storico che racconta la storia della vita di Évelyne e della madre e che è un percorso di emancipazione e liberazione, che prende il via proprio dalla lettura Il secondo sesso di Simone De Beauvoir: il libro porterà le due donne a lottare in prima linea contro le discriminazioni di genere ma anche di classe, di razza e sociali, ancora radicate nella Francia del secondo dopoguerra.

Nelle lontane colonie francesi in Indocina, negli anni ’40, Mona, una donna bella, giovane e intelligente, cresce la propria bambina, Lucie, soggiogata al marito, un ufficiale pétainista che crede nella superiorità della razza francese e nel ruolo subalterno del genere femminile rispetto a quello maschile. La condizione di agio a cui Mona è abituata termina all’improvviso sul finire della guerra mondiale, quando il Giappone, approfittando della capitolazione della Francia, occupa il nord dell’Indocina francese. Passando anche per un campo di prigionia giapponese, Mona, insieme alla figlia Lucie (questo il nome con cui viene chiamata Évelyne nel libro) e al marito, si ritrova a ricostruire una vita in Nuova Caledonia. È lì che la donna “incontra” il libro che le cambierà la vita, fino a trasformarla in paladina dell’emancipazione femminile, scontrandosi con le convenzioni sociali, opponendosi alle (al tempo) accettate gerachie di genere, a partire dal rifiuto del tradizionale concetto di famiglia che voleva la moglie sottomessa al marito: “le donne non erano dei sotto-uomini. Non erano bambine, o minorenni! Mona non voleva che le si dicesse cosa fare o cosa pensare.” 

Il passo, poi, dalle lotte per la libertà femminile alla difesa della libertà individuale è breve, seppur non facile: così Mona, donna emancipata e divorziata, affascinante e desiderosa di piacere (scegliendo a chi piacere), circondata da amanti, indipendente e promotrice dell’educazione sessuale e della contraccezione in anni quando ancora l’aborto era illegale, si erge anche contro le discriminazione sociali, di razza e contro tutto ciò che lede la libertà dell’individuo. “Ciascuno è libero. Naturalmente, ciascuno è libero. La libertà che le donne reclamano con forza è un diritto che anche altri reclamano”, si legge nel libro.

La stessa Pisier seguirà le orme della madre nel percorso di emancipazione, arrivando a essere una delle prime donne Professore aggregato di Diritto pubblico e docente di Storia delle Idee Politiche in Francia, ma anche schierata in prima linea contro il razzismo, nella difesa degli omosessuali e a favore di un amore libero, in nome del quale rinuncerà anche all’intensa storia d’amore con Fidel Castro, che la vorrebbe solo per sé.

La libertà all’improvviso, quella che Évelyne Pisier e la madre scoprirono, purtroppo rimane un sogno, oggi, per tante donne. Per coloro che sono state vittime di un femminicidio e per quante sono criticate nel momento in cui desiderano rivendicare la propria femminilità libera, potente e consapevole. La libertà rimane un miraggio per le donne in Russia, che proprio in questi giorni sono scese in piazze contro lo “stato dei maschi” che permette, lasciando impunite, segregazioni domestiche di mogli e figlie. E continua a essere negata la libertà alle donne in materia di aborto, come in Polonia dove l’aborto è stato recentemente dichiarato illegale, come ricorda l’Economist. Ma anche sui diritti civili e individuali, la strada verso la libertà rimane lunga da percorrere, a partite da quei 32 Paesi nel mondo dove sono state introdotte restrizioni alla libera espressione di pensiero della comunità Lgbt+ e quelle 41 nazioni dove sono vietate associazioni che tutelano i diritti dei gay, lesbiche, transessuali e bisessuali.

Allora chissà, forse La libertà all’improvviso diventerà un libro galeotto, ispirazione per donne e uomini a cui ancora oggi, oltre cinquant’anni dopo le battaglie di Mona e Lucie, è impedito di essere se stessi. E liberi.

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Questo blog nasce dall’incontro di tre persone emigrate volontariamente in età adulta dall’Italia in Svizzera e che in questo Paese hanno realizzato esperienze diverse in vari ambiti lavorativi e culturali. 

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