Intelligente, capace, curiosa, ben istruita, la moglie mette in pausa il suo futuro per seguire e sostenere l’uomo che ama. Destinazione: un paese culturalmente molto lontano da quello in cui lei e lui sono cresciuti. Un paese dilaniato da un conflitto tra due popoli. Uno luogo “altro” dove lui ha una collocazione, un compito preciso, un obiettivo da raggiungere, mentre lei vede la sua bellezza – soprattutto quella interiore – spegnersi, incapace di trovare uno spazio che le appartenga. Potrà la coppia resistere o si sbriciolerà come la sabbia che entra nella loro casa, in quel luogo lontano, continuamente e imperterrita?

Intelligente, capace, curiosa, ben istruita, la moglie mette in pausa il suo futuro per seguire e sostenere l’uomo che ama. Destinazione: un paese culturalmente molto lontano da quello in cui lei e lui sono cresciuti. Là, la moglie tocca dolore e redenzione, vede la bellezza e la distruzione, scopre la forza di relazioni umane che si creano nella disperazione e travalicano la comunicazione verbale. Grazie all’esempio di Mona, che ha dedicato la vita alla cura degli altri privandosi; nello sguardo pieno di rispetto ma segnato dal duro lavoro e dolore del giardiniere Hadj; nel sorriso e nei pastelli della piccola Naima, riuscirà la moglie a ritorvarsi, a liberarsi dalla propria solitudine e a fare passi nel mondo che le appare estraneo? 

Intelligente, capace, curiosa, ben istruita, la moglie mette in pausa il suo futuro per seguire e sostenere l’uomo che ama. Destinazione: un paese culturalmente molto lontano da quello in cui lei e lui sono cresciuti. Tra dune di sabbia, il mare e le sue onde, il mercato e le voci che lo animano, le diversità che la circondano, la moglie assiste alla violenza esercitata da un esercito a discapito di chi non ha molto di cui vivere, guarda soprusi che si perpetuano da anni, prova rabbia e vergogna per il suo status di “privilegiata”. Riuscirà a trovare in sé la forza di restare e continuare a guardare per denunciare? Potrà agire?

Potrebbero essere tre romanzi, con lo stesso inizio. E invece sono uno solo. Si tratta di La moglie di Anne-Sophie Subilia (pubblicato da Gabriele Capelli Editore e Premio Svizzero di Letteratura 2023). Se si volesse proporre un riassunto della trama del romanzo, si potrebbe citate scene di vita quotidiana a Gaza vissute da una donna inglese, Piper al seguito del marito svizzero delegato della Croce Rossa tra gennaio e agosto 1974: i suoi incontri con il giardiniere e i figli che curano il giardino della sua casa privilegiata, la sua battaglia contro la sabbia che entra ovunque, i viaggi nel weekend a visitare le bellezze del luogo, i momenti al mercato, gli incontri con la dottoressa Mona e le visite all’ospedale pediatrico cittadino. 

Ma descrivere in dettaglio le giornate, le settimane, i mesi che la donna vive a Gaza non farebbero giustizia al romanzo, perché non è lei, Piper, la protagonista. Non è attorno all’identità di Piper che ruota il romanzo ma a quello de la moglie, paradigma di tante donne in tutto il mondo. “La moglie del delegato – scrive Subilia – non ha nessuna missione specifica. Accompagna. Non ha la responsabilità delle operazioni, né l’adrenalina o le fatiche. (..) Orgogliosa può esserlo solo tramite l’altro che le racconta com’erano le prigioni e gli incontri complicati“. Un orgoglio che però, pagina dopo pagina, va presto sfumando.  

Protagonista della vicenda è il conflitto interiore della donna, che può essere risolto solo la presa di coscienza della necessità di vivere un ruolo proprio, non semplicemente di “contorno” a quello del marito, un ruolo che si va plasmando con l’abbandono del senso di privilegio dettato dalla provenienza geografica e attraverso la determinazione nel tessere relazioni sociali non obbligate. La violenza del conflitto israelo-palestinese rimane sullo sfondo, costantemente, in tutte le vicende raccontate e vissute – con un crescente senso di frustrazione – dalla donna, senza, però, che si abbia mai la percezione di leggere un romanzo esplicitamente politico.

Tutta la narrazione si gioca così su equilibri delicati, evocati attraverso uno stile narrativo nitido e vivo: quello intimo tra moglie e marito, quello politico tra due popoli che Piper “vede” giornalmente, e quello culturale che giustappone la moglie alla gente del posto, ad esempio alle donne madri di numerosi figli e abituate alla fatica di accudire una famiglia. 

Nelle pagine del libro ognuna di noi può trovare un po’ del proprio vissuto, dai momenti in cui sono stati necessari compromessi, a situazioni nelle quali si è provato spaesamento o rabbia, sorpresa o piacere, fino a trovare un proprio ruolo “che conta”. Per questo il romanzo La moglie può essere letto come il percorso emancipatorio della condizione femminile, da quella che è percepita come una banale quotidianità all’appropriazione di uno spazio proprio di senso e di azione.