L’importanza della memoria non è solo garantita dal suo passato intrinseco, ma anche dal desiderio costante di mantenerla viva, quella memoria, di arricchirla attraverso la conoscenza e l’interesse attivo. Ripartire da qui, pubblicato dalla casa editrice piacentina Low, ci prende per mano e ci invita a intraprendere un viaggio che si snoda tra ricordi, speranze e un profondo desiderio di preservare quello che di bello l’Italia ha fatto.

La speranza, dunque, al centro di un libro collettivo, edito da Gabriele Dadati e Giovanni Battista Menzani. Ma non una speranza astratta, bensì incarnata nella concretezza delle storie raccontate. “Le esperienze di sacerdoti nelle scuole di campagna, di medici impegnati sul territorio, di madri che affrontano il lutto con coraggio: guardare nel concreto dei semi di speranza che sono stati gettati nel terreno del paese Italia e hanno germogliato, hanno dato origine a piante, hanno dato frutto, ci conferma la possibilità che può essere fatto di nuovo”, ricorda Gabriele Dadati.

La selezione delle storie non è casuale: dai sogni di comunità di Adriano Olivetti alla rinascita dei territori rurali come casa Cervi in Emilia Romagna, ogni luogo racconta una parte preziosa dell’Italia migliore, libera, democratica e antifascista. “Ci siamo messi al tavolino – spiega Giovanni Battista Menzani – e abbiamo provato a capire quali erano le eccellenze (… una parola che si usa spesso…) della cultura e della società italiana nel Novecento. Ad esempio mi sono venute in mente le esperienze di Adriano Olivetti e il suo sogno di comunità a Ivrea. Poi nel libro raccontiamo del villaggio La Martella a Matera e della sua architettura vernacolare, nel rispetto del genus loci. Altri luoghi ci sono cari. Come casa Cervi. Mio papà è stato addirittura capitano di brigata durante la Resistenza, quindi la vicenda dei setti fratelli antifascisti, fucilati dai repubblichini a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943, mi sta nel cuore.” Ci sono poi la Gorizia di Franco Basaglia, la Genova di don Gallo, la Barbiana di Don Milani, il dramma del piccolo Alfredo a Vermicino, e la Cinisi di Peppino Impastato, la cui memoria non è salva come testimonia il recente rifiuto di intitolare un liceo di Palermo al giornalista. In tutto, dieci reportage, dieci luoghi, quelli raccolti nel libro.

Letto dall’estero, Ripartire da qui è sicuramente un testo “ambasciatore” dell’Italia migliore, ma anche un invito alle italiane e agli italiani che hanno lasciato il Paese a diventare loro stessi ambasciatori di questi territori: “la manutenzione della memoria viene garantita proprio anche dal desiderio di memoria e spesso giunge da fuori, da chi arriva e porta – con il suo voler aggiungere, il suo voler conoscere – un contributo che costringe alla memoria”, sottolinea Dadati. 

Ecco allora che il libro pubblicato da Low dovrebbe essere letto (forse, addirittura, soprattutto) dalle connazionali e dai connazionali all’estero, affinchè scelgano di ritornare, di recarsi (seppur anche solo con il cuore), in luoghi come quelli raccolti da Dadati e Menzani, costringendosi così a un esercizio di memoria. Diventando non una parte esterna, semplici osservatori dal di fuori, ma piuttosto parti attive del meccanismo stesso della memoria tra generazioni future e all’estero, per mantenere vivo il ricordo della concretezza di quello che è avvenuto, dell’impegno per la libertà e la democrazia dell’Italia migliore.

(Foto credits: Lucia Tilde Ingrosso)